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valentina
di Giulia Boschi

Vorrei presentare l’artista di oggi con il titolo di uno dei suoi cinque libri: “Gente Normale”, perché è ciò che si pensa quando si ascolta parlare Valentina Capecci, scrittrice e sceneggiatrice maceratese, che ha dato vita e voce ai personaggi di fiction televisive come “I Cesaroni”, “Il commissario Manara”, “Caterina e le sue figlie”.

Oltre che per la televisione Valentina lavora anche per il cinema, ha curato infatti le sceneggiature di “Se fossi in te”, “E’ già ieri” e “L’uomo perfetto” e per il teatro. Nonostante i suoi numerosi successi ciò che colpisce di lei, facendocela apprezzare ancora di più, è percepire con quanta naturalezza e umiltà lei parli del suo lavoro, e come riesca ancora a essere piacevolmente sorpresa, quasi imbarazzata, dai complimenti che riceve: «Io sono una pendolare, lavoro a Roma, ma continuo la mia vita a Macerata, con tutti i miei affetti e i miei amici».
Normale dunque, ma speciale allo stesso tempo, Valentina Capecci si è raccontata a “L’Adamo” parlando del suo lavoro, delle sue speranze e di sé.

Lei scrive per cinema, televisione e teatro, per quale di questi ambienti trova più facile scrivere? «Sono ambiti di scrittura molto diversi ed in realtà lavoro volentieri in tutti e tre, probabilmente cimentarsi con la scrittura teatrale è un’esperienza difficile ma estremamente interessante, il cinema, anche con tutti i problemi che si porta dietro, resta pur sempre un mondo magico e speciale, mentre quello delle fiction televisive è quello con cui mi misuro più spesso. E tutto questo cercando di non trascurare la dedizione alla scrittura di libri, che resta una vera passione».

Quando scrive una sceneggiatura le capita di dover creare dei personaggi pensando già all’attore corrispondente? «Molte volte capita di scrivere esattamente per un attore già identificato ed allora è molto più semplice ed efficace perché il ruolo calza più fedelmente alle caratteristiche dell’interprete mentre quando, per una serie di ragioni, non si ha questa possibilità è probabile che sia necessario tornare sulla sceneggiatura in un secondo momento per operare un adattamento».

C’è un sogno nel cassetto che vorrebbe realizzare? «Non ce n’è uno solo, ma tantissimi forse troppi. Io in realtà sono attratta dalle cose nuove con le quali magari non mi sono ancora cimentata e questa curiosità mi spingerebbe a collaborare continuamente a nuovi progetti, se non fosse che il tempo che il mio lavoro occupa è veramente tanto».

Qual è stata, nel suo lavoro, la sua più grande soddisfazione? «Da un lato non posso negare la grande gioia che si prova quando qualcuna delle produzioni sulla quale si è lavorato diventa campione di ascolto in una fascia di programmazione o magari in termini assoluti; d’altro canto la cosa che mi fa molto piacere è quando qualcuno mi contatta direttamente per un complimento sincero, per un parere o per un confronto, i rapporti umani ed emotivi con le persone sono assolutamente preziosi per me ed è questo il vero termine di riscontro e di soddisfazione per il lavoro svolto».

C’è un suggerimento che vuole dare ai giovani che vogliono intraprendere la sua stessa carriera? «Tengo sempre a ribadire che questo è un settore a cui è molto molto difficile avere accesso, ci sono tanti aspiranti per pochissimi spazi ed altrettanto difficile è costruire una carriera stabile, nonostante io da persona normalissima ci sia riuscita senza avere avuto scorciatoie né facilitazioni. A volte il destino è frutto di una serie complessa di combinazioni imprevedibili. Questo non significa che non si possa tentare seriamente di riuscire, soprattutto attraverso un percorso di continuo studio ed approfondimento. Suggerisco però ai giovani di avere sempre un “piano B”, una sorta di scelta alternativa in un ambito comunque di forte interesse per loro, ma più realisticamente percorribile, e di non ostinarsi esclusivamente su un’unica idea per il proprio futuro, in modo da non fare l’errore di escludere tutto il resto».