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ScuolaPopolareFilosof

di Andrea Ferroni

Capita che in giro, nell’aria, si avverta uno strano bisogno di filosofia. Capita, se si ha buon naso, di capire che sia addirittura un bisogno diffuso. Certo, meno diffuso del volersi comprare una borsa di Hermès o una Ferrari, ma allora occorre precisare. La borsa e l’auto fiammante non sono bisogni: sono desideri, stanno all’interno di quei meccanismi infernali che ci lasciano insoddisfatti e/o ci fanno desiderare sempre di più.


La filosofia, invece, è proprio un bisogno nel vero senso della parola. Significa che, se ne fai a meno, ti perdi qualcosa di grosso e che, viceversa, se la conosci, ti può rendere più felice.

Volete sapere perché è un bisogno?

Perché anche oggi qualcuno intuisce che la filosofia, di solito considerata una roba astratta e inutile, è invece uno strumento essenziale per la comprensione della vita. Intuizione giusta! Basterebbe pensare solo al fatto che nella storia dell’umanità, specie occidentale, la filosofia è stata la struttura culturale di base della civiltà. E poi si potrebbe riflettere anche su queste due questioni:

  1. La società contemporanea ha praticamente estromesso la filosofia dalla nostra formazione. L’interruzione o l’assenza della riflessione filosofica, però, può essere pericolosa. Infatti, il nostro intelletto ha una logica tutta sua e con “lui” si deve ragionare in termini universali. L’intelletto umano ha sete del tutto. Questa sete deve essere, almeno come tendenza, soddisfatta e non rimossa come invece sta accadendo nella società contemporanea. La notizia è che la filosofia ha proprio la caratteristica di occuparsi di tutto. Si occupa del tutto, esistenza compresa. Proprio come la religione, ma lo fa con la ragione, non con la fede.
  2. La filosofia è importante per avere strumenti adeguati di conoscenza della realtà e di conoscenza di se stessi. Anche se la tecnologia, che è il carattere prevalente della società moderna, è particolarmente affascinante, resta il fatto che la società si è storicamente strutturata e sviluppata a partire dalla riflessione filosofica sulla natura e sulle opere degli esseri umani. Di conseguenza, un atteggiamento antifilosofico è causa di alienazione dalla comprensione della vita, delle risorse e dai tesori spirituali che tale comprensione mette a disposizione.

Ecco: per mettere questi tesori a disposizione di tutti è nata la Scuola Popolare di Filosofia

Come funziona? Semplice: tutti i giovedì dell’anno scolastico, a Macerata, in via Padre Matteo Ricci, al n°108, c’è un incontro che dura due ore. Ogni incontro è articolato in due fasi distinte: un’ora di insegnamento tradizionale, avente per oggetto la storia della filosofia dall’antichità ai giorni nostri, e un’ora di riflessione comune e partecipata sugli argomenti trattati nella prima fase. Per la seconda parte c’è un modello metodologico e didattico di riferimento: la Philosophy for Community (derivato dalla Philosophy for Children di Matthew Lipman). Si tratta di un percorso di ricerca comune attraverso il confronto dialogico e l’articolazione di procedure euristico-riflessive in riferimento ai temi ed ai problemi individuati in seguito alle domande del gruppo, alla lettura di testi o altri spunti.

Torniamo al bisogno di filosofia. Si deve dire che sono molti quelli che sentono come la filosofia possa dare degli importanti strumenti critici e sono molti anche quelli che avrebbero voluto cominciare o approfondire un percorso di conoscenza della storia di filosofia ma, per vari motivi, non hanno potuto farlo. Si tratta dunque anche di venire incontro ad un bisogno prettamente culturale della cittadinanza.

In conclusione, la Scuola Popolare di Filosofia nasce perché la filosofia non è solo una serie di speculazioni astratte, ma qualcosa che ha profondamente a che fare con l’esistenza quotidiana concreta, con la passione della conoscenza e con il possibile cambiamento di vita.

Come come? La filosofia può cambiare la vita? Sì sì, può capitare. Accade quando la fanno tutti insieme e insieme si contribuisce alla cura di sé e degli altri, scoprendo in sé l’amore per la propria e altrui esistenza. Un’esistenza che così si amplia in conoscenza, attenzione, saggezza, capacità di ascolto e dialogo. Bello, no?