Tag

, , , , , , , , , , ,

mg_0210

di Arianna Guzzini

Questa è una città che sta perdendo un teatro, questa è una città che si sta spegnendo.

Una comunità che decide di perdere ed abbandonare questo luogo è la rappresentazione di una civiltà che si è arresa alla via della devitalizzazione, che rinuncia a rendere materia palpabile e vibrante i suoi pensieri e che non è più in grado di concepire la bellezza. Il teatro è la fucina delle idee, l’unico posto dove esse possono divenire un tutt’uno con la materia per mezzo dei corpi, dove si produce energia pensante di vita, che non si esaurisce al termine di uno spettacolo o di una giornata di studio o di prove, ma si dipana e si espande per le strade e fin nelle case ed è lì che ne sviluppa le conseguenze dei suoi atti.
La vitalità di un teatro è l’immagine dell’ “appetito di vita” in seno alla civiltà che lo ospita, che ne fa uso e che lo sostiene.
Tutto ciò che lì vi si produce, comprese danza e musica, indagano la vita, solo e sempre la vita, sia dal di dentro che dall’esterno di essa, la ritraducono in altre forme, magiche e meravigliose, cosicché anche il pensiero più astratto o più nascosto o impenetrabile possa mutare in sostanza e manifestarsi con più evidenza. L’arte si consuma e risorge infinite volte per una forza inarrestabile, proprio perché è l’unica ad avere la capacità di rigenerarsi dalle ceneri del quotidiano, ovvero si ciba di ogni sua parte, le restituisce nuova luce e ne impedisce il ristagnamento, la sua stasi. Rinunciare ad un teatro significa rinunciare al movimento, in ogni senso attribuibile ad esso. Quando una città perde un teatro, essa si disfa anche delle persone che lo hanno vissuto e che lo hanno fatto vivere; si rassegna con cieca ostinazione a prosciugare un’arteria pulsante del suo essere non riconoscendole nemmeno la sua funzione civile, di scambio gratuito, di creatrice di vita e di bellezza materiale e ,se vogliamo, anche spirituale.
Il teatro non serve a niente. Il teatro non può incassare in moneta nemmeno la minima parte di ciò che restituisce, né vuole farlo e nemmeno ha l’esigenza di quantificare in maniera spicciola l’inquantificabile. Questo è il motivo per cui si dovrebbe sentire la necessità di sostenere un teatro. La comunità che si sbarazza di un suo teatro è quella che rinuncia allo scorrere imperante della vita, che non sa più guardare alla pienezza della realtà, ma che anzi la copre appressandosi più energicamente verso la morte vivente della propria collettività.

Firma la petizione in sostegno dell’attività del Teatro Rebis: https://www.change.org/p/amministrazione-comunale-di-macerata-sostegno-all-attivita-del-teatro-rebis?utm_campaign=responsive_friend_inviter_chat&utm_medium=facebook&utm_source=share_petition&recruiter=203851676

Foto: Illustrazione di Lisa Gelli

Annunci