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di Giulia Boschi

L’Università è un luogo di ricerca e indagine in cui si tenta di far luce su punti poco chiari di avvenimenti o temi più o meno remoti.
Si dice che la conoscenza renda liberi e forse è questa la meta a cui puntano uomini come Rosario Priore, magistrato e Presidente onorario di Corte di Cassazione, che lo scorso 15 aprile, dietro invito del Professore Angelo Ventrone, ha tenuto una lezione sul tema: “Il giudice e la storia. Il caso Moro”, presso l’aula A del polo di scienze politiche ed economia di Macerata.

Oltre a essere stato il giudice istruttore del caso Moro, Priore ha seguito molti altri processi importanti come quelli per la strage di Ustica e per il tentato omicidio di Giovanni Paolo II, fino alle istruzioni relative a organizzazioni terroristiche nazionali e internazionali, ad esempio le Brigate Rosse, la Fazione Armata Rivoluzionaria Libanese o FARL e la Jihad islamica.
Insieme ai colleghi delle Procure e degli Uffici d’Istruzione, delle città più colpite dal fenomeno terroristico, ha inoltre dato vitaa un coordinamento tra uffici inquirenti, con periodici incontri tra i rappresentanti di tutti gli Uffici di Roma e di altri capoluoghi di regione, volti ad esaminare l’evolversi del terrorismo nelle diverse regioni d’Italia e gli sviluppi processuali delle singole inchieste .
Successivamente Priore estese questa organizzazione anche oltre i confini nazionali, mediante l’uso di commissioni rogatorie dirette, a norma della Convenzione di Strasburgo sul piano europeo, per indagini sulle organizzazioni terroristiche internazionali.
Come Priore ha affermato nell’arco della lezione sono ancora molti i casi giudiziari irrisolti in Italia, un esempio ne è appunto l’omicidio di Aldo Moro di cui ancora, a distanza di più di trent’anni, non si conoscono dettagli rilevanti:
«Il caso Moro è solo l’esempio di molti altri processi in cui c’è sempre qualcosa di indicibile. Tuttora pende un’istruttoria per l’omicidio dell’onorevole Moro, ma il fatto è che ci sono delle aree estremamente protette e ancora oscure su cui bisogna lavorare.
Ritengo pero’ che l’indicibile sia ormai ridotto al minimo, perché sono passati molti anni e nessuno avrebbe più interesse a tenere nascoste determinate cose.
C’era un interesse fortissimo, sia politico che storico a mantenere il segreto, ci sono degli eventi che meritano questo trattamento perché se detti nell’immediatezza rischiano di cagionare dei contraccolpi molto forti, in particolare nei rapporti internazionali.
In realtà essi sono fatti sotto gli occhi di tutti, abbiamo mantenuto il segreto sul lodo Moro perché se fosse stato palesato nei tempi di maggior tensione nel nostro paese, avrebbe sicuramente scompigliato dei rapporti internazionali tra il nostro paese e gli altri stati.»
Andando avanti con la lezione lo stesso Priore ha affermato che in realtà le Brigate Rosse non siano altro che la punta di un iceberg molto più grosso, dietro cui si celano figure collegate ad altre organizzazioni, alcune legate addirittura ad ambienti istituzionali:
«I rapporti politici tra gli stati e le relazioni politiche internazionali che esistevano all’epoca dell’assassinio di Moro continuavano in un certo senso la lotta tra gli stati per il dominio sull’Europa. Erano lotte impressionanti, perché avere il dominio sul nostro continente significava, almeno fino a pochi decenni fa, avere il dominio sull’intero globo, ci si scontrava dunque per questioni di rilievo eccezionali che comportavano anche lotte durissime, direi quasi all’ultimo sangue, perché hanno cagionato moltissimi morti e attentati.
Anche all’interno dei nostri servizi segreti, c’è stato un pesante scontro tra fazioni che erano filo-arabe e filo-israeliane, si tratta di lotte che ormai sono incomprensibili ai nostri occhi, ma che esistono, sono esistite e forse dureranno ancora.»
Molti sono dunque i fili che conducono alla grande matassa che rappresenta la storia degli ultimi 50 anni e cercare di scioglierli è nostro dovere. Ma se proprio non possiamo più farlo in nome della tanto acclamata giustizia, visto quanti anni sono passati, possiamo e dobbiamo continuare la ricerca almeno per amore della verità storica.

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