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di Lucia Cattani

Una vera e propria bufera mediatica in questi giorni si è riversata sull’ultimo libro della vincitrice del premio Strega Melania Mazzucco: Sei come sei. Alla scrittrice, ospite il 4 maggio scorso di Macerata Racconta, è stato criticato il tema di fondo del suo romanzo, ovvero il difficile equilibrio familiare di una bambina prodigio, Eva, e dei suoi due padri.

La bambina è stata infatti concepita grazie ad uno di essi e all’utero di una donna armena che si è fatta carico sotto lauto compenso della gravidanza, fino alla nascita della bambina: una storia che sembra perfetta per sottolineare l’arretratezza e la chiusura di molte mentalità italiane che non sono in grado di concepire l’idea di un nucleo familiare diverso da quello tradizionale.

Il romanzo potenzialmente, avrebbe potuto costituire un sostegno, un manifesto, non di certo di poca utilità dato il clima attuale, contro l’omofobia dilagante e ancora fastidiosa in un paese legato alla tradizione e agli ineluttabili pilastri della chiesa cattolica (sebbene l’ultimo pontefice abbia avuto il merito di pronunciare il motto “chi sono io per giudicare”). Vista dall’esterno la situazione poteva assumere la forma dei soliti estremismi puritani di coloro che si schierano contro l’omosessualità, un pretesto per dar vita a nuove violenze verbali da parte di certe frazioni politiche che esplicitamente aborrano la diversità sessuale: sembrava labile anche l’indignazione delle famiglie dei liceali del liceo Giulio Cesare di Roma, a causa di un passaggio che descrive esplicitamente un atto di sesso orale tra due maschi adolescenti. Ridicolo ripiegare su critiche simili, che fanno quasi sorridere rispetto a ciò che i media propinano in continuazione ai ragazzini, e al mondo stesso in cui essi vivono. I genitori polemici che si adirano per una descrizione sessuale probabilmente non si curano di ciò che viene insegnato ai loro digli da programmi spazzatura o semplicemente dagli atteggiamenti dei coetanei nell’ambiente scolastico stesso, spesso farcito di violenze e atti di bullismo di ogni genere.
Questa atmosfera di accanimento, che sembra molto simile a centinaia di altri scontenti avvenuti in ogni società verso qualcosa che non è ancora accettato o che si ha paura di vedere (ricordiamo lo scalpore prodotto da Il Monaco di Lewis nell’Inghilterra vittoriana!) mi ha portato a nutrire un senso di solidarietà nei confronti del romanzo in questione e dell’autrice aspramente criticata. Così ho voluto comperare il libro, nonostante i suoi 17 euro e 50, e farmi una mia idea della situazione.
Il problema di Sei come sei non è certo la scena esplicita di sesso, e nemmeno la tematica in sé: ridicolo relegarlo ad un caso mediatico di omofobia, com’è stato fatto, perché il libro è carico di difetti di forma e di stile. Poggia su una trama inverosimile: la fuga rocambolesca da Milano a Visso di un’undicenne che dopo l’ennesimo atto di bullismo subito da un suo compagno, lo spinge sotto la metropolitana. Eva, la protagonista, è figlia di due padri, ed è questo il motivo delle angherie dei compagni, sotto gli occhi disattenti dei professori. Tra interminabili quanto poco utili flashback, il viaggio la porta da suo padre Giose, da cui si è dovuta separare a causa della burocrazia dopo la morte del padre di cui porta il patrimonio genetico, Christian, morto in un incidente “probabilmente per non investire un gatto o un altro animale innocente con la moto”. La bambina raggiunge la casa del padre superstite e passa qualche giorno con lui prima di ripartire per Milano e scoprire che quel compagno spinto da lei sulle rotaie non era morto, si era semplicemente rotto una gamba. A questo punto il finale “strappalacrime” dell’incontro tra i due ragazzini all’ospedale, in cui la Mazzucco lascia intravedere la nascita di un giovane amore, tutto alla stregua del sentimentalismo più insignificante e di cliché nauseanti. Il fatto è che la lettura di questo libro può effettivamente essere sconsigliata, e la meraviglia è che un testo di tale spessore culturale venga suggerito dai professori in un liceo: questo non per il tema scottante o la scena di sesso, ma per una moltitudine di motivi diversi legati al valore letterario di quest’opera. La Mazzucco ha vinto un premio Strega, ma questo non dev’essere indicativo (ricordiamo che anche la Mazzantini ha vinto tale riconoscimento): i personaggi sono assolutamente piatti, privi di spessore, non c’è maturazione in nessuno di essi nel corso della storia. Eva, una bambina non comune, che ha già scritto libri, che viaggia per le stazioni interagendo con sconosciuti, neanche fosse una trentenne, si presenta all’inizio del libro con lo stesso vocabolario e stile della Mazzucco, e sarebbe abbastanza fastidioso di per sé questo particolare se poi il romanzo non continuasse con l’intento disperato di portare il lettore ad una commozione che poi naturalmente (o almeno nel mio caso) non avviene. C’è una sorta di sdolcinatezza forzata nelle interazioni tra i personaggi, addirittura morbosa e per nulla realistica: sorrisi su sorrisi reiterati che dopo centinaia di pagine danno quasi la nausea. Infine i luoghi comuni sulla scuola che “ha subito troppi tagli” con professoresse che “scendono in trincea”, espressioni di disarmante banalità come “la vita non si baratta”, “i bambini non guidano”, “shopping selvaggio” , “bello e maledetto”, “l’invisibilità è un privilegio”, “i lupi evitano gli esseri umani” e così via.

Come può una professoressa proporre un libro così dozzinale ai suoi studenti? Ai miei tempi si consigliava Elsa Morante, Alberto Moravia, Verga, Pirandello, Pasolini persino. Certo, a volte c’erano cadute di stile (una volta ci avevano obbligato a leggere “La neve se ne frega” di Ligabue), ma non si è mai arrivati ad un libro così pretenzioso che utilizza un tema così delicato, drammatico, doloroso per molti semplicemente per farsi pubblicità. La lettura del libro mi ha lasciato una gran rabbia per tutti coloro che ogni giorno lottano per il riconoscimento della propria diversità, della propria libertà, e a loro va tutta la mia solidarietà che non si basa su metafore ridicole e su un lessico di imbarazzante semplicità, su un romanzo squilibrato da ogni punto di vista, che utilizza una scena di sesso solo per divertimento, per fare scalpore (perché obiettivamente non era affatto indispensabile). Quello dipinto da Sei come sei è solo la superficie di un universo complesso, ancora troppo lontano dall’essere accettato come normalità, di un universo carico di sentimenti veri, di disperazione, di scoramento. Non di blande descrizioni superficiali e sorrisi reiterati fino alla nausea.

(Nella foto il San Giuseppe col bambino di Francisco De Herrera il vecchio, opera centrale in Sei come sei di Melania Mazzucco)