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di Maria Silvia Marozzi

Di recente, è comparsa su Facebook la pagina dal nome “Fuga da Macerata”, nata, si legge, in seno alla campagna BOYCOTT MACERATA. Esplosa con la questione omofoba di cui tanto si è sentito parlare in città, la pagina ha approfittato per puntare il dito sul fatto che Macerata sarebbe “di una noia mortale” eccetera. La situazione eppure sembra tutt’altro che sterile: Macerata pullula di eventi cui è difficile star dietro, i cui protagonisti sono quasi sempre Cultura per tutti i gusti e facoltà, a braccetto con Musica e Spettacolo.

“Nuove frontiere tra formazione e lavoro” apre la rassegna “Pimo Maggio Ma(r)che Festival!”, gli Africa Unite la chiudono. Senza sottintendimenti, i due poli sono emblematici di come in effetti le due componenti di cui sopra vengano incluse nel medesimo festival. A proposito del primo incontro, i movimenti in corso nella ricerca e nella progettazione risultano appassionanti e, a tratti, incredibili. Emilio Antinori è designer operante in città e l’innovazione cui sta lavorando consiste nel proporre nuovi materiali per stampanti 3D. La nuova frontiera della tecnologia permette già di far sì che modelli di progetto, protesi ed altri oggetti possano essere letteralmente inviati tramite computer: un giusto affinamento delle potenzialità di questa invenzione, rappresenta un futuro che aspetta di essere costruito. A quanto pare c’è già chi ha accolto la sfida.
Il rettore Flavio Corradini dell’ateneo di Camerino ha illustrato la nuova realtà degli investimenti su progetti di giovani studenti da parte di aziende che si fondano sull’apporto delle “nuove leve” della società. Egli stesso ne ha fondata una nel 2007 insieme a studenti, che sembrano confermare il dato esposto da Calvino, vista la loro provenienza da facoltà umanistiche: “E’ la letteratura-è venuto il momento di dirlo- il campo d’ energie che sostiene e motiva questo incontro e confronto di ricerche e operazioni in discipline diverse, anche se apparentemente distanti o estranee. E’ la letteratura come spazio di significati e di forme che valgono non solo per la letteratura. Noi crediamo che le poetiche letterarie possano riandare a una poetica del fare, anzi: del farsi.”
Tra la musica della banda, i palloncini le bandiere le carrozzine le nuove proposte canore e quelle affermate si è insinuato il secondo incontro culturale dal titolo “Storie per guardare oltre la crisi”.
La direttrice di Popsophia Lucrezia Ercoli espone la sua ricerca portata avanti nelle scuole del territorio di Pesaro, da cui emerge chiaramente che molti giovani lamentano il presente. Io direi lamentano, e basta. Almeno questo è ciò che emerge dalle risposte ottenute, se si crede che lamentare il passato o l’assenza in fin dei conti sia sterile, pigro, arrendevole e anche un po’ irritante. Eppure è questa la tendenza: denunciare una situazione decadente nella quale ogni tentativo di azione è inutile. Atteggiamento del resto più immediato di fronte alla profezia della catastrofe (oggi per “profezia” si potrebbe intendere il continuo martellare dei mass media che ormai è degradato nell’estremismo, nella spettacolarizzazione del suicidio, negli elenchi e nei numeri che sommano altri numeri che sono la somma dei debiti. Insomma, “-è venuto il momento di dirlo-”, ormai la rubrica metereologica sembra essere la sola vera speranza di consolazione, magari portando con sé la bella notizia di un fine settimana di sole e mare). La filosofia della Ercoli, esattamente opposta al lassismo, si vede riflessa nella pratica col progetto “SeeMc”, un’idea della giornalista Marta Scocco che coinvolge professionisti del video making, della fotografia e del montaggio, che in veste di insegnati partecipano alla realizzazione di documentari in collaborazione coi loro allievi. In arrivo, “Reinventarsi è un lavoro” ha ricercato ed esporrà i lavori diversi di gente accomunata dalla capacità di far fruttare, anche e soprattutto in termini di economia, le proprie inclinazioni, il proprio talento.
Per quanto riguarda l’elemento musicale poi, le giornate sono state riempite da giovani e giovanissimi aspiranti musicisti: una formazione soltanto si è aggiudicata l’incisione di un disco alla nuova sala di registrazione Potemkin di Andrea Mei, a Macerata. E chissà se per i Velvet Clouds questo rappresenti l’inizio della carriera lavorativa.
A voler esser critici, è degno di nota il fatto che molte canzoni degli aspiranti artisti siano scritte in lingua inglese. Io sono stata attenta, in questo articolo all’uso personale di questo idioma: per quanto ci si possa imporre di proseguire sulla strada linguistica nazionale, ormai la nuova koinè è un dato che può solo essere accolto. Termini come “mass media”, “designer”, “video making” possono essere usati nel significato comunemente inteso, solo per questa via. Tutto ciò che però può essere reso in italiano o omesso in inglese senza mancanze rilevanti, si può inserire o no solo a seconda del gusto di chi scrive.
Insomma, per tirare la conclusione di questa rassegna, la citazione del vice sindaco Federica Curzi è significativa circa l’ideale, chiaro in verità, che il I Maggio di tutti gli anni porta con sé: l’art. 35 della Costituzione a tutela dei lavoratori. Al di là dei giudizi sulla possibilità di modificare la Carta o meno, lo spunto lanciato è interessante: “Si dovrebbe parlare di tutela del lavoro più che dei lavoratori: in tal modo, si includono nell’articolo anche i cittadini che il lavoro non l’hanno”.
In effetti, parlare di lavoro anziché di lavoratori risulterebbe di portata maggiore e creerebbe le condizioni per rivedere tanti fattori ormai potremmo dire antropologici della società lavorativa stessa. Rivederli, correggerli, ampliarli. Del resto in crisi ci siamo già da un pezzo.

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