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di Giulia Boschi e Maria Silvia Marozzi

 

Ammirando la facciata principale dell’Arena Sferisterio di Macerata ciò che colpisce, al di là dell’architettura, è l’iscrizione che la sovrasta: «Ad ornamento della città a diletto pubblico la generosità di 100 consorti edificò MDCCCXXIX».

 

Tale epigrafe rimanda alla nascita della struttura, le cui origini risalgono al 30 agosto 1819 quando a Macerata, all’epoca sotto il Governo Pontificio, alcuni cittadini benestanti decisero di edificare a proprie spese un luogo in cui poter praticare il gioco della palla al bracciale, molto in voga nelle città marchigiane, della Toscana e dell’Emila e di soccorrere altresì “ il bisognoso artista, il miserabile giornaliere”, che stentavano per le difficoltà di fruizione dei loro talenti.

L’ “Obbligazione primordiale” che venne messa per iscritto alla fine della II Congregazione Pallonaria, istituita per approvare le leggi convenute dalla Società fondatrice, si apre così:

“Noi sottoscritti, essendo mossi dal desiderio di arrecare un maggior lustro e decoro alla città di Macerata, […] ci siamo determinati di formare un Gioco di Pallone fuori le Mura Castellane della suddetta città, a sinistra della porta del borgo S. Giovanni Batta (Porta Mercato)[…] ci obblighiamo di pagare scudi 100 per ciascuno, onde formare il gioco anzidetto[…].”

In Fede,

Pacifico Guarnieri, Giuseppe Salvi, Giuseppe Cav. Conventati, Filippo e Pietro fratelli Rossi, Felice Cruciani, Luigi Gabuzi, Pietro Ringressi, Telesforo Branca, Andrea Cardinali, Telesforo Carradori, Gentilina Bandini, Silvestro Pennacchietti, Alessandro Conte Marefoschi, Girolamo Mignardi, Francesco Conventati, Pantaleoni Pantaleone, Domenico Mattei, Niccola Ranaldi.

Doveroso sarebbe citare tutti i nomi di coloro che contribuirono alla realizzazione dello Sferisterio, ma come scrisse Pantaleone: “ogni buon cittadino deve preferir l’amor patrio al proprio interesse, alle sue private inclinazioni. Io mi pregio di essere da questo spirito animato.” In quali termini siano state redatte non è stato ricostruibile per il disordine e la mancanza di cure in cui risultò tenuto l’archivio antico durante le ricerche.

Anche il Consiglio del Comune, allora Comunità, approvò il progetto con 18 voti favorevoli, 12 contrari e Pantaleone astenuto, in quanto membro della Società fondatrice, cedendo suolo e concorrendo con un carato (100 scudi).

Da una simile impresa, si coglie non solo la volontà da parte dei mecenati di omaggiare la città di Macerata, uniti nel creare qualcosa di grande, ma anche il desiderio di migliorare la vita dei suoi abitanti, rendendoli partecipi di una novità che non poteva non coinvolgerli e non cambiare le loro vite.

Cominciò così l’avventura dei Consorti, che con il tempo crebbero fino al numero di cento, guidati dal cittadino Pacifico Guarnieri e appoggiati dal gonfaloniere Nicola Ranaldi, sotto il progetto dell’architetto, allora solo ventisettenne, Ireneo Aleandri.

Dieci anni più tardi, precisamente il 5 settembre 1829, i rappresentanti Ranaldi, Conventati, Fazi e Salvi comunicarono la fine dei lavori e l’inaugurazione dell’Arena. Lo Sferisterio venne aperto a competizioni sportive come incontri di tennis e pugilato, tauromachie, molto in voga sotto lo stato pontificio, spettacoli circensi e teatrali, fino ad approdare alla stagione lirica, con la prima messa in scena dell’Aida di Pieralberto Conti nel 1921, un successo che registrò più di 70.000 presenze, un numero che a oggi risulta ancora impareggiato nella storia dell’Opera lirica.

L’edificazione dell’Arena Sferisterio richiese un notevole impegno economico ai cento finanziatori, ma la generosità che li mosse a tale progetto non venne meno con la loro scomparsa. Il 17 marzo del 1985 infatti i discendenti dei Consorti, ossia coloro che furono “i Ceti degli addetti alla Toga, alla Mercateria, i possidenti”, riuniti nell’assemblea della Società Sferisterio, votarono all’unanimità la cessione gratuita dell’Arena al Comune di Macerata. Tuttora continua la loro collaborazione nell’attività culturale dell’Associazione Sferisterio, come parte del Consiglio d’Amministrazione. Oggi come allora, il sostegno dei cittadini continua a essere prezioso per la vita della musica lirica maceratese, infatti per i 50 anni del Macerata Opera Festival sarà possibile, per tutti gli amanti della Stagione, entrare a far parte di una nuova società: gli “Amici dello Sferisterio”.

Dei nuovi consorti, che come gli originari si impegnino, per amore della città, dei suoi abitanti e, fuor di ogni altra cosa, dell’arte del canto, a regalare nuove opportunità di marca artistica, attraverso contributi di vario tipo, che supportino la vita dell’Opera a Macerata.

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