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di Luna Simoncini

Una mano scivola sulla pelle, un’altra graffia la carne. La luce di una candela illumina una schiena, un corpo si inarca lasciando scoprire i seni nudi.
Si chiama Superfici la personale di fotografia di Michele Mobili allestita in occasione della quarta edizione del Festival dell’Ospitalità – organizzato da ADAM Accademia delle Arti – agli Antichi Forni di Macerata.
E’ un erotismo raffinato quello che propone l’artista nei suoi scatti: la superficie della pelle e quella dei quadri stessi, con interventi pittorici e materici, sono il vero fil rouge della mostra.
Colpiscono subito i tagli delle immagini e la quasi totale assenza dei visi dei soggetti.
Mani, bocche, seni, schiene, mani che toccano altri corpi. Le figure sembrano riprese in un momento di intimità e di assoluta naturalezza, quasi come se fossero state spiate dal buco della serratura o come fossero il frutto di un sogno annebbiato, di cui non metti a fuoco i volti.
Il corpo della donna è analizzato in ogni sua curva dalla macchina fotografica con molto pathos e una sensualità elegante, mai volgare.
I toni gialli, verdi e blu degli scatti nascono dalla volontà dell’artista di creare delle immagini a metà tra il colore e il bianco e nero, una colorazione diversa che rende le figure ancora più oniriche e affascinanti realizzata attraverso l’uso di filtri e pellicole con trattamenti differenziati.
La tecnica analogica è quella che meglio si adatta al lavoro di Michele Mobili grazie alla “pienezza dei dettagli e alla pastosità della resa dell’incarnato. La percezione di una immagine come artefatta da processo chimico/fisico – spiega l’autore – piuttosto che informatico e virtuale.”
Non manca l’uso del digitale per alcuni scatti di prova ma per quelli principali l’artista preferisce una macchina Nikon f100 e una Canon F1, per il formato 35mm, una Mamiya rz e una Pentax 67 per il medio formato.
Il fotografo fermano si avvicina alla fotografia a metà degli anni ’90 durante l’università a Bologna in cui si laurea in Economia e Commercio. Contemporaneamente frequenta il corso di fotografia all’Accademia di Belle Arti del capoluogo emiliano notando subito un particolare interesse per il genere del nudo artistico.Proprio come fotografo entra a far parte di Adam Accademia.
La figura della donna è centrale nel suo lavoro: Mobili decide di mostrarne alcuni particolari attraverso gli scatti, visioni parziali che suggeriscono ma non svelano completamente, lasciando così la possibilità allo spettatore di immaginare il soggetto fotografato.
La superficie non è solo quella dei corpi dei soggetti ma anche quella dei supporti materici dietro alle fotografie e delle pennellate date direttamente sopra alle stampe. “L’idea – dice l’artista – nasce dal primo impatto con la fotografia, che si esaurisce in un istante ed è ripetibile: l’aggiunta di materiale intorno e sopra avvicina la fotografia alla pittura, la rende unica, irripetibile, dilata il momento creativo da un istante ad un intervallo e la superficie da liscia a profonda , si allarga verso chi vede e ne permette la percezione di una aumentata profondità”.
Le pennellate danno spessore alle figure, le sottolineano, diventano pastose come la grana della pellicola su cui sono impresse le foto, si fondono con i giochi della pelle esaltandone le forme.
Gli scatti di Michele Mobili non puntano solo ad impressionare lo spettatore con la loro carica erotica ma piuttosto lo accompagnano in un racconto fotografico fatto di frammenti di storie e di corpi, un racconto in cui il nudo rende le immagini profonde, quasi familiari.
L’esposizione alla Galleria Antichi Forni di Macerata rimarrà aperta al pubblico fino a domenica 29 settembre. Da non perdere!

(uno scatto dalla mostra, di Luna Simoncini)

Il programma completo del Festival dell’ospitalità qui