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milenkovich foto

di Giulia Boschi

C’è chi nasce con la passione per la scrittura, chi ama la pittura, chi è bravo nella danza e chi è un genio della musica.Stefan Milenkovich rientra in quest’ultima categoria, se poi aggiungiamo che il suo amore per lo strumento musicale che lo ha reso celebre in tutto il mondo, il violino, comincia all’età di tre anni, si può ben immaginare con quanta naturalezza e familiarità ormai riesca ad esprimersi attraverso di esso, reinterpretando brani di grandi compositori come Bach e Paganini.

Milenkovich suona come solista dall’età di sei anni e ha avuto una carriera che lo ha portato a suonare in giro per il mondo, anche davanti a personalità come i presidenti Ronald Reagan e Mikhail Gorbaciov e il Papa Giovanni Paolo II, arrivando a festeggiare il suo millesimo concerto a soli sedici anni.

Il violinista di origini di origini serbe ha fortunatamente dato prova del suo talento anche al pubblico maceratese, presente al Teatro Lauro Rossi lo scorso 20 febbraio, esibendosi sulle note di tre composizioni per violino di Johannes Brahms, insieme all’Orchestra Filarmonica Marchigiana diretta da David Crescenzi.

Il concerto è stato aperto dalla sola Orchestra Filarmonica, Milenkovich è infatti salito sul palco dopo il primo dei quattro brani proposti di Brahms, con il suo violino simpaticamente sotto braccio e completamente a suo agio.
Vederlo duettare con l’orchestra è stato come assistere a uno spettacolo di teatro greco, quando l’attore interagisce con il coro in uno scambio di battute che si fanno ora accese ora più lente.
Così il violino di Milenkovich parlava e infiammava l’orchestra in un dialogo fatto di note, dove l’emozione era percepibile dai movimenti degli archetti un attimo frenetici e l’attimo dopo leggeri e languidamente lenti sulle corde dei numerosi violini, viole, violoncelli e contrabbassi presenti sul palco.

Affascinante era vedere come tutti fossero coinvolti allo stesso modo dalla musica, a cominciare dallo stesso Milenkovich che suonava e ascoltava rapito a occhi chiusi ogni movimento del concerto, perso in un coinvolgimento emotivo, che solo una passione così grande e continua come la sua possono dare.
Un’emozione che il violinista ha saputo racchiudere nella sua performance, affascinando il pubblico in sala che lo ha premiato con un lungo applauso, salutando la sua esibizione che concludeva la prima parte del concerto.

Successivamente all’intervallo, l’Orchestra Filarmonica Marchigiana, rimasta la sola protagonista del palco del Lauro Rossi, ha animato la seconda parte del concerto con cinque brani di Beethoven, ascoltati tutti d’un fiato, con qualche raro applauso tra un brano e l’altro, che veniva subito soffocato dai più esperti fruitori di musica classica.
L’orchestra, che ricordiamo essere composta non solo dagli archi, ma anche da flauti, oboi, clarinetti, fagotti, corni, trombe e timpani ha dato ulteriore prova della sua bravura, eseguendo magistralmente i pezzi del noto compositore tedesco, caratterizzati da un ritmo più sostenuto rispetto ai precedenti di Brahms.

Anche la seconda parte del concerto si è conclusa fra gli applausi soddisfatti del pubblico, con un calore e un entusiasmo che non avevano niente da invidiare a quelli riservati a Milenkovich.

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