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di Lucia Cattani

Le vie labirintiche di Macerata possono riservare inaspettati risvolti al viandante che, non preso come al solito dalla faticosa routine, decide di guardarsi intorno con un po’ di attenzione in più rispetto al solito, rispetto alle altre mille volte che lo hanno visto seguire quel familiare tragitto. Così può accadere per una vera meraviglia nascosta tra i mattoncini antichi, così tipici di questa cittadina. È appunto una di quelle mattine rilassate, dalle ore trascorse tra un caffè e qualche chiacchiera con i soliti amici, che potreste trovarvi all’improvviso nelle vicinanze di un portoncino poco visibile, quasi mimetizzato tra i suoi molti simili: facendo un po’ di attenzione potreste accorgervi che quel portoncino è l’entrata –a prima vista- di un piccolo museo di storia naturale, come tanti altri sparsi per la regione. Persino qualche paesino sperduto tra le verdi colline marchigiani può vantarsi di una piccola esposizione di storia naturale, e quindi lo spettatore non sarebbe né così sorpreso né così invogliato a visitare un luogo non di certo tanto pubblicizzato da poter essere ritenuto un valido investimento di tempo. Supponendo che invece lo spirito di avventura abbia la meglio sulla pigrizia, permettendo di far muovere i pochi passi necessari a varcare la soglia, una mattina annoiata qualunque potrebbe invece diventare memorabile e avvincente.

Si tratta infatti di un museo di tutto rispetto, sconosciuto ai più che non sia qualche ramingo disegnatore dell’Accademia di belle Arti giunto lì a trovare il modello per la sua prossima opera. Le prime stanze mostrano qualcosa di veramente accurato e affascinante: innumerevoli uccelli e mammiferi imbalsamati riempiono i primi due ampi locali. Oltre a cervi, gazzelle, gru, corvi, gabbiani maestosi e volatili di tutti i colori spiccano due trofei di caccia: niente meno che due teste gigantesche di rinoceronti e, poco distante, una leonessa immortalata nel suo ruggito regale.

Ad accogliere il viandante ci sono i due custodi del museo, disponibili e cordiali, felici di ricevere visite e mostrare le bellezze delle loro collezioni. La storia stessa del museo è costruita dall’impegno costante ormai da un ventennio dal paleontologo Romano Dezi e dallo studioso di minerali Cesare Rastelli. La passione di una vita sembra essere concentrata in queste stanze, che i due custodi mostrano con entusiasmo, rendendo l’osservazione ancora più interessante dai loro stessi racconti. È una passione che li lega da sempre, quella di Dezi e Rastelli per il mondo naturale e la ricerca paleontologica: questo sentimento si è materializzato nella volontà di condividere i reperti raccolti, acquistati o ricevuti durante più di un trentennio di lavoro da parte dei curatori. Gran parte del materiale infatti è stato donato da personalità del rango dei Bernocchi di Milano, che hanno arricchito il museo con i mammiferi imbalsamati provenienti dalla personale tenuta in Namibia.

Il Museo prosegue con una seconda stanza, completamente dedicata agli insetti, provenienti da tutto il mondo: un vero tripudio di colori nelle ali delle farfalle che delicatamente, nella loro immobilità, sembrano sfiorare le teche. Coleotteri, scorpioni, ragni giganteschi, api, vespe completano la stanza, anch’essi provenienti dai luoghi più lontani, tutti confluiti in una piccola stanza nascosta nella Macerata segreta.

Le sorprese non finiscono, dato che il piano inferiore racchiude tutt’altro tipo di esposizioni: animali protetti, in via di estinzione salvati dalla forestale sono custoditi e accuditi amorevolmente dai custodi. Un boa constrinctor  adulto, una rara salamandra proveniente dall’America del sud, tartarughe accolte in una comoda piscina (e ce ne sono a decine!) che sembrano trovarsi completamente a loro agio. Poi ci sono anche pappagalli, tra cui Arturo, sofferente per la lontananza della ragazza che fino a  poco tempo prima lo accudiva. Continuano le stanze sotterranee con collezioni che sicuramente gli appassionati di malacologia apprezzeranno, per non parlare degli spettacolari minerali, addirittura meteoriti, tutto ordinato con cura e con gusto. L’ultima parte è quella dedicata alla paleontologia, con reperti fossili rinvenuti nel territorio maceratese proprio da Dezi e Rastelli: sia flora fossile, che ammoniti, trilobiti, echinodermi fino a giungere agli invertebrati e addirittura a denti di ippopotamo di circa un milione di anni fa.

È tuttavia di poca utilità leggere poche misere righe sulla bellezza dello sconosciuto Museo di Storia Naturale: situato in via Santa Maria della Porta, nel palazzo Rossini, proprio a pochi passi dalla facoltà di Giurisprudenza, è facilmente raggiungibile da tutti coloro che hanno interesse verso gli animali e i minerali. Le piccole meraviglie del museo sono frutto della passione di due vite avventurose e capaci come quelle di Romano Dezi e Cesare Rastelli, del loro grande lavoro, del loro tempo donato con un sorriso agli ospiti del museo e a ciascun passante che volesse visitarlo. Gentili ed efficienti ma pur non senza umorismo potrebbero raccontare qualcuna delle innumerevoli storie che accompagnano i reperti. Ad esempio la vicenda dei giganteschi carapaci reduci dalla guerra, dal 1933: a quanto pare i soldati a bordo di sommergibili erano riusciti a salvarsi grazie alla carne delle tartarughe. Alcuni militari pare che abbiano riportato i carapaci ormai vuoti come sorta di trofeo e, in un modo o nell’altro, dopo quasi un secolo, possono essere ammirati in tutto il loro fascino dietro le teche del Museo di Storia Naturale.