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di Marco Di Pasquale

Un fascino particolare avvince chiunque si trovi di fronte ad una personalità d’artista che si compie e trova la propria cifra in maniera al contempo complessa e naturale. Questo è accaduto martedì sera al Teatro Lauro Rossi di Macerata durante la terza serata del festival Macerata Jazz che ha visto protagonista la cantante Cristina Zavalloni accompagnata dalla Radar Band in un concerto di presentazione del loro progetto musicale “La donna di cristallo”: un evento che sicuramente resterà nella memoria dell’attento pubblico maceratese per qualità ed intensità.
Cristina Zavalloni è un personaggio particolare della scena musicale italiana, di un eclettismo curioso che la porta a conoscere diverse forme d’arte, dal canto al teatro, ad oscillare continuamente tra diversi stili e mondi, in un andirivieni quasi ossessivo tra musica colta barocca e la raffinatezza della sperimentazione novecentesca, tra i più famosi standard jazz e la melodia degli chansonniers francesi, tra i quali sembra di intuire una predilezione per Charles Aznavour, a cui anche a Macerata ha fatto un commosso omaggio con un’interpretazione voce-pianoforte di “Ed io tra di voi”. Ma le molteplici suggestioni che hanno intessuto il concerto non si fermano qui, trasformando i brani eseguiti dalla Radar Band in un viaggio vorticoso tra free jazz e prog rock, tra venature afro (una linea immaginaria ma allo stesso tempo salda tra Africa e Brasile, grande passione della Zavalloni) e solide radici che affondano nella cantabilità porteriana dello swing.
La poliedricità della personalità della cantante e le sue straordinarie potenza e versatilità vocali si esaltano nelle tessiture brillanti e mai scontate del leader della Radar Band, il sassofonista Cristiano Arcelli che insieme alla Zavalloni ha scritto il disco, in un’assidua ricerca dell’inedito, dell’inatteso. Questo risultato viene raggiunto anche grazie alle capacità indiscusse di ogni componente del gruppo, capace di stupire anche nel minimo dettaglio: Fulvio Sigurtà alla tromba, Michele Francesconi al pianoforte, Daniele Mencarelli al basso elettrico e Alessandro Paternesi alla batteria si rivelano musicisti all’altezza del compito di edificare intorno all’altalena estrema della voce una struttura solida, nient’affatto tenue e debole, ma che anzi in alcuni momenti intensi dell’esibizione le rubano la scena, come nel caso del duetto della sezione ritmica che tanto ha ricordato le acrobazie sonore di Jaco Pastorius o dei Weather Report e l’intensità frenetica di un Billy Cobham o dei King Crimson.
Il concerto corre veloce e divertente verso la conclusione, mostrandoci una Cristina Zavalloni padrona assoluta della scena muoversi tra i musicisti e la musica con disinvoltura ed anche ironia, come nella versione survoltata e “pimpante” (aggettivo da lei stessa usato) del classico apparentemente intoccabile “My favourite things”, con un sorriso rapito ed estatico, frutto di una maturità artistica lampante. E dopo le ondate di applausi che richiamano sul palcoscenico i sei musicisti, il doppio bis permette di apprezzare appieno le doti musicali dei diversi elementi, anche, ad esempio, grazie ad un grazioso fraseggio tra voce e sax, entrambi fuori microfono, che attribuiscono un sapore intimo di club anche ad un luogo ufficiale come il Lauro Rossi.
All’ultimo inchino dell’acclamato ensemble si ha la sensazione di aver partecipato anche fisicamente a questa performance, sentendo il brivido di soddisfazione percorrerci e attendendo ansiosamente l’ultimo appuntamento con il Macerata Jazz, domenica, sempre in teatro, con l’esclusiva nazionale del Freddy Cole Quartet, ennesimo dono di una stagione di indiscutibile rilievo.

(foto tratta dal sito ufficiale www.cristinazavalloni.it)

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