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cifone

di Camilla Domenella

Cifone, dal tavolo imbandito dei suoi lavori, non lesinava spiegazioni. In un italiano perfetto andava esponendo la genesi delle sue opere – “Questa qui l’ho finita l’altro ieri. Sì, faccio tutto io. Ci vuole pazienza…”-. Dirigeva il suo pubblico come fosse stato un esperto presentatore.
Dico “come” perché Cifone non è un presentatore né un esperto.
Non stiamo poi qui a fare i moralisti o i perbenisti. Diciamolo subito: Cifone non è un ragazzo normale. La sua età anagrafica potrebbe aggirarsi intorno ai trent’anni, ma la sua età “creativa” è quella esplosiva e metodica di un ragazzino.

Cifone, al secolo Simone, ha presentato ieri i suoi lavori, alla fumetteria Exit di Macerata. L’evento, dal titolo “Il vulcanico Cifone”, ha visto la collaborazione della Rombo Lab autoproduzioni e di Maicol&Mirco – i fumettisti più caustici del panorama italiano – , che hanno curato l’allestimento della mostra e il testo critico.
Cifone è il fenomeno ascolano che ha fatto di pennarelli, cartoni, colla, un lavoro. I suoi sono modellini di castelli, di luoghi esistenti o di luoghi immaginari, tutti però minuziosamente forniti di ogni particolare, corredati di qualsiasi dettaglio, ricchi persino di ornamenti. Le sue opere sembrano quelle degli “Art Attack” di Giovanni Mucciaccia… ma fatte meglio.
Quello che stupisce, e che si deduce dall’osservazione delle opere, è la capacità di concentrazione di Cifone. Il suo incollare, ritagliare, disegnare, è geometrico, preciso, rigoroso.

I 20 lavori esposti alla fumetteria Exit rappresentano tutti quanti un vulcano. Vulcani con colate laviche, vulcani a riposo, vulcani noti, come il Vesuvio, con sotto la sua Napoli, o il Krakatoa, la cui storia è spiegata da una indicazione a fondo pagina dalla scrittura tremolante ma chiara. Poi ancora: sezioni di vulcani con le debite didascalie, vulcani come isole, vulcani in esplosione. Un soggetto, quindi, sempre uguale ma in ogni disegno diverso. Quello che colpisce, e che meriterebbe un approfondimento forse anche di natura psicologica, è il rapporto che vi è tra il soggetto rappresentato e il modo in cui viene rappresentato.

Ora, allora, bisogna lasciarsi stupire. Cifone, nel disegnare e colorare i suoi vulcani, utilizza prevalentemente i pennarelli. Tutti siamo andati all’asilo e alle elementari. Chi non ricorda i rimbrotti della maestra, mai commossa dai nostri occhioni dolci e lacrimosi, che ci ammoniva acida “Non si va mai fuori dai margini! Colora a piccoli tratti! Sempre dallo stesso verso!”. E noi allora, punti, subito ad obbedirle! Ricalcavamo i margini con la matita, alzavamo il pennarello sul foglio, e costringevamo la nostra manina indocile a compiere quei piccolissimi movimenti, “scattosi”, ripetitivi, che però, secondo l’auctoritas, avrebbero fatto del nostro disegno un’opera d’arte. Ovviamente, la cosa si mostrava lenta e macchinosa. Dopo 30 secondi di “piccoli tratti dallo stesso verso”, ricominciavamo a colorare come se non ci fosse stato un domani, invadendo, nell’ordine: i margini, il foglio, il banco, il grembiule, a volte anche la maestra. Questo, noi, persone normali… Cifone no.
Cifone squadra rigorosamente gli F4 sui quali disegna. I margini sono ricalcati da un tratto nero. Al loro interno, il colore è steso in maniera certosina: tratti minuscoli, dallo stesso verso, senza sbavatura, senza sottolineature. In questo modo, Cifone riesce persino a rendere le sfumature di un cielo che sta per trasformarsi in notte, sopra un vulcano a riposo, come aspettasse il sonno. Alla stessa maniera, con pochi tratti di rosso su una colata di colore giallo, Cifone rende il senso della lava incandescente, vischiosa, che lentamente scorre sulle pendici dalle quali è scaturita.

A pensarci, noi, persone normali, non saremmo mai riusciti a ricalcare tanto bene l’immagine di un vulcano. E poi perché un vulcano? Perché non disegnare simpatiche casette di campagna, tra fiori e farfalle, e alberi senza rami? Il vulcano è il simbolo per eccellenza di ciò che è in movimento pure quando sembra in quiete. È affascinante, perché allo stesso tempo impaurisce ed attrae. Ma soprattutto, è imprevedibile. Ecco: l’imprevisto è, per definizione, il pungolo della pazienza, è ciò che sconquassa il rigore, i limiti, i margini. Eppure…
Eppure Cifone, vivendo solo un po’ più in là della presunta normalità, riesce a mettere insieme questi due concetti, li incarna. Questo sì, suona quasi come un monito. Oltre i nostri margini, c’è quello che abbiamo perso: creatività e dedizione.
Bisogna essere un po’ più vulcani e pennarelli, per essere più felici.

(Foto dalla pagina facebook di Cifone)

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