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il mercante

di Simona Repole
ALBA, Alleanza per il Lavoro, i Beni Comuni e l’Ambiente

Il contesto nel quale oggi la finanza locale si trova ad operare è caratterizzato dall’assoluta incertezza normativa, da misure estemporanee e di emergenza, proroghe e rinvii continui e, soprattutto, da una forte restrizione dell’autonomia finanziaria e di gestione dei Comuni.

Le politiche europee di austerità, fondate su regole e meccanismi contabili rigidi, stringenti e insostenibili in un momento di crisi economica come quella che stiamo attraversando, hanno avuto conseguenze forti e dirette sui territori in quanto, in Italia, il rispetto di questi vincoli è stato trasferito sulle autonomie locali attraverso tre strumenti:
– taglio dei trasferimenti dello Stato, Regioni e altri enti; nel bilancio del Comune di Macerata siamo passati da 16,3 MLN € nel 2009 a 6,4 MLN € nel bilancio di previsione 2013;
– patto di stabilità interno, un meccanismo odioso e poco trasparente che costringe ogni anno a non utilizzare una parte delle risorse di cui i Comuni sono legittimi titolari; nel 2013 Macerata ha congelato circa 4,5 milioni di €;
– spending review, vincoli di spesa puntuali e rigidi che non tengono minimamente in considerazione le specifiche esigenze e priorità dei territori e dei cittadini.

Se si considera che il debito pubblico nazionale, oltre 2 mila miliardi di €, è imputabile ai Comuni solo per circa il 2,5%, risulta difficilmente comprensibile l’aver sottratto, dal 2007 ad oggi, oltre 16 miliardi di € agli enti locali in nome del risanamento della finanza pubblica nazionale.
Il principio che subordina l’autonomia di entrata e di spesa dei Comuni al rispetto dei vincoli europei è stato inserito nel 2012 nella Costituzione, insieme all’obbligo del pareggio di bilancio, e ormai sembra essere diventato il principio guida supremo rispetto a tutti gli altri principi che, da sempre, sono posti a tutela dei diritti inalienabili dei cittadini e delle cittadine.
Le conseguenze dei vincoli, dei tagli di risorse e delle deroghe alle norme poste a tutela di una sana gestione delle risorse pubbliche, sono stati illustrati in un incontro pubblico organizzato, qualche mese fa, dal Nodo Alba di Macerata, nel quale è stata proposta una lettura ed analisi partecipata del bilancio del Comune, tra le rare esperienze di questo tipo a Macerata, per diffondere la conoscenza e comprensione di numeri e cifre della città, poco conosciuti o del tutto sconosciuti alla maggioranza dei partecipanti. E’ interessante ripercorrere alcuni punti trattati allora, mentre in questo periodo si sta approvando il bilancio 2014.

Tra i punti di forza emersi dall’analisi proposta sono stati evidenziati i seguenti:
– il Comune ha aderito nel 2013 alla sperimentazione della nuova contabilità che entrerà in vigore nel 2015; ciò consentirà di attenuare, in parte, questo passaggio delicato che avrà ulteriori conseguenze sulle possibilità effettive di spesa dei Comuni; inoltre, grazie alla sperimentazione, il Comune di Macerata potrà beneficiare nel 2014 di agevolazioni previste per gli enti sperimentatori;
– in controtendenza con molti Comuni italiani, Macerata è riuscita a contenere, negli anni, le spese correnti, vale a dire le spese per i servizi e il funzionamento della macchina amministrativa.

La lettura partecipata del bilancio di Macerata ha evidenziato anche problematiche e difficoltà derivanti, in parte, dal contesto generale di criticità della finanza pubblica ma, in parte, conseguenti a scelte politiche locali che oggi richiedono una svolta nell’impostazione.
Il bilancio di previsione 2013 di Macerata è stato approvato il 3 agosto 2013 e il Piano Esecutivo di Gestione, con cui si affidano le risorse agli uffici, è stato definito il 13 novembre. Anche a Macerata la gestione “provvisoria” delle risorse pubbliche diventa quasi modalità “ordinaria” e rimane davvero poco spazio per attività di programmazione del governo della città. E’ lo Stato che consente le deroghe, ma sono le amministrazioni locali che devono contrastare questa pratica contabile dannosa e rischiosa per gli equilibri finanziari del Comune.

Si riduce progressivamente la spesa destinata agli investimenti, passata da 12,8 milioni di € nel 2009 a 6 milioni di € nel 2012; a Macerata sono sempre meno le risorse destinate a quegli interventi indispensabili per il decoro e la cura della città, il recupero e il mantenimento del patrimonio pubblico esistente, la messa in sicurezza del territorio, delle scuole, degli spazi pubblici in generale.
Su questa riduzione pesa anche la scelta del Comune di destinare una parte delle entrate derivanti da concessioni edilizie alla spesa corrente anziché agli investimenti, come prevede la regola generale. Nel 2013 la quota delle entrate da concessioni edilizie destinata a spese correnti è stata quasi di 1 milione di €. Anche questa è una deroga consentita dalla legge, ma una pratica da contrastare considerato che, a fronte del carico urbanistico aggiuntivo che le nuove urbanizzazioni comportano sul territorio, sarebbe doveroso destinare le relative entrate agli investimenti su strade, fognature, depuratori, verde pubblico, ecc..

Altro elemento di attenzione riguarda gli obiettivi di vendita del patrimonio immobiliare del Comune. Nel 2013 Macerata punta a introitare dalle vendite immobiliari circa 1 milione di €, mentre nel 2015 vengono previsti in entrata quasi 3 milioni di €. In un momento di crisi del mercato immobiliare, il patrimonio, anziché essere (s)venduto, potrebbe rappresentare una risorsa aggiuntiva e preziosa per i Comuni, anche mediante progetti di valorizzazione sociale con il supporto dell’associazionismo e del mondo del volontariato.

Quali proposte per superare le criticità dei bilanci dei Comuni?
– Ripartire da una visione politica organica e chiara fondata su quello che è il ruolo assegnato agli enti locali dalla Costituzione; i Comuni sono prima di tutto istituzioni a presidio dei principi costituzionali che sanciscono i diritti fondamentali dei cittadini e delle cittadine.

I bilanci dei Comuni, compreso quello di Macerata, vanno pensati e costruiti a partire dai bisogni della città, in coerenza con il patto politico sottoscritto con la cittadinanza.
– Lavorare per una programmazione stabile degli investimenti nella direzione d’interventi diffusi su tutto il territorio e a beneficio della collettività più vasta., rinunciando alla politica spot fatta da grandi opere pubbliche costose e inutili ed estemporanee rispetto alla visione complessiva dei territori.
– Promuovere percorsi di bilancio partecipato aperti a tutta la cittadinanza. L’esperienza di lettura e di analisi condivisa del bilancio comunale deve diventare una pratica costante di informazione e consapevolezza dei cittadini e delle cittadine sulle reali possibilità di spesa del Comune, accompagnata da strumenti agevoli e snelli di lettura del bilancio e del rendiconto finale.

I cittadini devono essere messi in condizione di comprendere i documenti di programmazione economico-finanziaria dei Comuni; informazioni e dati contenuti nei documenti contabili non possono più essere patrimonio di pochi eletti. Le amministrazioni devono renderli il più possibile accessibili e comprensibili all’interno di un percorso di trasparenza e dialogo sociale con tutte le parti interessate.

Oggi, più che mai, bisogna favorire una reale apertura alla partecipazione, all’ascolto e al dialogo con i cittadini, per coglierne i bisogni e le necessità più urgenti e indifferibili e per coinvolgerli nei processi decisionali che riguardano obiettivi e distribuzione delle risorse, affinché la loro programmazione sia davvero funzionale al benessere di tutta la comunità e siano evitati sprechi di qualsiasi genere. Una vera revisione della spesa pubblica locale, efficace ma anche ispirata a criteri di giustizia sociale, non può che essere fatta in modo partecipativo e dal basso.

Solo attraverso una gestione più trasparente e partecipata delle risorse pubbliche di cui i cittadini e le cittadine sono pieni titolari, è possibile immaginare un governo dei territori basato non più sulla “tecnica” economico-finanziaria, ma piuttosto su un’idea di società da sviluppare, su diritti fondamentali da garantire, beni comuni da tutelare e amministrare e servizi pubblici efficienti da erogare ai cittadini.

(In foto: “Il mercante” di Boris Michajlovič Kustodiev, 1918, Museo Brodskij)

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