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di Ilaria Piampiani

“La musica infine, l’unificatrice – niente di più spirituale, niente di più sensuale, una divinità, eppure completamente umana – che avanza, prevale, occupa il posto più alto; capace di dare, in certe contingenze e campi, ciò che null’altro saprebbe dare.” –Walt Whitman-

Parole più esatte di quelle sopra espresse da Walt Whitman non ce ne sono per descrivere il debutto della seconda edizione di Cecchetti in Jazz, rassegna che ha preso il via lo scorso 24 aprile con il raffinato concerto di Israel Varela Trio e la splendida esibizione della ballerina di flamenco, Karen Lugo. Un nome quello di Varela che apre il sipario a tre appuntamenti imperdibili per gli appassionati del genere e, allo stesso tempo, affascinanti per i profani che decidono di educare il proprio orecchio a nuove sonorità.

Il batterista messicano dona immediato prestigio a questa seconda edizione, sotto la direzione artistica di Luca Scagnetti e Gianluca Diomedi, presentando una selezione di brani tratti dai suoi tre CD, resa ancora più eccezionale dalla presenza di due musicisti eccellenti: il bassista Alfredo Paixao e il pianista Angelo Tabucco. Il palco prende subitanea vita insieme agli strumenti che la fanno da padrone, nell’atmosfera raccolta del Teatro Cecchetti che si trasforma quasi in un “salotto privilegiato” in cui lo spettatore si siede per mutarsi in ascoltatore sopraffino di una musica della nobili sfumature.

Le note del talentuoso batterista di Tijuana ci fanno sentire sulla pelle i caldi venti e i sapori decisi della cultura latino americana, la determinata sensualità del movimento attraverso l’appassionato flamenco che si anima tra le vesti, i capelli corvini e gli occhi d’ebano di Karen Lugo, perfetta nella sua travolgente passione. Si intuisce la perfetta sintonia tra i tre musicisti, come anche quella tra danza e note, volta a creare un’atmosfera assolutamente coinvolgente che riesce a rapire la platea e a strappare un applauso improvviso e inaspettato.

Varela riesce a coniugare con maestria un’incredibile raffinatezza melodica alle tipiche sonorità andaluse, senza mai cadere nella banalità e sempre rievocando le sue origini e i ricordi che porta con sé in viaggio per il mondo. Da grande artista egli rivive e reinterpreta il jazz rendendolo più fruibile a un pubblico esteso, intrecciando armonie tradizionali ad un delicato e caldo sperimentalismo. Come già anticipato prima, il valore aggiunto è incarnato dalle musicali movenze della pluripremiata ballerina messicana, la cui energia danzante si palesa anche solo nell’incedere del passo e nell’espressione del volto; la “drammatica vitalità” del flamenco prende il sopravvento ipnotizzando lo spettatore, assorto e ammaliato da suggestioni tipicamente latine.

Colpisce inoltre l’estrema e piacevole umiltà di un musicista di prestigio, che nondimeno vanta collaborazioni con Pat Metheny, Mike Stern, Charlie Haden e Pino Daniele, nel rapportarsi con il pubblico, nell’incontrarlo a fine serata, evitando un inutile snobismo, per raccontarsi e firmare autografi. Tutta la sua genuinità, la sua semplicità e passione, traspare da ogni singolo pezzo eseguito come anche dalle risposte date a Rosetta Martellini, presidente dei Teatri di Civitanova, nella breve intervista rilasciata sullo stesso palco; Varela, infatti, con estrema naturalezza, sottolinea quanto l’essere una persona vera incida sull’essere un artista autentico poiché, sia sul piano umano che lavorativo, solo attraverso la verità si può trovare il proprio posto, nel mondo come nella musica, una musica che non si divide in generi ma che vuole essere universale.

La prima serata di questa coraggiosa rassegna volge al termine e si esce dal Teatro Cecchetti affrontando l’aria frizzantina della sera con uno speziato calore di terre assolate. Il prossimo appuntamento è già fissato per l’8 maggio con Drumpet, concerto a due di Lorenzo Tucci e Fabrizio Bosso, dove batteria e tromba si sposano in un connubio originale di ritmi tribali e le sfumature nuove di una sonorità inedita. Un trio, composto da Stefano Bedetti, Stefano Senni e Roberto Gatto, chiude il 22 maggio con un “repertorio improvvisato” dal sapore mediterraneo e dalla contaminazione ricercata di altri generi.

Un incoraggiamento, dunque, ad accettare l’invito a farsi stupire da grandi artisti che fanno della musica una valida ragione di vita, metamorfizzando se stessi e diventando un tutt’uno con il proprio strumento, affidandosi a questa Musa che unisce umano e divino, dando respiro allo spirito senza soffocarne la sensualità.

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