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di Lorenzo Marconi*

Il 25 Aprile è un giorno di festa, di allegria, di condivisione della storia recente di questo paese che, proprio in momenti difficili come quello che stiamo attraversando, può esserci d’aiuto per ritrovare le radici di un processo lungo e doloroso ma che ha posto le basi per 70 anni di pace e di sviluppo.
Una storia in cui non sono mancati errori, conflitti laceranti e per una parte troppo ampia di cittadini, sacrifici eccessivi, ma, in ogni caso, piena di opportunità che non avevano avuto coloro che si trovarono a vivere la prima metà del secolo XX.
Una festa che insieme al doveroso ricordo vuole continuare ad informare ed a stimolare approfondimenti e riflessioni sulle vicende tanto complesse di cui occorre conoscere luci ed ombre per poterne essere consapevolmente orgogliosi.
Orgogliosi in primo luogo per il contributo, essenziale, che la Resistenza ha dato alla vittoria Alleata contro il nazismo e il fascismo nei lunghissimi mesi che prepararono e precedettero l’insurrezione.

“Nel mese di aprile vennero catturati dai partigiani (italiani) complessivamente più di 40.000 prigionieri tedeschi o fascisti….Furono salvati dalla distruzione obbiettivi quali ponti, strade, comunicazioni telegrafiche e telefoniche di vitale importanza per una rapida avanzata. Complessivamente più di 100 centri urbani furono liberati, prima che noi giungessimo, dai partigiani…..Senza queste vittorie partigiane non vi sarebbe stata in Italia una vittoria alleata così rapida, così schiacciante e a così poco prezzo.”

Parole del comandante della Special Force – il servizio incaricato del collegamento tra gli Alleati e i Partigiani – scritte al Quartier Generale Alleato; troppo spesso dimenticate e occultate.
Il 25 Aprile è il ricordo di quella lunga stagione, di quelle notti passate nel timore di essere scoperti, di quelle giornate in cui si attaccava il nemico e si veniva attaccati, in cui, per terrorizzare la popolazione, i nazifascisti, compivano stragi terribili in ogni angolo del paese; festa della Liberazione da quelle tragedie e dalle cause che le determinarono, tra cui spicca l’incapacità di affrontare questioni politiche, economiche e sociali generate da un imponente processo di trasformazione che si stava realizzando e che ai più sembrò si potessero sciogliere con l’uso della forza, con la semplificazione politica, con la regimentazione e il controllo della cultura, con la repressione del dissenso.
E’ il rifiuto di tutto questo e la presa di coscienza di dover trovare il modo di superare questi limiti ed incapacità che animò le partigiane ed i partigiani, i civili e tutti coloro che quel giorno di 70 anni fa si riversarono nelle strade, per respirare, a pieni polmoni la riconquistata Libertà e con essa la possibilità di un futuro di pace che spinse molti di loro, a ricordare, anno dopo anno il 25 Aprile; a farne un momento di riconoscimento collettivo in cui ricercare le ragioni per un nuovo impegno in grado di dare vita e corpo a quel progetto di maturazione civile, economica, sociale e culturale sancito dalla Carta Costituzionale.
Per l’Anpi il 25 Aprile è anche il momento di verifica e di rilancio dell’impegno quotidiano che si articola, a livello locale e nazionale, in una molteplicità di azioni per ricordare questa storia, non tanto e non solo, per onorare le nostre radici insieme a tutti coloro che le hanno piantate, ma per trovare in essa la forza, la determinazione e la consapevolezza per affrontare le grandi e profonde trasformazioni che caratterizzano l’odierna esperienza.
La nostra convinzione e quella di potere e dovere contribuire a che si eviti di commettere gli stessi errori del secolo passato, attingendo all’inestimabile patrimonio di cultura politica e civile dell’antifascismo e della Resistenza; operando perché tale patrimonio possa entrare in relazione con le istanze e le esigenze delle nuove generazioni che, nonostante tutto, in questi anni hanno, in più occasioni, dimostrato di non voler subire passivamente il dispiegarsi della crisi.
Per questo nel 2009, partigiani e giovani antifascisti, hanno avviato un nuovo processo di radicamento dell’Associazione in tutte le provincie italiane, per realizzare una sempre più intensa presenza nella vita pubblica con la proposizione di temi, questioni, vicende prima ignorate.
Iniziative volte a far emergere la verità sulle stragi nazifasciste del 43-45 e sulla mancata individuazione e punizione dei responsabili; per il riconoscimento del ruolo decisivo delle donne nella Resistenza; per denunciare la perdurante violenza e discriminazione nei confronti delle donne, il riemergere del razzismo verso gli immigrati e gli omosessuali; per denunciare il sostegno, diretto ed indiretto che le organizzazioni fasciste e naziste, in diversi paesi d’Europa, ricevono dai governi e dalle forze politiche consevatrici; per la difesa dell’art. 138 della Costituzione insieme con il carattere realmente rappresentativo delle Assemblee elettive (Camera e Senato); per una legge elettorale che non assegni premi di maggioranza esorbitanti e anticostituzionali; perché finalmente si avvii un mutamento radicale del modo di essere dei partiti, dei comportamenti politici, nelle istituzioni e nella società, condizione imprescindibile per restituire fiducia ai cittadini; per tornare alla politica come l’avevano immaginata i Costituenti – strumento per il concorso dei cittadini alla determinazione della politica nazionale – e ripristinare una struttura complessiva delle istituzioni, fatta di pesi e contrappesi e di corretti rapporti tra Parlamento, Governo e organi di garanzia.
Ancora una volta un 25 Aprile da protagonisti.

*Lorenzo Marconi
Presidente Associazione Nazionale Partigiani d’Italia
Comitato provinciale di Macerata

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facebook: Anpi Comitato provinciale Macerata
twitter: ANPI_MC

(in foto: la liberazione di Ancona)