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di Elisa des Dorides

Si chiama Le nostre domeniche ed è il secondo disco del gruppo marchigiano Lettera 22. Dopo quasi tre anni tornano sulle scene musicali con un lavoro prodotto da Paolo Benvegnù che è uscito il 4 Novembre per Libellula/Audioglobe. Il gruppo nasce a Recanati nel 2010 e nel 2011 realizzano il loro primo disco Contorno occhi che li porterà in tour effettuando ben sessanta date italiane. In quel periodo i Lettera 22 aprono i concerti di Max Gazzè, Paolo Benvegnù, Andrea Appino e Antonio Di Martino. Nel 2012, invece, sono tra i vincitori del Festival maceratese Musicultura. Lo stesso anno conquistano il premio “I postumi di Fred” dedicato al cantautore Fred Buscaglione.

Come assaggio sonoro di Le nostre domeniche i Lettera 22 propongono il singolo I giorni che non c’eri, accompagnato dal videoclip opera del regista Davide Marchi e in collaborazione con Officine Mattòli. L’assenza è il grande protagonista in questo brano, velata nei gesti quotidiani nelle scene del video, sommersa dalla routine in quegli “apostrofi mancati” e fronteggiata solo all’ultimo. Quella stessa mancanza, latente eppur ostinata, è l’ordito di tutto il disco che è pervaso da una dolciastra, autunnale nostalgia che si nutre dai giorni più statici come la domenica. Il tempo si allunga, si fa paesaggio immutabile avvezzo solo all’attesa malinconica e a tratti anche desolante. “Il punto è non guardare troppo il mare/mentre d’inverno crolla sui balneari/quanti altri passi indietro bisogna fare”: lo sa bene Continentale che si dimena in una ballata ritrattistica di litorali smorti e solitari, luoghi sicuri e tiepidi con le spalle contro l’inverno. Aspettando una seconda estate, sbirciando da Finestre aperte, crogiolandosi tra sviluppi melodici di fraseggi di chitarre e una fuga solo pensata. Toni più cupi poggiati su un pianoforte languido caratterizzano il brano Il sarto che trascina con sé un leit-motiv tra passi frenetici e impazienti di ogni giorni: “Non è cosa ma come si aspetta che vale l’attesa”. E allora ogni distanza da ciò che si desidera appare levigata, giustificata dalla bellezza della contemplazione.
Dodici brani sospesi in un tempo e spazio precisi, al largo dalla costa, cullati da onde familiari e, allo stesso tempo, ancora sconosciute. “Tutto termina ed accade…è questione di tessuto.” Dunque siate curiosi e fate un salto a Montefano stasera. Gianluca Pierini, Arianna Graciotti, Francesco Fabretti e Luca Orselli in un grande concerto al Teatro La Rondinella di Montefano.

 

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