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berlino

di Eleonora Tamburrini

Un vecchio strano disco di George Harrison si chiamava Wonderwall Music. A una ragazzina degli anni novanta esposta a cortocircuiti discutibili poteva persino capitare di risalire ai Beatles passando per gli Oasis, chiedendosi il perché di un titolo tanto seducente per una canzone così noiosa. Del disco di Harrison cercato come religiosa conseguenza ricordo bene la copertina: a sinistra un omino in nero, bombetta in testa e ombrello al braccio, inclinato e improbabile su un cielo alla Magritte; a destra un classico scenario orientale senza prospettiva, donne dalle chiome nere, un lago verticale, ressa di fiori di loto. A separare i due mondi un muro alto di mattoni rossi. Il surreale si raggruma in un punto di inquietudine, un mattone mancante, un buco nel muro: e tutto sta nella sua inutilità. Nessuno approfitta della breccia, le indiane sono impegnate a divertirsi, l’omino è troppo in basso, sembra stanco, inconsistente, o forse ha solo paura di guardare.

Muri e divisioni è il titolo del Macerata Opera Festival 2013, per la seconda volta con la direzione artistica di Francesco Micheli, e il tema è dei più densi. Nabucco e Il Trovatore, allo Sferisterio nei weekend dal 19 Luglio al 10 agosto celebrano il bicentenario verdiano portando in scena storie di fazioni in rotta e odi ancestrali. Le mura di Gerusalemme e i bastioni dell’Aliaferia dividono i popoli, generazioni di fratelli sconfessati o inconsapevoli sono riassunti nel paradosso di Abigaille e Fenena, il Conte di Luna e Manrico. Ciascuno di loro sta in una sua dimensione impermeabile: che sia un orizzonte ordinato e prospettico modulato da limiti umani e leggi sacre, che sia un oriente refrattario alle partiture, un lago pieno di loto, un accampamento di zingari, poco importa. Tra i loro mondi cala un confine che non ha nulla di avventuroso, la frontiera si inceppa e diventa verticale, si fa divisione. È un muro pieno di buchi anche questo, perché l’amore si insinua in tutte le fessure o le crea, ma nessuno vuole veramente guardarci dentro e salvarsi. Abigaille e Fenena, vissute da sorelle, si separano, il Conte di Luna fa uccidere Manrico non sapendolo suo fratello: come tanti Tancredi e Clorinda, si amano in silenzio, si ammazzano senza riconoscersi e sempre troppo tardi si leva la celata. Intanto sotto il muro si consuma la guerra, il paradossale incontro tra consanguinei sfigurati dall’odio.
Si può già immaginare che la caratteristica parete dello Sferisterio assumerà quest’anno una densità di significati senza precedenti: per il Trovatore offrirà una dimensione ideale a Francisco Negrin, specialista degli spazi scenici insoliti; sarà un segmento di Kotel e insieme un’eco di Gaza nelle mani di Gabriele Vacis, regista del Nabucco che qui elaborerà anche i suoi anni al Palestinian National Theatre e riscriverà una tragedia contemporanea.

Anche quest’anno le opere dello Sferisterio, concentrate nei fine settimana, sono il culmine di una programmazione più ampia, che comprende altri spettacoli in arena come la rassegna Per Benjamin Britten, Vita e Arte di Beniamino Gigli il 21 luglio, il balletto Romeo and Juliet del 25 luglio, il concerto di Patti Smith del 29. Oltre a tutto questo il Festival Off si stenderà per la città e la provincia propagando le atmosfere e i temi dell’edizione in corso. Nei Lunedi Tournée (22 e 29 luglio, 5 agosto) verranno inaugurati tre spettacoli che saranno poi in giro per i teatri della provincia (Da Verdi a Mina, i Teatri dello Spirito, Il Muro); i martedì (23 e 30 luglio, 6 agosto) saranno Young, con produzioni pensate per i più piccoli, mentre i mercoledì (24 e 31 luglio, 7 agosto) saranno Mania, destinati cioè a approfondimenti, conferenze e dibattiti sul mondo operistico. I giovedì l’appuntamento sarà agli Antichi Forni con gli Apertivi Culturali, mentre a Villa Cozza si terranno anteprime musicali. Le tre mostre di questa edizione saranno inaugurate il 14 luglio (Sospensioni. Percorsi d’arte in Biblioteca, alla Mozzi Borgetti a cura di Ludovico Pratesi e David Miliozzi), il 17 luglio (Muri e divisioni a cura di Adam Accademia alla Galleria Galeotti – le opere saranno arricchite da installazioni musicali in realtà aumentata) e il 24 luglio (Nino Ricci, le metamorfosi della geometria, a Palazzo Buonaccorsi, a cura di Giuseppe Appella). Tutti gli spettacoli allo Sferisterio saranno inoltre preceduti da Pomeridiana, la rassegna a cura di Adam Accademia. Tra concerti e letture in luoghi suggestivi di Macerata, ogni data eleggerà a tema una città che ha conosciuto la divisione e ne porta i segni: la cicatrice di Berlino, il pianto di Gerusalemme, il London Wall, le mura di Costantinopoli e così via. A questi incontri si aggiungeranno una lettura collettiva ai giardini Diaz (“Poeti nel parco”, il 15 luglio), e gli incontri alla Civica Enoteca del 16 e 17 luglio con lo piscoanalista Matteo De Simone, che indagherà Nabucco e Trovatore passando per altri muri, quelli interiori, e altre divisioni, le lacerazioni dell’io. Ma i muri saranno anche fuori, ovunque, in giro per la città, specialmente il 1 agosto, quando si celebrerà la Notte dell’Opera quest’anno dedicata al Trovatore: il centro storico di Macerata diventerà il teatro dell’assedio alla Rocca di Castellor, della guerra civile tra l’esercito reale e quello dei ribelli, tra il Conte di Luna e Manrico. Le fazioni occuperanno strade e quartieri, gli zingari si sparpaglieranno ovunque in un’atmosfera da Medioevo fantastico. Pare che per quella notte il finale potrà riservare una deviazione dal dramma e una speranza di riconciliazione, allineandosi all’esito felice del Nabucco.

Non solo un discorso per appassionati e melomani questa edizione del Festival, e non potrebbe essere diversamente con un titolo così, non potrebbe, trattandosi di Verdi e di opere evidentemente civili. Ciascuno è altro da chi gli sta intorno, ma oltre il muro, per lo più eretto dai potenti, si tiene a debita distanza l’Altro più altro, il più diverso, il più povero. Ripetersi con Rimbaud che “io è un altro” sarebbe già un buon antidoto alla vertigine dell’egoismo che ci coglie tutti in cima al muro, quel muro che non è mai cosa buona fino in fondo, nemmeno se lo chiamiamo protezione, diga, riparo. Questa storia dei limiti tanto cara all’Occidente è ancora così viva (pure se ci inganniamo a parlare di globalizzazione) che si continuano ad alzare barriere, aggredendo, temendo lontane minacce e vicini di casa, tentando di normalizzare la complessità, parlando per categorie. Dimenticando la lezione dell’arte, che insegna invece che i passi avanti sono stati fatti e si fanno varcando i confini, calcando il nuovo, mescolando linguaggi. È sulle frontiere che bisogna accamparsi, indifferenti ai doganieri e esposti ai venti, suscettibili e curiosi di ogni spiraglio, accompagnando il crollo delle barriere al violoncello come Rostropovič, o percorrendo muraglie da confini opposti per incontrarsi in mezzo prima o poi.
Questo sì, sarebbe un muro delle meraviglie, wonderwall.

(9 novembre 1989: Mstislav Leopol’dovič Rostropovič improvvisa un concerto sotto il Muro di Berlino nella notte del suo crollo)

Il dettaglio del programma di Macerata Opera Festival 2013 si può trovare qui.