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di Elisa des Dorides

I festival di musica li hanno falciati via parecchi qua e là a volte tirando in ballo  la burocrazia per complicare le cose e renderle impossibili da realizzare oppure, senza troppe scuse, ci hanno dato un taglio annunciando ‘fine dei soldi, signori, tutti a casa’. Alcuni ancora resistono per gentile concessione dei Comuni più ricchi, altri perché hanno da qualche parte la magica parolina ‘jazz’ che apre tutte le porte o per fama nazionale che non può essere smentita dall’oggi al domani.
Mettetela come vi pare: si dà il caso che il festival maceratese Musicultura è vivo e vegeto e quest’anno è giunto alla sua XXV edizione. Hanno partecipato come ospiti il mostro sacro Gino Paoli, il gruppo baciato da un recentissimo successo “Le luci della centrale” e la cantautrice portoghese Dulce Pontes. Nomi importanti, nomi di ampia risonanza, capaci di incontrare un pubblico piuttosto eterogeneo in un festival che tenta di far conoscere musicisti esordienti di talento. I 20.000 euro che sono stati assegnati a Dante Francani, il vincitore di questa edizione, sono un aiuto per realizzare progetti musicali, oltre che un riconoscimento simbolico. La musica in Italia non decolla, soprattutto per chi fa cantautorato con qualcosa di interessante da ascoltare. ‘Interessante’ è un concetto relativo, si potrebbe ribattere, allora meglio dirla con le parole che lo stesso operaio abruzzese che utilizza quando gli chiedono il significato di alcune sue canzoni: “spero che rime come le mie possano svegliare la gente dal torpore”. Il Direttore Artistico del Festival Piero Cesanelli ha definito quello di Dante ”un nuovo modo di fare canzone sociale, diretta, senza fronzoli, autobiografica e corale al tempo stesso’.

Nato ad Atri nel ’74, Dante Francani è un operaio metalmeccanico che suona il pianoforte dall’età di otto anni e si trasferisce in Abruzzo per lavorare in fabbrica assieme alla figlia e alla moglie. Quest’ultima, nel 2013, invia la sua canzone “Tuta blu” ad un concorso radiofonico. La ballata, già un anno fa, conquista tutti e vince, dandogli la possibilità di suonare sul palco de “Aspettando il primo maggio” con Max Gazzè, Marta sui Tubi, Nobraino. Nel Novembre scorso, invece, ha il piacere di aprire il concerto di Claudio Lolli destando l’attenzione delle persone presenti.
“Ho cominciato a scrivere canzoni per gioco e sarà così per tutta la vita”. Per gioco, ci tiene a precisare, mentre imprime sui tasti del pianoforte la fatica del lavoro fisico e la sua voce inizia ad alzarsi in volo sui luoghi quotidiani dove battono le tematiche sociali come il sole a picco. “Tuta blu” è il brano fortunato tra il mazzo di ballate che Francani scrive da tempo. Quasi senza prendere mai il respiro, una virata senza fronzoli, solo il pianoforte ad accompagnare la foga, l’urgenza di dire, narrare ancor più, emergere dall’indifferente panorama di canzonette e tentare la melodia che non ha nulla a che fare con l’appeal commerciale. L’ambizione non gli presta il fianco, a Dante. Diretto, in immersione autobiografica ma, allo stesso tempo, sedicente di schiere di lavoratori col futuro che sfugge ad ogni progetto in uno Stato che non li sa sostenere. Acini d’uva di una vite che ha perso la forza dell’arbusto.
“Tuta blu/tu sei il monumento/dai piedi alla testa/in Italia l’esempio/di cos’è amor patrio/sei il padre/famiglia/la lotta e l’antitesi/a questo scempio/politico”. Non prendetevela a male se c’è ancora chi sogna e s’ammala di poesia e cose belle. Dante Francani a Musicultura è l’articolo nostalgico che non leggereste mai distratti dall’i-phone che cinguetta la sua modernità, quello che arde di rivalsa e lo esprime serico, timido con parole semplici e così limpide da poter guardare quel sasso che viene trascinato via nel letto del torrente. Sempre per gioco, Francani, commuove e scioglie in applausi il pubblico e raccoglie una fioritura di voti hanno in serbo per lui la vittoria.
Pennellate sonore alla Monet quelle che guizzano e si distendono in “Tuta blu”, tra il realismo reso poesia di Fabrizio De Andrè e la vena di protesta del più recente Alessio Lega. La canzone sociale italiana arriva fino ai piedi della corte per farsi giudicare, in tuta da lavoro, con la semplicità al posto della cravatta. Che sia un hobby senza pretese, un urlo in galleria col traffico sopra che impazza, un vero e proprio schiaffo alle tasche dei borghesucci succinti: quello che più vi piace è. Il lume in mezzo al mare lontano dal porto è Dante Francani che prova e riprova le sue ballate prima di avvicinarsi a riva.

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