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filo unico dessì

di Camilla Domenella

Ho sempre considerato le arti in un’ottica cronologica implicante il concetto di progresso. Il progresso è una serie di risultati ottenuti da risultati precedenti, una evoluzione senza un fine e forse con una fine.
La musica, in particolare, mi era sempre apparsa come l’arte “reazionaria” per eccellenza. “Reazionaria” non dal punto di vista sociale, sia chiaro. È quel suo utilizzare le stesse note, da secoli e secoli, che mi faceva pensare ad essa come a uno scoglio in mezzo al mare in tempesta, bagnato ogni volta da un’onda diversa, ma irriducibilmente saldo al fondale.
Per questo, quando per la prima volta lessi “Nuova Musica”, trasalii e cominciai a congetturare. Quell’aggettivo, “nuova”, non mi convinceva. Poi andai a teatro e compresi. Una musica può essere nuova quando segna una svolta, quando compie una rivoluzione come i pianeti intorno al sole, quando la musica stessa non è più quello scoglio isolato, ma il mare in tempesta.
Parlare di Nuova Musica allora ha senso. E chi si fa interprete di questa innovazione è la Rassegna di Nuova Musica.

Da trentadue anni, la Rassegna, voluta dal contrabbassista e compositore maceratese Stefano Scodanibbio, scomparso due anni fa, accoglie tutti quei musicisti che la musica l’hanno rivoluzionata, trasformata, scomposta, decostruita e infine ricostruita. Quelle note, teoricamente sempre le stesse, possono essere mescolate o abbandonate, per creare un linguaggio inaudito. Inaudito sì, non incomprensibile, anzi, espressivo della contemporaneità paradossale nella quale siamo immersi. La Rassegna di Nuova Musica redige questo linguaggio: si offre come unico intermediario fra l’innovazione musicale che verrà e quella che, interiormente, è già venuta.

Macerata ha il privilegio di ospitare questa manifestazione, che attrae personaggi celebri del panorama musicale internazionale. Ospite della scorsa edizione, per esempio, è stato Terry Riley, compositore e pianista statunitense, tra i maggiori rappresentanti della musica minimalista.
L’associazione Nuova Musica ha poi aderito al progetto del Comune di Macerata Lost In Library. Nel mese di marzo, la biblioteca Mozzi-Borgetti ha quindi fatto da sfondo visivo agli appuntamenti sonori di Nuova Musica. Quattro serate, tra chitarra, contrabbasso, violoncello e sax, che hanno anticipato il vero e proprio evento. Consueta ormai, la collaborazione con Rai Radio3, che registra e trasmette i concerti della Rassegna.

L’edizione di quest’anno, la trentaduesima appunto, si aprirà questa sera, alle 21.15 al Teatro Lauro Rossi di Macerata. La serata d’esordio vedrà protagoniste le opere di Fausto Romitelli, compositore italiano di fama mondiale scomparso nel 2004, interpretate dall’ensemble Alter Ego diretto da Tonino Battista.
Per sabato, è invece prevista l’esecuzione di brani di Georg Friedrich Haas, Gérard Grisey, Fausto Romitelli, Tristan Murail, e della finlandese Kaija Saariaho. Le loro composizioni rappresentano i capisaldi della musica cosiddetta “spettrale”, genere che, tra gli anni ’70 e ’80, rivoluzionò l’intera estetica del suono. Ad interpretarle saranno l’Alter Ego ensemble, il Quartetto Maurice, e il sassofonista Gianpaolo Antongirolami.
L’ultima serata, quella di domenica, nasconde forse una sorpresa. Vi sono ammessi solo 90 partecipanti. 90 eletti che ascolteranno “Quartetto n. 3 in iij. Noct.” del compositore austriaco Georg Friedrich Haas, eseguito dal prestigioso Quartetto Maurice.

Accanto a questi nomi importanti, va citato quello di chi ha reso e rende possibile questo grande evento: Gianluca Gentili. Direttore artistico, chitarrista eccelso, e intervistato ideale.

 

Questa trentaduesima edizione della Rassegna di Nuova Musica è dedicata al compositore italiano Fausto Romitelli, scomparso nel 2004, e a quella corrente musicale chiamata “musica spettrale”. Come è nata l’idea di proporre questo repertorio?

Fausto Romitelli è stato uno dei compositori più sorprendenti ed interessanti nel panorama della nuova musica della fine del ‘900. A dieci anni dalla sua prematura morte, abbiamo pensato di dedicare alle sue musiche larga parte del programma di quest’anno. Le opere che abbiamo scelto sono tra le più rappresentative del suo catalogo: il quartetto per archi ed elettronica Natura morta con fiamme del 1991, le tre Lezioni di Professor Bad Trip composte tra il 1998 e 1999, le due Domeniche alla periferia dell’Impero scritte tra la metà degli anni ’90 e il 2000 e alla sua composizione forse più eseguita e conosciuta Trash TV Trance per chitarra elettrica del 2002.

I compositori che completano il programma, Grisey e Murail in primo luogo, hanno avuto un ruolo fondamentale nella nascita e sviluppo della corrente “spettrale” dalla quale Romitelli ha tratto ispirazione pur seguendo un suo personalissimo percorso.

Per cosa si caratterizza la “musica spettrale”? Quali sono gli elementi sonori (e non solo) che la contraddistinguono?

Il materiale sonoro utilizzato dalla “musica spettrale” è ricavato dalle proprietà acustiche del suono, dall’analisi del suo spettrogramma quindi dai suoni armonici derivati. Ogni suono, di qualsiasi fonte esso derivi (dalla singola nota di uno strumento musicale al suono ambientale arrivando fino al rumore), contiene una differente serie di componenti armoniche che, rilevate da spettrogrammi, sono alla base della composizione spettrale. Il suono è quindi al centro del processo compositivo. Grisey diceva: “Noi siamo musicisti e il nostro modello è il suono, non la letteratura; il suono, non le matematiche; il suono, non il teatro, le arti plastiche, la teoria dei quanti, la geologia, l’astrologia o le agopuntura.”.

 

Nella serata d’esordio, l’ensemble Alter Ego, diretto dal maestro Tonino Battista, eseguirà Domeniche alla periferia dell’impero e Professor Bad Trip, entrambe opere di Fausto Romitelli. Professor Bad Trip, in particolare, è una sorta di trilogia psichedelica ispirata dalla lettura del poeta surrealista Henry Micheaux e dalla serie dei Tre studi per autoritratto di Francis Bacon.
L’opera, però, porta anche il nome di un famoso illustratore italiano (Gianluca Lerici, il cui nome d’arte era appunto Professor Bad Trip), che in un suo disegno aggiunse la didascalia: “sono qua, nel bunker, dietro mura d’acciaio mentale spesso novanta psicocentimetri”.
Se dovessimo descrivere la musica di Romitelli, sarebbe questa una definizione adeguata? Qual è l’atmosfera che si respira, o meglio, si ascolta, nelle composizioni di Romitelli?

Non ho avuto la fortuna di conoscere personalmente Romitelli, ma ho tanti amici musicisti che hanno avuto la possibilità di frequentarlo e di eseguire sue opere con lui presente.
Diversi di questi fanno parte del gruppo Alter Ego.
Dai loro racconti mi è sembrato di capire che fosse una persona curiosa, vivacissima e sempre in movimento. La sua musica lo conferma! Nelle sue composizioni si possono trovare tracce assai eterogenee: dai Pink Floyd a Karlheinz Stockhausen, da Jimi Hendrix a György Ligeti, Pan Sonic, Sonic Youth, nascosti nella trama di un tessuto compositivo originalissimo e vitale.

 

Nella seconda serata, si alterneranno sul palco l’Alter Ego ensemble, il Quartetto Maurice e il sassofonista Gianpaolo Antongirolami. Come è nata e cresciuta la collaborazione tra l’associazione Nuova Musica e questi artisti?

Quasi tutti i componenti di Alter Ego hanno già partecipato, come solisti, ad altre edizioni della Rassegna; questa è la prima volta che li ospitiamo come ensemble. Sono amici e musicisti straordinari. Lo stesso posso dire di Antongirolami che ormai, da anni, è ospite fisso al Festival.
Il Quartetto Maurice l’ho ascoltato l’estate scorsa a Firenze al Festival di Villa Romana dove ha eseguito il quartetto nr. 3 di Haas in programma a Macerata. È stata, per me, un’esperienza travolgente sia per l’esecuzione che per la musica ascoltata. Per il QM è la prima volta a Macerata.

 

Il programma della seconda serata prevede anche l’esecuzione di “Cendres”, opera della compositrice finlandese Kaija Saariaho. Non è così scontato trovare un nome femminile nella storia della musica… Secondo Lei, perché?
Il Macerata Opera Festival, col quale l’associazione Nuova Musica collabora, ha proposto, per l’imminente stagione lirica 2014, tre direttrici d’orchestra. È segno che il mondo musicale sta pensando alle donne non solo come interpreti?

Rimanendo nell’ambito della Rassegna abbiamo presentato, qualche edizione fa, alcune opere (incise poi per WERGO) della compositrice russa Galina Ustvolskaya. Così è stato per un’altra importante compositrice russa, Sofija Gubaidulina, alla quale è stato assegnato, nel 2013, il Leone d’Oro alla carriera alla Biennale Musica di Venezia.

Trovo sia molto difficile rispondere al perché ci siano poche donne nella storia della musica ma sono convinto che dalla seconda metà del ‘900 ad oggi, molte verranno ricordate.

Macerata Opera Festival ha chiamato a condurre tre direttrici che sono, al di là del genere, ottime interpreti.Allo spettacolo di domenica, che vedrà l’esecuzione dell’opera Quartetto No.3 “In iij. Noct” di Georg Friedrich Haas, potranno assistere solo 90 partecipanti, previa prenotazione. Perché? Cosa ha di particolare questo spettacolo?

Lo spettacolo avrà luogo sul palcoscenico. Il pubblico (massimo 90 partecipanti con prenotazione obbligatoria) verrà collocato al centro seduto su dei cuscini. Le quattro componenti del Quartetto si disporranno ai quattro angoli. Una volta sistemati tutti si spegneranno le luci. Musica al buio. Così è scritto in partitura.

 

Quasi tutti i compositori che la Rassegna di Nuova Musica presenta quest’anno, hanno frequentato l’IRCAM, Insitut de Recherche et Coordination Acoustique/Musique di Parigi. La Francia si è quindi attestata come uno dei maggiori centri per la ricerca musicale. Perché in Italia invece è così difficile fare musica?

L’IRCAM è un’istituzione importante per il suo ruolo di ricerca, di condivisione e produzione musicale. La Francia, come la Germania ed altri paesi del nord Europa hanno investito molto su centri dedicati alla musica contemporanea. È normale che i compositori siano attratti dalla possibilità di sperimentare, e, fattore non trascurabile, di usufruire di borse di studio che consentano loro di lavorare con tranquillità.

 

La Rassegna di Nuova Musica intanto cresce e si afferma. Ricordiamo l’anno scorso la presenza del grandissimo Terry Riley. Possiamo parlare di Macerata, e della Rassegna di Nuova Musica in particolare, come polo attrattivo musicale, che va via via affermandosi?

 

Diciamo che, dopo 32 anni, la Rassegna è ormai conosciuta a livello nazionale ed europeo come uno dei festival più prestigiosi nell’ambito della musica contemporanea. Merito di Stefano Scodanibbio naturalmente.

Ricordo che ormai da molti anni RaiRadio3 trasmette integralmente i concerti del Festival.

 

Quest’anno la Nuova Musica si è introdotta all’interno della biblioteca Mozzi-Borgetti. L’associazione ha infatti partecipato al progetto Lost in Library.
In che modo l’associazione Nuova Musica ha contribuito? Quanti e come sono stati gli spettacoli?

L’Associazione Nuova Musica di Macerata, nel mese di marzo, ha curato l’organizzazione di 8 concerti tenuti da quattro musicisti.
I concerti, all’interno del progetto “Lost in Library” si sono svolti nella Sala Castiglioni.
Ogni singolo artista si è esibito in due orari differenti: in orario serale principalmente per gli studenti universitari e il giorno dopo al mattino per gli alunni delle scuole secondarie di I grado e di II grado.
Penso sia stata un’esperienza davvero positiva sia per la partecipazione del pubblico che per l’interesse che hanno dimostrato i ragazzi rispetto ad un repertorio certamente per loro non usuale. “Lost in Library” si è rivelata un’ottima iniziativa, sarebbe davvero un peccato non replicarla in futuro.

 

(In foto: “Filo Unico”, di Gianni Dessì, artista amico del fondatore della Rassegna di Nuova Musica, Stefano Scodanibbio)

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