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Caspar-David-Friedrich-The-Sea-of-Ice

di Michele Mobili

Ci sono dei nomi che sembrano familiari, perché girando ci siamo imbattuti mille volte in uno di loro e non ci abbiamo mai prestato attenzione, perché ci sembra di averli già sentiti dire o semplicemente perché si tratta di nomi particolari, che una volta letti assumono un che di conosciuto, di vicino. Silvio Zavatti (1917-1985) è uno di questi nomi. E’ uno di quei personaggi che hanno avuto una vita straordinaria e che pure sembrano poco noti nei loro luoghi di nascita o d’adozione; Zavatti, di origini romagnole e poi trasferitosi per amore a Civitanova, fu infatti un viaggiatore, un esploratore delle zone artiche, nonché fondatore del museo polare che festeggia i vent’anni dall’apertura a Fermo.
Si tiene nelle sale del pian terreno di Villa Vitali una mostra per celebrare questo ventennale, dove si possono osservare molte foto, alcune delle quali originali, oltre ad alcuni video e reperti delle spedizioni che videro per un decennio Silvio Zavatti impegnato nella scoperta e nel racconto di un popolo che stava da un lato evolvendosi sotto la spinta di una economia che si apriva anche al turismo di quelle terre tanto inospitali, soprattutto se osservate dal punto di vista di noi mediterranei, dall’altro impegnato a non perdere le tradizioni e l’identità di secoli di vita e di cultura proprie di un mondo che stava cambiando troppo rapidamente. Silvio Zavatti fotografò e scrisse moltissimo, da articoli di divulgazione ad approfondimenti scientifici, fino a racconti con tema sociologico e geografico sui luoghi e sulle popolazioni da lui incontrate nelle numerose spedizioni negli anni ‘60.
La mostra dà un respiro ancora più ampio al museo polare di Villa Vitali, portando la dimensione dei viaggi di ricerca ad essere più visibile, attraverso immagini e testimonianze presi da Zavatti durante i suoi viaggi. Si percepisce l’interesse profondo verso quei luoghi così diversi da quelli che conosciamo quotidianamente e la vicinanza verso la causa di quelle popolazioni che si trovavano già cinquant’anni fa a confrontarsi con una economia in rapido mutamento, che giungeva a stravolgere gli equilibri persino di luoghi così remoti e lontani dalla civiltà che conosciamo. Ci si trova quindi in mezzo a ghiacci perenni abitati da popoli saldamente legati a tradizioni secolari che lottano per mantenere la propria lingua e la cultura, non solo per difendere la già difficile sopravvivenza quotidiana ma anche a combattere logiche imposte da governi distanti migliaia di chilometri e da culture tanto diverse da sembrare davvero aliene, provenienti da pianeti lontani.
La prima sala contiene foto e reperti originali, ancora vivi nel rigore del bianco e nero esposto e degli oggetti riportati dalle regioni polari. Le altre due sale dedicate alla mostra, invece, ci lasciano un po’ freddi dinanzi alla scarsa qualità di stampe digitali che tolgono percezione, fascino, racconto a quelle imprese che hanno reso Zavatti un pezzo di storia locale e internazionale. Visto che si tratta di un racconto per immagini ci si potrebbe aspettare di più proprio dal lato delle immagini stesse! Vi sono pubblicazioni d’epoca, a testimoniare l’intensa attività di divulgazione e scientifica, molte delle quali a disposizione, per un prezzo simbolico, di quanti vogliano immergersi ed approfondire ancor più gli aspetti legati alle spedizioni polari di Silvio Zavatti.
Da non perdere la visita al museo polare al piano superiore, dove si possono ammirare reperti, manufatti ed ambientazioni delle zone artiche. Va citato infine il famoso meteorite “Fermo” caduto nel ’96 nelle campagne del comune da cui prende nome. Interessanti, anche se di genere molto diverso, le altre due sezioni espositive, relative alle pipe ed alle macchine fotografiche d’epoca.
La mostra rimane aperta Dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12,30 e dalle 15,30 alle 18,30 Chiusa il martedì e giovedì pomeriggio, Sabato, domenica e festivi apertura dalle 15,30 alle 19.Informazioni al numero 0734/226166

(Caspar David Friedrich, Il mare di ghiaccio, 1824)