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variazioni_enigmatiche

di Alessandro Seri

Caro Saverio, ricordi quella sera di gennaio di due anni fa quando a cena in un ristorante di Macerata ci confrontammo sui nostri rispettivi progetti imminenti? Fu la prima volta che sentii parlare de “Le variazioni enigmatiche” e scorsi nei tuoi occhi la luce dell’entusiasmo, la smania della sfida, quella voglia di tornare sul palco da attore, da interprete. Ci stupimmo rispetto agli intrecci che legavano i due progetti che stavamo portando avanti: il mio un romanzo epistolare ed il tuo una pièce incentrata ugualmente su uno scambio epistolare. Sorridemmo e ci bevemmo sopra in un brindisi di auguri.

Ora dopo due anni, finalmente ho trovato il coraggio di venirti a vedere, l’ho fatto senza l’accortezza di avvertirti, l’ho fatto dopo tante repliche fortunate di questa messa in scena e soprattutto l’ho fatto come piace a me e cioè in uno dei tanti piccoli teatri, il vero tesoro, del maceratese. Caro Saverio, ti ho finalmente visto e applaudito l’altra sera al teatro Giuseppe Verdi di Pollenza.

“Le variazioni enigmatiche”, che la regista Gabriela Eleonori ti ha affidato, è (lo scrivo per i lettori che intercetteranno questa missiva) un testo scritto dal drammaturgo e regista belga Eric-Emmanuel Schmitt nel 1996. Sono quasi certo che sia stata tua l’idea di portare in scena questo lavoro, sono quasi certo, ma pronto ad essere smentito, che la regia è stata costruita su di te, sulla tua figura, sulla tua capacità di rendere verosimile il personaggio principale, quel Abel Znorko premio Nobel per la letteratura (inventato), misantropo, solitario e circospetto.

Obiettivamente non potevi trovare un personaggio più adatto per la tua rentrèe da interprete. È un uomo affascinante e difficile questo Abel Znorko, un uomo che fa i conti con i temi chiave dell’essere, con le basi della filosofia moderna, con gli enigmi dell’umana contemporaneità come il concetto di tempo, il sentimento amoroso, la solitudine per scelta. Il tutto deliziosamente sfumato e reso credibile attraverso la musica, attraverso la sinfonia 96 del compositore inglese Edward William Elgar, la “Enigma variations” per l’appunto. Quindi a conclusione di questo prologo di lettera mi viene da dirti che ancora una volta hai colpito nel segno e ti sei donato per un progetto di altissimo livello.

Ora se me lo permetti, caro Saverio, proverò a recensire ciò che ho visto a Pollenza l’altra sera. Ho visto due ottimi attori sul palco, uno davvero bravo, bravo al punto da farmi dimenticare l’attore conosciuto per lasciare spazio al personaggio, bravo al punto da farmi provare indignazione o tenerezza per il soggetto e non solo per l’interpretazione. Quell’attore ovviamente sei tu, caro Saverio. L’altro attore, Gian Paolo Valentini ti è pari per intensità e coinvolgimento, ha tenuto la scena, non è mai andato sopra le righe. Ha fatto in modo che il pubblico, noi pubblico, ci ritrovassimo in lui, lasciando a te e ad Abel Znorko la responsabilità ed il peso dell’essere originale. Ho visto i tempi perfetti del teatro, diciamo che ho avuto una lezione di teatro e che ho imparato e messo in cascina a più non posso.

Ho assistito rapito ad un piéce di grande valore e in certi istanti, diciamo per tre quarti della recita, ho pensato che il testo fosse geniale e che Schmitt avesse scritto un capolavoro. L’ho pensato quasi fino alla fine quando l’opera eccede, almeno a mio avviso, in variazioni su variazioni tanto da lasciare (e in questo per mia indole ho trovato una colpa) che il sorriso e una certa ironia prendesse il posto della passione e dell’introspezione. Insomma come se ad un certo punto dell’opera Moliere scalzasse Roland Barthes dai miei pensieri. Essere innamorati della stessa donna, essere letterati, usare l’escamotage della misantropia per sviare i sospetti sulle proprie verità. Un concentrato antico di saggezza che per fortuna hai voluto interpretare.

Caro Saverio, mi congedo per ora, ringraziandoti per avermi ricordato che esistono i maestri. Mi hai lasciato intravedere l’arte del teatro, i suoi tempi, le sottolineature, il giusto e gli errori. Penso sia valsa la pena attendere due anni prima di vedere in scena questo “Variazioni enigmatiche”. L’attesa rende sempre valore alle cose. Al prossimo incontro caro Saverio.

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