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LaScena-di-Crostina-Comencini-@Fabio-Lovino-5

di Arianna Guzzini

Due donne mature, senza un uomo, dalle personalità talmente opposte che potrebbero considerarsi due facce della stessa medaglia. È domenica mattina e Lucia (Angela Finocchiaro) s’intrufola nell’appartamento tipicamente Ikea dell’amica Maria ( Maria Amelia Monti) . Ha bisogno di un parere riguardo al monologo principale della sua prossima parte. “La scena” si apre così, nelle giornate del 21 e 22 dicembre al Lauro Rossi, ed immediatamente si arriva ad aver un quadro delle due protagoniste, nel momento in cui l’una mostra all’altra l’interpretazione di questo monologo. Lucia è greve e drammatica, parla di un terremoto esistenziale, Maria invece le fa vedere come il testo sarebbe piuttosto da intendersi in senso erotico e fa emergere tutta la sua passionalità, ma anche la sua estrema leggerezza, spiegando che un terremoto può essere anche una cosa eccitante. Anche il loro modo di approcciarsi agli uomini è completamente opposto, poiché se Lucia è una donna estremamente esigente, Maria s’accontenta del primo che capita e , convinta di poter capire una persona dal solo linguaggio del corpo, s’imbatte spesso in maniaci di ogni sorta. Giusto la sera precedente, spinta da alcolica disinibizione, aveva passato un’appassionata nottata di sesso con l’uomo “della sua vita”, che aveva appena incontrato e di cui ancora non conosce il nome. La mattina non era più nel letto della donna e sembrava sparito nel nulla, ma mentre Maria prepara il caffè in un’altra stanza, ecco apparire un ragazzone in mutande di appena ventisei anni ( Stefano Annoni).  Annebbiato ancora dalla sbronza crede che sia Lucia la donna con la quale ha trascorso la notte. Iniziano così una serie di equivoci che, fra scambi di persona e litigi, porteranno i tre personaggi a conoscersi meglio e a comprendere un po’ di più il rapporto fra le due sfere del maschile e del femminile, che fino a quel momento sembravano autoreferenziali. La commedia scorre leggera attraverso il filtro dell’ironia, percorre tematiche pretenziose, ma senza mai penetrarvi veramente, lasciando il sunto del racconto ad una moltitudine di parole in balia di lunghissime lamentazioni entro cui le parole scivolano via come acqua sulla superficie. Ogni proposito d’analisi del mondo femminile e maschile  è abbandonato alla parola, ed il gesto, se c’è, serve da supporto solamente alla battuta, dando la sensazione che il fulcro dello spettacolo si concentri piuttosto in un mero prodotto audio verbale del testo. Una sceneggiatura, quella della Comencini, che delude per i personaggi appiattiti all’interno di canoni fissi, che ricordano piuttosto una sit-com televisiva, dove tutto è palesato sin dall’inizio e il racconto successivo quasi superfluo, poiché raramente fa imbattere lo spettatore in un colpo di scena, in qualcosa d’inaspettato. Lucia ha subito un forte trauma e quindi è schiva e restia nei confronti degli uomini, Maria è così frivola da attirare a sé ogni sorta di pericolo, perché naturalmente se una donna è leggera, sicuramente se la va a cercare. Il ragazzo ventiseienne vorrebbe scoprire il mondo femminile, ma non ci riesce poiché respinto dalle donne stesse che, in virtù dell’emancipazione, risultano autoritarie e soffocanti. Non gli resta allora che sfogare la sua rabbia repressa con il ju jitzu. Più che un incontro fra due mondi sembra in questo modo di raggiungere una nuova autoreferenzialità dell’uno e dell’altro, perché se si ragiona per tipi e cliché l’unico risultato che si ottiene è quello di rafforzare i soliti pregiudizi anziché analizzarli per poi smontarli.

foto di Fabio Lovino

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