Détrône, defrag, detox

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collage su carta

di Giuliana Guazzaroni

La mostra/evento détrône, defrag, detox – inserita nel circuito Plus del Set Up Art Fair bolognese è visitabile dal 22 al 25 gennaio 2015 – propone l’opera pittorica dell’artista marchigiano Tomas attraverso tre percorsi, personalizzabili da parte del pubblico, al fine di arrivare a cogliere gli elementi essenziali e di frontiera inerenti la ricerca dell’artista. Continua a leggere

Il Signor G, del Signor N

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Intervista a Paolo Nanni

Il Signor G è naturalmente Giorgio Gaber, autore geniale, arguto osservatore del contemporaneo, mirabilmente psicologico e politico. A dieci anni dalla morte rimane vivo, vivissimo, costantemente citato, ripreso, omaggiato da attori, registi, musicisti di mezza Italia. E in questa mezza Italia ora ci sono anche le Marche, c’è anche Macerata, da dove è partito il progetto teatrale del Signor N, che ha costruito uno spettacolo che attinge da trent’anni di produzione Gaber-Luporini, legando insieme estratti del Teatro Canzone in una messa in scena originale intitolata con impertinenza: “Punto G”. Continua a leggere

Periferico è partecipazione. I Cavalieri di Tomas

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Tomas

di Giuliana Guazzaroni

Da tempo Jean Lave e Etienne Wenger (2006) propongono un modello di apprendimento basato sulla partecipazione periferica legittimata. Partecipare significa creare insieme. Partendo da aree ritenute periferiche per avvicinarsi a percorsi modellati e modellabili in funzione dell’attività svolta, del contesto in cui si avviano e delle conoscenze condivise. Continua a leggere

FILOSOFI DEL MACERATESE – A song of Text and World Aristotele, Hjelmslev, Petöfi: un’eterna catena brillante

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di Valerio Marconi

NOTA INFORMATIVA: Il presente testo è un tributo offerto in memoria di János Sándor Petöfi, scomparso lo scorso anno. Esso è complesso e tecnico per due motivi: il primo è che semiotica e testologia sono saperi alquanto specializzati e non hanno nulla da invidiare a discipline del calibro della fisica quantistica; il secondo è uno degli scopi di questo testo, ossia spingere allo studio dei testi di questo grande scienziato e ad approfondire la linguistica e la semiotica, i campi in cui questi ha operato. Non mancano chiavi di lettura interne all’articolo stesso, ma è innegabile che sarebbe proficua la lettura dei testi citati. Una rassicurazione: nelle prossime uscite di questa rubrica tornerò al mio solito livello di complessità e tecnicismo, cercando magari una maggiore fruibilità e godibilità.
Se vi state chiedendo cosa c’entrano linguistica e semiotica con la filosofia ecco la secca risposta del linguista danese Hjelmslev: “Non c’è filosofia senza linguistica”.

János Sándor Petöfi è stato in servizio presso l’ateneo maceratese dal 1989 al 2011 ed è con lui che la presente rubrica si volge alla contemporaneità. Quel che si vuole offrire in memoria dello scienziato ungherese è un percorso suggestivo sul rapporto tra testo e mondo, che metterà in risalto il grande peso filosofico e semiologico della sua testologia semiotica. La tesi di fondo è che i testi nascono nel mondo e in un certo senso sono mondi a sé (mondi immaginari) che contengono il mondo stesso in senso sineddotico. Partendo dagli elementi costitutivi della composizione del testo secondo Petöfi vedremo tanto dove essi si trovino ad esser collocati nella teoria del linguaggio di Hjelmslev quanto come stiano in relazione col mondo rifacendoci alla più antica opera di testologia (sebbene pre-scientifica) giunta sino a noi, la Poetica di Aristotele.

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Sotto vuoto sotto spirito. La vecchia moda della donna oggetto

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di Arianna Guzzini
Lo scorso fine settimana fra coloro che passeggiavano sotto le floreali luminarie natalizie del centro storico di Macerata, molti saranno incappati in un insolito “spettacolo”. Davanti la vetrina di un noto negozio d’abbigliamento in via Largo Giovanni Amendola, per qualche ora ha stazionato una fitta folla. Fra i molti “Ma cà d’è?”, “Ma che sta’ a fa quesse?” mi ero avvicinata incuriosita. In un primo momento non avevo capito cosa stesse accadendo dietro quel vetro: una commessa ha allestito un manichino; cerca di pitturagli la faccia. E quindi? Continua a leggere

Le nostre domeniche: il nuovo disco dei Lettera 22

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di Elisa des Dorides

Si chiama Le nostre domeniche ed è il secondo disco del gruppo marchigiano Lettera 22. Dopo quasi tre anni tornano sulle scene musicali con un lavoro prodotto da Paolo Benvegnù che è uscito il 4 Novembre per Libellula/Audioglobe. Il gruppo nasce a Recanati nel 2010 e nel 2011 realizzano il loro primo disco Contorno occhi che li porterà in tour effettuando ben sessanta date italiane. In quel periodo i Lettera 22 aprono i concerti di Max Gazzè, Paolo Benvegnù, Andrea Appino e Antonio Di Martino. Nel 2012, invece, sono tra i vincitori del Festival maceratese Musicultura. Lo stesso anno conquistano il premio “I postumi di Fred” dedicato al cantautore Fred Buscaglione. Continua a leggere

Come appunti di viaggio – Annotazioni a margine della lettura di “Femminile plurale”

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Jesi

di Tullio Bugari

Ho letto il libro (“Femminile plurale – Le donne scrivono le Marche”, a cura di Cristina Babino, Vydia editore, 2014, n.d.r.) con grande piacere, vivendo una duplice emozione. Da un lato la riscoperta della mia regione attraverso gli occhi e le parole delle autrici, a loro volta interpreti ancora di altri sguardi, tanti. Ho provato lo stesso tipo di emozioni di alcuni viaggi nei quali avevo con me un autore importante. Ad esempio, camminando per Istanbul con l’omonimo libro di Pamuk, oppure in Marocco, con l’omonimo ‘romanzo’ di Ben Jelloun. Se un amico di fuori mi chiedesse un consiglio per visitare le Marche, gli direi di farlo con questo libro.
Parlavo di una duplice emozione. L’altra è il timore, pensando già a quando avrei dovuto introdurre il libro e alcune delle sue autrici. La sensazione, l’inquietudine quasi, di non avere lo sguardo adeguato, quello dell’artista o dello scrittore. O del pittore, perché c’e anche molta pittura in questo libro. Continua a leggere

Sotto la vena nascosta: DeFigura

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di Giorgio Cipolletta

Dal 2 all’11 Ottobre nella città di Macerata si è svolta la seconda edizione di DeFigura a cura di Teatro Rebis, per la direzione di Andrea Fazzini e all’interno di un progetto pilota Youbiquity (Moltitudini Connesse), il numero zero di un “nonfestival” capace di “vagare” all’interno di altri festival presenti nel territorio marchigiano.
DeFigura è la chiusa “romantica”, “teatrale” “performativa” che raccoglie i semi di questo percorso che scende nel profondo fino sotto la vena nascosta, sottotitolo della manifestazione riferito all’ultimo lavoro della filosofa Rubina Giorgi. Questa vena diventa aurea, sepolta, palpitante, respirando fin dentro i nascondigli del cervello-mente, dove persino il vuoto necessita del palco per il visibile, per la scena tra esistenza e inesistenza, dove geografie dell’assenza si riempiono di essenza. Questo immaginario rivela un territorio complesso nell’ambito del quale l’evento DeFigura ha avuto il coraggio di provare a celebrare l’invisibile, il taciuto, il nascosto, l’innominabile, attraverso i linguaggi dell’arte.

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FILOSOFI DEL MACERATESE – Logica contra Tao. Ricci tra segno e simbolo.

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tai ji

di Valerio Marconi

Siamo soliti sentir parlare di diversi tipi di intelligenza, come la motoria, quella logico-matematica, quella emotiva, ecc. Ma anche il pensiero non è di un solo tipo, sulla base del modo in cui esso è articolato ed espresso si potrebbero almeno isolare due tipi di pensiero: il segnico e il simbolico. Il pensiero segnico è quello che sostanzialmente usa le lingue storico-naturali, un caso lampante di esso è la filosofia che si è sviluppata in lingue come il greco, il latino e l’arabo per poi passare alle lingue ad esse imparentate. Tanto il pensiero ebraico, specialmente la Cabala, quanto il pensiero orientale sembrano invece insistere su un altro dominio semiotico, quello del simbolo.

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Interazioni aumentate: da Leguminaria a Mon Appétit, due esperienze glocal

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Espace Beaurepaire

di Giuliana Guazzaroni

Per una qualche imperscrutabile ragione, mi sono trovata a ottobre a costruire due esperienze d’interazione con la realtà aumentata* apparentemente distanti tra loro. Ma, invece, intrinsecamente legate e connesse all’attenzione sempre più scrupolosa che si dedica oggi all’alimentazione.

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“Il vero consiste nel dubbio” ovvero delle favole alla finestra del conterraneo Giacomino o croniche di una première

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di Marco Di Pasquale

Appena arrivo, come sempre in ritardo ed affanno, dopo aver discusso prima col bigliettaio poi con l’addetto ai blocchi d’entrata, entro nella sala destinata alla presentazione. Sono sorpreso di vedere così poche persone, o almeno non quante mi aspettassi, per l’introduzione al film curata da uno storico del cinema, una scrittrice ed un esperto nel campo leopardiano. Continua a leggere

‘Così vicini’ a Cristina Donà

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di Elisa des Dorides

Il Teatro Leopardi di San Ginesio si prepara ad ospitare Cristina Donà pronta a presentare il suo nuovo disco Così Vicini pubblicato il 23 Settembre di quest’anno. Una storia, quella della cantautrice, che inizia parecchi anni fa quando, nel 1997, pubblica il primo lavoro Tregua. Davide Sapienza, giornalista musicale e scrittore, si interessa a lei e la fa conoscere a Manuel Agnelli con il quale avvierà una collaborazione che la porterà a farsi conoscere nell’underground musicale italiano.
Negli ultimi anni la Donà ha partecipato al Traffic Festival di Torino e ospita sul palco Francesco De Gregori; mentre quest’anno ha composto diversi brani per Sanremo tra cui Lentamente (Il primo che passa) presentato da Arisa e scritto assieme a Saverio Lanza e la stessa Arisa.  Di collaborazioni la Donà ne ha accumulate un bel po’ e dopo ben quattro anni di riflessione, di ricerca la cantautrice torna sulla scena con un lavoro carico di spunti rinnovati ed esperienze assorbite durante questo periodo. In questo tour, che la vedrà in giro per l’Italia e che farà conoscere al pubblico le sonorità di Così vicini, ci sarà anche Saverio Lanza: il musicista ed il produttore  accompagnerà la Donà in dei veri e propri ‘racconti musicati’. Continua a leggere

FILOSOFI DEL MACERATESE – Dialogo vero e dialogo finto tra Bruno e Gentili

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filosofiadi Valerio Marconi

Nell’introduzione al suo dialogo teatrale “Per aver troppo amato il mondo”, Filippo Mignini sottolinea che l’unico documento che attesti l’incontro e l’amicizia di Giordano Bruno con il giurista Alberico Gentili è il testo delle dichiarazioni di Bruno stesso all’Inquisizione veneta. Ecco il breve passo, riportato da Mignini, in cui Gentili è menzionato:

et in questi uno dottore che si chiamava Alberigo Gentile
marchegiano, il qual havevo conosciuto in Inghilterra,
professor di legge, che me favorì et me introdusse
a legger una lettione dell’Organo di Aristotele;
la qual lessi con altre lettioni de filosofia dui anni
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“A noi piacciono i plurali” – Lunga un anno poetry set per il Festival dell’Ospitalità alla Biblioteca della Poesia di Ficana

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di Marco Di Pasquale

La maggior parte delle volte le sensazioni veramente forti ci arrivano dai sapori decisi, dagli odori pungenti, dalle alchimie più ricche di elementi. E spesso è proprio dagli innesti insoliti che nascono i frutti più succosi, come il purtroppo sparuto ma attentissimo pubblico ha potuto apprezzare venerdì scorso, all’interno del Festival dell’Ospitalità, alla Biblioteca della Poesia di Borgo Ficana, Macerata, assistendo alla felice fusione che trapianta il germoglio della poesia sul terreno fertile delle immagini e dei suoni, facendo sbocciare gustose ibridazioni. Continua a leggere

Intrecci d’arte sulle note delle Ban Ensamble

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di Serena Granatelli.
I preparativi per la prima serata civitanovese del Festival dell’Ospitalità, curato dall’ADAM AccademiaDelleArtiMacerata, sono iniziati all’insegna dell’instabilità metereologica che ha caratterizzato l’estate appena trascorsa ed ha reso necessario un cambio di location: la suggestiva cornice del Chiostro di Sant’Agostino nella città alta ha ceduto il posto agli altrettanto affascinanti ambienti dell’adiacente Auditorium. La chiesa sconsacrata già ospite dell’imponente mostra Arte e Cibo si è rivelata lo spazio perfetto per accogliere un evento che già di per sé è una commistione di generi, stili e personalità. Definirlo concerto di musica classica è per me riduttivo ed impoverirebbe la portata di un’esibizione ricca, appassionata ed estremamente coinvolgente. Continua a leggere

Civitanova Marche “dispiega le vele”: Dante Alighieri anima l’area portuale

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vele

di Ilaria Piampiani

Le notti d’agosto iniziano con tramonti fugaci e più malinconici, mettono un punto alle lunghe e ridenti giornate di prima estate, ma regalano cieli stellati e cangianti, densi di desideri e scie lontane anni luce. In una notte simile, nella cornice della ventosa area portuale di Civitanova Marche domenica 17 ha avuto luogo la suggestiva lettura di canti scelti dall’eterno capolavoro di Dante Alighieri, occasione per i cittadini di avvicinarsi alle sublimi terzine dell’esule fiorentino, organizzata dall’Associazione Dantesca Civitanovese. Continua a leggere

Pillole di (in)felicità

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ego

di Caterina Morgantini
C’era una volta il diario, ma abbiamo dovuto ammazzarlo.C’erano lettere, di inchiostro e carta, biglietti, cartoline. C’erano rullini da sviluppare, persone da incontrare. C’erano chiacchierate faccia a faccia, lunghe conversazioni a più voci.
C’era, per dirlo con una sola parola, il tempo: di fare, vedere, scoprire, ragionare per poi dire. Aspettando una risposta, un parere, un’opinione.
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ARTE E CIBO: la durata delle “cose vive”

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Munari

di Serena Granatelli

Nel sentire comune non c’è niente di più lontano ed apparentemente inconciliabile dell’arte con il cibo, appartengono semplicemente a mondi antitetici, rimandano ad opposte visioni del mondo, dell’uomo, a diversi stili di vita. L’arte, eterea, impalpabile, mentale, nutre lo spirito; il cibo, solido, fisico, triviale, nutre il corpo. Chi si abbandona tra le vie che l’arte delinea e apre percepisce poi un senso di vuoto, un impatto iniziale di spaesamento, di trovarsi in bilico, una sospensione dal tempo e dalle certezze che non fa che accrescere la fame, la bramosia, il desiderio. Continua a leggere

FILOSOFI DEL MACERATESE – Platone e Spinoza: monismo polare vs monismo sostanziale

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di Valerio Marconi

Spieghiamo brevemente come mai questi due titani della filosofia, che non hanno mai messo piede nelle nostre terre, siano entrati in questa silloge sui filosofi che il maceratese ha avuto in sorte o ha fatto suoi. La storia è semplice: il merito è di Filippo Mignini e Maurizio Migliori, professori presso l’Università degli Studi di Macerata. Gli studenti dell’ateneo maceratese hanno la possibilità di incontrare gli autori delle più grandi metafisiche e filosofie dell’Occidente sotto la guida di due esperti di altissimo livello; in questo senso il nostro territorio ha saputo appropriarsi di questi due patrimoni da cui “dipendono in gran parte le sorti future dell’umanità” (così Mignini in riferimento a Spinoza e al suo ruolo nel dialogo con l’Oriente, mentre, stando a Migliori, Platone è il padre “spirituale” dell’Occidente). Continua a leggere

I musei e la mappatura delle emozioni

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La traviata degli specchi di Josef Svoboda arricchita da elementi in realtà aumentata

di Giuliana Guazzaroni

Mentre preparavo un ultimo workshop prima della pausa estiva, ho riguardato i materiali e le esperienze alle quali ho lavorato in questi ultimi anni. Il mio approccio alla realtà aumentata e alle sue molte applicazioni si è formato in un ambiente di ricerca e sperimentazione attiva nei luoghi della cultura dell’Italia centrale. Continua a leggere

Medea : non fu la cieca passione a far cadere la scure.

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di Arianna Guzzini

gli amanti magritte

Lo scorso 22 luglio, per la rassegna TAU, è andata in scena Medea di Pamela Villoresi, per la regia di Marco Olivieri, nel magnifico scenario dell’antico anfiteatro romano di Urbisaglia. Questo articolo non vuole essere però una recensione, se pur la riflessione che si riporta si snoda a partire dalle impressioni suscitate da questo spettacolo teatrale. Si cercherà soprattutto di comprendere le motivazioni del percorso euripideo Continua a leggere

Notte dell’opera: tranquilli, è una cosa pop

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di Eleonora Tamburrini

Comincio col dire che peggio dell’anno scorso non poteva andare. Già prima che iniziasse, e a suo modo, la Notte dell’Opera 2014 sembrava essere tornata lievemente in asse rispetto al programma della stagione, ovvero non più centrale e roboante al punto da oscurare persino la prima nelle aspettative e nella comunicazione. Complice forse il debutto in arena a firma del D.A. Micheli, vuoi per la palpabile tensione tra i commercianti sull’annosa questione della pedonalizzazione del centro, fatto sta che la nostra sembrava essere ritornata a una più giusta, più umana collocazione, ovvero quella di accessorio rispetto al Macerata Opera Festival. Continua a leggere

A volte funzionano: l’Aida tecno di Micheli tra innovazione e fedeltà

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di Matteo De Simone*

Aida è un luogo privilegiato per studiare la poetica teatrale di Giuseppe Verdi. Ovviamente non perché in essa si “compia” il mutamento, piuttosto perché essa ne è l’apice, la piena maturazione, dove i tratti caratteristici sono più vividi, riconoscibili e padroneggiati dall’autore. Aida è un’opera drammaturgicamente ineccepibile. Tutto funziona, teatralmente parlando, alla perfezione. Il bilanciamento degli elementi, l’uso dei contrasti, il rilievo dei personaggi, lo sviluppo del soggetto, ogni cosa aderisce all’esigenza drammatica e la soddisfa pienamente, con efficace compattezza. Continua a leggere

IL FILOSOFO (non) RISPONDE – È giusto porre limiti al desiderio?

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di Andrea Ferroni

In questa rubrica mi rivelo come consulente filosofico, come colui, cioè, che ricerca insieme a un’altra persona se è possibile reperire un senso nella nostra esistenza quotidiana (che passa anche attraverso le domande che ci facciamo e i problemi che viviamo). Vorrei tentare, quindi, di considerare le domande che si generano dalla lettura dei testi o da incontri e dialoghi fortuiti affinché siano uno spunto per una discussione, come delle questioni aperte che interrogano non solo chi le ha poste ma anche me direttamente e chiunque le legga. E nel proporre una risposta non intendo certo dare sentenze definitive ma offrire soltanto il mio contributo ad una riflessione comune. Continua a leggere

La Tuta blu al pianoforte: Dante Francani vince la XXV edizione di Musicultura

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di Elisa des Dorides

I festival di musica li hanno falciati via parecchi qua e là a volte tirando in ballo  la burocrazia per complicare le cose e renderle impossibili da realizzare oppure, senza troppe scuse, ci hanno dato un taglio annunciando ‘fine dei soldi, signori, tutti a casa’. Alcuni ancora resistono per gentile concessione dei Comuni più ricchi, altri perché hanno da qualche parte la magica parolina ‘jazz’ che apre tutte le porte o per fama nazionale che non può essere smentita dall’oggi al domani.
Mettetela come vi pare: si dà il caso che il festival maceratese Musicultura è vivo e vegeto e quest’anno è giunto alla sua XXV edizione. Continua a leggere

FILOSOFI DEL MACERATESE – Il caso Leopardi: il filosofo e il suo sistema

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di Valerio Marconi

La nostra rubrica sui “filosofi del maceratese” inizia col più grande fra di loro, Leopardi. Sia parlare dei filosofi del maceratese che di Leopardi come grande filosofo possono sembrare operazioni ardite. Per questo sarà meglio chiarire che all’interno di questa rubrica si rifletterà su filosofi che sono nati o hanno operato a lungo nel maceratese, ma nel caso di Spinoza e Platone si tratterà più di come il maceratese in quanto territorio li ha saputi far propri. Continua a leggere

Tutto questo ben di Dio

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3_la_marca_anconitana_e_fermana_1699-1703_silvestro_amanzio_moroncellidi Alessandro Seri

Si riparte quindi, sperando che la mancanza non sia stata troppo lunga, che l’assenza non abbia pesato e che nessuno abbia pensato a L’Adamo come uno dei tanti giornali, cartacei o digitali, che dopo aver vissuto di entusiasmi e sacrifici finisce nel dimenticatoio o più direttamente fa la fine della pecora nell’inghiottitoio della piana di Castelluccio, cioè scompare. Abbiamo avuto bisogno di un mese per ripensarci, per specchiarci, per discutere e confrontarci sulla realtà del nostro essere piccoli, discreti e originali. Ammettiamolo tranquillamente, dopo un anno e mezzo di articoli giornalieri sulle attività culturali di una terra che offre tanta cultura quanta può offrirne una capitale, eravamo stanchi, affannati e forse un po’ disillusi.

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Jack Hirschman a Civitanova: la testimonianza instancabile della rivoluzione

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di Marco Di Pasquale

Buttando lo sguardo nella prima fila della platea, la cosa che individui prima di lui è quella chioma bianca ed indomita, e guardando più in basso scopri i lineamenti fieri che l’accompagnano e continuano a testimoniare per il mondo il messaggio della ribellione. Nelle due occasioni che ho avuto di vederlo ed ascoltarlo dal vivo, al Licenze poetiche Festival nel 2007 e recentemente ad Ascoli Piceno, invitato dal poeta Davide Nota, Jack Hirschman, già a prima vista, sembra confermare quella portentosa coincidenza che si dice esista a volte tra corpo e spirito dei poeti. Lui, tra i maggiori personaggi del panorama letterario statunitense, una figura che ha affascinato ed ha convinto, che è stata contestata ed ostracizzata, ma che in definitiva ha segnato un’epoca della riflessione politica e sociale, oltreché poetica, dell’intero Occidente. Continua a leggere

L’arte senza etica è pura estetica – Warning&Food

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di Camilla Domenella

Non stiamo parlando di culinaria, ma di cultura. E, se vogliamo, anche di coltura. Essere colti significa avere gli strumenti per cogliere la realtà che abbiamo intorno, per trattenerla e giudicarla apertamente, per essere consapevoli.
Essere consapevoli significa gustare la realtà. Il gusto deriva dal piacere; il piacere deriva dall’arte. Continua a leggere

Il naufragio, psicosi collettiva: dobbiamo resistere

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Edvard Munch - la storm (1893)

di Lucia Cattani
“Bello, quando sul mare si scontrano i venti
E la cupa vastità delle acque si turba,
guardare da terra il naufragio lontano:
non ti rallegra lo spettacolo dell’altrui rovina
ma la distanza da una simile sorte”

Lucrezio, nel secondo libro del De Rerum Natura, ci pone di fronte ad un particolare aspetto del naufragio, mettendo in relazione uomo e natura: presenta l’immagine di colui che, poggiando sicuro sulla terraferma, assiste ad un naufragio privo di qualsiasi coinvolgimento emotivo ma addirittura godendo della scena di cui è testimone. Questo godimento deriva dalla sicurezza della posizione dell’osservatore di fronte al pericolo e alla rovina altrui, assumendo la forma di allegoria del saggio epicureo. La filosofia di Epicuro insegna infatti a vivere senza paure e superstizioni in un universo indifferente alla sorte degli uomini: il Saggio è quindi capace di ammirare impassibile lo sconvolgimento degli atomi, di non essere travolto dalle passioni che pervadono l’intero mondo, simile agli imperturbabili dei degli intermundia. La tempesta marina, selvaggia ed indomabile, può essere letta come immagine dell’intera natura, espressione di lotta incessante tra gli elementi, dove dai rottami di antichi naufragi si genera il nuovo: è un universo ostile, caotico e terribile, che in alcun modo si cura dell’uomo suo abitante.

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Un corpo senza organi e le partiture vocali. Peccato che fosse una puttana

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di Arianna Guzzini

È questa una recensione un po’ tardiva, che va indietro al 14 maggio, ma che vuole comunque recare una testimonianza di un evento rilevante non solo dal punto di vista concettuale e di messa in scena, ma anche perché esso dimostra come, in una città seppur piccola come Macerata, esistano e persistano realtà culturali operative Continua a leggere

L’equivoco tra arte e passione

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di Alessandro Seri

Nella poca adiacenza alla realtà che li circonda è il limite di certi artisti, di certi poeti e musicisti. Molta è la presunzione di chi si fa scudo di una propria ipotetica arte avulsa dal contesto sociale in cui vive e da quello storico. I sedicenti artisti o poeti o musicisti o altro che non sono influenzati dal contemporaneo (inteso come vicende) mi inquietano perché incapaci di vivere il tempo, di coglierne le sfumature, di farlo a brandelli, rielaborarlo e offrilo sotto forma d’arte. Forse è questo il motivo per cui si fa sempre più fatica a confrontarsi con la parola talento. A parziale giustificazione di ciò devo porre la pochezza dell’oggi, soprattutto rispetto agli ultimi vent’anni di vita all’italiana. Vent’anni che hanno distillato una forma di cultura altra rispetto a quella classica di cui ci si dovrebbe onorare di avere le basi.

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Il canto del vento e della terra nelle voci: l’incanto della Rassegna dei Sibillini

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di Lucia Cattani

Un pomeriggio afoso, che anticipa l’estate, ha visto lo scorso 24 maggio esibirsi allo Sferisterio di Macerata la manifestazione più importante che tutti gli anni il Coro Sibilla organizza: la Rassegna dei Sibillini, che vede il coro delle nostre colline affiancato ogni volta ad alcune tra le espressioni più prestigiose della coralità nazionale. Ormai si tratta di una tradizione che procede, ininterrotta, dal 1986, una vera e propria rassegna di canto popolare di montagna che continua a far sorridere di nostalgia e a far rivivere il tempo della guerra, della lontananza, dell’amore perduto. Continua a leggere

L’Io dell’attore: un eterno Atlante che porta il mondo sulle spalle

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di Rubina Giorgi

I molteplici campi d’intervento e i distinti momenti dell’intensa attività espressiva di Marta Ricci, la solitaria artista, o per precisare l’attrice e regista che opera in autonomia con sede d’irradiazione a Recanati dove la immagino respirare, anzi bere, quell’aria suscitante del “borgo selvaggio” impregnato di sospesi echeggiamenti e fluttuanti ritorni poetici, mi si raccolgono – e sta accadendo del tutto senza intenzione – in un suo breve esercizio vocale intitolato “IO”. Continua a leggere

La resa dell’usignolo di Giancarlo Liuti: dove si annida la bellezza

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di Mauro Gentili

Cominciamo, con questa prima uscita, un percorso ed una discussione su libri che definiamo “locali” (perché di autori del posto, e/o editi da case maceratesi o che, anche, parlino di luoghi e storia del maceratese), uscendo un poco dalla convinzione, tutta provinciale, che quello che si produce in loco abbia necessariamente meno valore di quello che proviene dai grandi centri. Senza poi cadere nell’estremo opposto, ovvero la periodica tentazione di rinchiudersi tra queste mura protettrici.
Iniziamo allora con il libro di Giancarlo Liuti, La resa dell’usignolo, edito da Liberilibri di Macerata: l’autore è molto noto come commentatore, critico e per aver svolto importanti incarichi da giornalista in quotidiani come Il Resto del Carlino, La nazione, Il Giorno.
“La resa dell’usignolo”, titolo quant’altri mai evocativo di paesaggi solitari e meditativi è, per mio conto, una sorta di noir metafisico. Continua a leggere

Valentina Capecci: la sceneggiatrice “pendolare” maceratese

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di Giulia Boschi

Vorrei presentare l’artista di oggi con il titolo di uno dei suoi cinque libri: “Gente Normale”, perché è ciò che si pensa quando si ascolta parlare Valentina Capecci, scrittrice e sceneggiatrice maceratese, che ha dato vita e voce ai personaggi di fiction televisive come “I Cesaroni”, “Il commissario Manara”, “Caterina e le sue figlie”. Continua a leggere

Liberare l’architettura dalle ideologie

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di Michele Schiavoni

“E’ per questo che noi crediamo ad un mondo nuovo. E’ la profezia dell’Architettura.”
Questa frase dà il titolo alla conferenza, “Profezia dell’Architettura”, che Edoardo Persico tiene a Torino, il 21 Gennaio del 1935, appena un anno prima di morire per motivi tuttora poco chiari. Continua a leggere

Fare dalla non violenza la via alla democrazia – La tesi del prof. Roberto Mancini

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di Camilla Domenella

Siamo in clima elettorale. Le facce rassicuranti dei candidati ammiccano dai cartelloni incollati in ogni angolo delle città. Domenica si vota per le Europee e su televisioni, giornali, social networks, rimbalzano, come pinball impazziti, parole come “democrazia”, “solidarietà”, “crisi”. Ognuno di questi termini è assurto a slogan, sventolato come una bandiera, o scongiurato come un morbo.
Questo, in breve, il macroscenario.
Ma, come si sa, la macrostoria si intreccia sempre alla microstoria. E Macerata, non esclusa dal fervore elettorale, aggiunge a questo l’importanza delle celebrazioni per la settimana della non-violenza. Continua a leggere

La Biblioteca Ascariana e i suoi tesori: rinvenuto un altro autografo de L’Infinito leopardiano a Cingoli

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di Ilaria Piampiani

“Ora, cos’è importante nel problema dell’accessibilità agli scaffali? È che uno dei malintesi che dominano la nozione di biblioteca è che si vada in biblioteca per cercare un libro di cui si conosce il titolo. In verità accade sovente di andare in biblioteca perché si vuole un libro di cui si conosce il titolo, ma la principale funzione della biblioteca, almeno la funzione della biblioteca di casa mia e di qualsiasi amico che possiamo andare a visitare, è di scoprire dei libri di cui non si sospettava l’esistenza, e che tuttavia si scoprono essere di estrema importanza per noi.” – Umberto Eco – Continua a leggere

Il mondo riflesso. Una mostra sul popolo Saharawi

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di Michele Mobili

Si è inaugurata il 17/5 presso il castello della Rancia di Tolentino la mostra fotografica di Stefano Leoperdi sul popolo Saharawi, una etnia senza terra costretta, fin dal 1975, ad abitare una delle zone più remote ed inospitali dell’africa: il Sahara occidentale. La storia del popolo Saharawi è sconosciuta ai più, è una storia di diaspora, di invasione del territorio originario, di stragi e di esilio. Continua a leggere

Mille sogni mille

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di Alessandro Seri

Passano una dopo l’altra due Maserati A6 degli anni cinquanta, rosse e rumorose mentre in piedi davanti alla chiesa dell’Immacolata di corso Cavour aspetto che escano i bambini in ritiro per la prima comunione. Il rombo del motore delle auto scuote nel profondo e gli spettatori casuali che si assiepano, non molti a dire il vero, lungo la strada muovono la testa seguendo più che la figura il suono, il rumore, la musica in certi casi. Come tutti, anch’io seguo ma lo faccio con distacco apparente, dentro in realtà gioisco come un bambino al passare delle vecchie elegantissime scocche. Continua a leggere

La realtà aumentata, l’informazione reticolare e l’intelligenza delle città

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Panoramica dalla Torre Civica

di Giuliana Guazzaroni

Ci sono molti modi per percepire e vivere i luoghi e fruire dei prodotti artistici e culturali alle città connessi. Racconti ed eventi performativi ne possono rappresentare un esempio. Così i personaggi che abitano quei luoghi, quelli che vi hanno risieduto e coloro che vi abiteranno, o semplicemente li attraverseranno (come cittadini, turisti, viaggiatori, studenti ecc.). Personaggi, o comunque testimoni, in grado di accrescere la trama narrativa degli angoli cittadini. Il tempo della narrazione prescinde, in esperienze simili, dal tempo della visione, fruizione e visita del luogo prescelto. Il tempo di alcune città può essere mitologico, irreale, simbolico. Può venire dal passato o rivolgersi al futuro in un eterno presente narrativo. Continua a leggere

Michele Ortore e Davide Nota al Licenze Poetiche Festival. L’azione mediatrice del poeta

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di Arianna Guzzini

Venerdì sera di un 16 maggio, dopo l’ennesimo slalom fra quella cinquantina di auto in Piazza Libertà, che ormai per il tuo di parcheggio ci rinunci già a priori,si oltrepassa ancora una volta il portone per il Lauro Rossi. Chiuso l’accesso per teatro vero e proprio, l’evento stazionava nel foyer fra un divano, un paio di casse e qualche sedia in plastica per chi volesse assistere. Protagonista non sarebbe stata l’azione drammatica, ma la parola scansata dai volgarismi della prosa e accolta nel Festival di Licenze Poetiche Continua a leggere

Tre poeti, tre voci marchigiane sull’importanza della sperimentazione e della densità: Francesco Accattoli, Franca Mancinelli e Luigi Socci si rivelano.

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di Lucia Cattani

Una sera piuttosto fredda, nonostante si tratti ormai del 14 maggio, accoglie una piccola folla di curiosi, appassionati, seguaci impazienti di assistere al secondo appuntamento del festival Licenze Poetiche: dopo le emozioni del precedente incontro con Dolci, è la serata dedicata a tre “giovani” poeti molto conosciuti ed apprezzati anche a livello nazionale. La Galleria degli Antichi Forni di Macerata ospita Francesco Accattoli, Franca Mancinelli e Luigi Socci. Si tratta di un incontro dedicato alla poesia delle Marche, in attesa del successivo appuntamento con John Taggart. Continua a leggere

IL FILOSOFO (NON) RISPONDE – La conoscenza ci fa ammalare?

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di Andrea Ferroni

In questa rubrica mensile, passando attraverso le domande che ci facciamo e i problemi che viviamo, mi metto in dialogo con qualcuno per ricercare insieme un senso nell’esistenza quotidiana. Come a volte fa il consulente filosofico, vorrei tentare di prendere spunto dagli interrogativi che nascono dalla lettura di testi o da incontri e conversazioni fortuite affinché diventino questioni aperte che interrogano ognuno di noi. Nel proporre una risposta non intendo certo dare sentenze definitive: offro il mio contributo ad una riflessione comune.
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“La ribellione è l’inconsapevole ricerca dell’eleganza” – John Taggart al Licenze Poetiche Festival

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di Marco Di Pasquale

Per la poesia marchigiana, e per il Licenze Poetiche Festival in particolare, quest’anno si offre una preziosa opportunità di incontrare una delle voci più importanti del panorama poetico mondiale, lo statunitense John Taggart, recentemente tradotto (per la prima volta in Italia) da Cristina Babino per Vydia editore. Dopo un primo appuntamento al Salone del Libro di Torino, Taggart giunge a Macerata per prendere parte all’evento clou della rassegna di poesia aggiornata che si svolge in città da lunedì 12 a sabato 17 maggio, come di consueto da tredici anni, grazie alla cura e l’impegno di Alessandro Seri e dell’associazione Licenze Poetiche. Continua a leggere

TEMPO DI BILANCI – La crisi nei bilanci dei Comuni: più trasparenza e partecipazione

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di Simona Repole
ALBA, Alleanza per il Lavoro, i Beni Comuni e l’Ambiente

Il contesto nel quale oggi la finanza locale si trova ad operare è caratterizzato dall’assoluta incertezza normativa, da misure estemporanee e di emergenza, proroghe e rinvii continui e, soprattutto, da una forte restrizione dell’autonomia finanziaria e di gestione dei Comuni. Continua a leggere

Poesia. Per estensione

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di Meri Bracalente, Teatro Rebis

La poesia è un dono fatto agli attenti che implica destino. (P. Celan)

Danilo Dolci è stato un uomo così attento da rendere il suo stesso destino un dialogo poetico che evolve il mondo. Erich Fromm scrive “se la maggioranza degli individui non fosse così cieca davanti alla vera grandezza, Dolci sarebbe ancora più noto di quello che è. E’ incoraggiante tuttavia il fatto che sono già molti coloro che lo capiscono: sono le persone per le quali la sua esistenza e il successo della sua opera alimentano la speranza nella sopravvivenza dell’uomo”. Continua a leggere

Quando i Maestri impugnano la luce, ovvero “il cielo dentro la terra” nella mostra fotografica di Eriberto Guidi.

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di Michele Mobili

Capita, oramai raramente, che qualche Artista abbia il coraggio di rinnovarsi, di stravolgere uno schema, di iniziare un nuovo filone. Spesso, troppo spesso, è facile abitudine ripresentare in dieci modi diversi la stessa opera fortunata, il cavallo di battaglia alla fine sfiancato da troppe cariche, la via veloce verso l’arte (volutamente in minuscolo). Quando poi si parla di un fotografo di livello internazionale come Eriberto Guidi, un giovanotto classe 1930, famoso per il rigore del bianco e nero con cui ha accompagnato quasi tutta la propria produzione, che incontra la fascinazione del colore, allora siamo sicuramente davanti ad un evento che merita una visita approfondita. Questo accade e si mostra presso il centro studi “Osvaldo Licini”, a Monte Vidon Corrado. Continua a leggere

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