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di Elisa des Dorides

Sono i primi anni Novanta ed i Csi nascono dalle ceneri dell’esperienza Cccp. Ko’ de Mondo, qualche anno dopo nel 1993, li battezza.  Nessuna reunion, una rinascita piuttosto. E  ciò avviene durante la caduta del muro di Berlino e la fine dell’Unione Sovietica. Annarella e Fatur lasciano il gruppo, mentre gli istinti più irriverenti del punk si apprestano ad abbandonare lo stile di Ferretti e Zamboni. Gianni Maroccolo, Giorgio Canali, Francesco Magnelli e Ginevra Di Marco entrano a far parte stabilmente del gruppo. Il Consorzio Suonatori Indipendenti prende il largo verso nuovi orizzonti.  Il punk trasforma le sue invettive, assieme alle velleitarie contraddizioni, in elaborate sferzate art-wave. ‘Ko’ de mondo’, reinvenzione di Codemondo paesino di poche anime vicino Reggio Emilia, regala perle memorabili della storia del rock italiano come Intimisto, Memoria di una testa tagliata, Del mondo. “E’ stato un tempo il mondo giovane e forte/ odorante di sangue fertile/ rigoglioso di lotte, moltitudini”. Quello fatto con i Csi è un viaggio per prendere coscienza dei mutamenti, delle terre lasciate alle spalle e di quelle, invece, che non si possono dimenticare, come la propria.
In Quiete, pubblicato nel 1994, elettrizza e ridona un altro colore ad alcune perle dei Cccp. E poi, nel 1996, è la volta di Linea Gotica: un disco di linee oblique tra popoli lontani, angoli in chiaro scuro di reminescenze essenziali. La seconda guerra mondiale incombe cupa nei testi, così come l’occupazione nazifascista in Italia. Un inferno di roghi intrecciati da storie da raccontare, le cose viste, le cose da dover urlare e non solo pronunciare nella ricerca della bellezza. Un disco che contiene brani indelebili come Cupe vampe che  si alza e sfuma in violini stridenti, e Irata: “Non tornerò mai dov’ero già” è un punto d’arrivo, un passo già oltre l’indugio di ripartire. Pasolini si cita per metterci ammissione ma non arresa in un mantra, a cerchio: ” ad onta di ogni strenua decisione o voto contrario mi trovo imabarazzato sorpreso ferito per un’irata sensazione di peggioramneto di cui non so parlare nè so fare domande”.
Esplode Tabula Rasa Elettrificata, che esce nel 1997, in un punk elettronico dosato di ironia e svelante deserti e rovine occidentali. Suonato in una chiesa ad Alba in memoria di Beppe Fenoglio è il disco live La terra, la guerra, una questione privata, del 1998. Un volo solitario, ghermito nel silenzio di chitarre che elaborano un’atmosfera rarefatta, ricerca il peso della desolazione, violenza e sconfitta, concentrato e sospeso sopra le langhe, in un tempo indefinito che è sempre attuale. Quella chiesa ispira voce e anime che partecipano a questo lavoro. Un fragile, eterno momento in cui  “s’impone la poesia”.
Fino a quì arriva l’esperienza Csi, prima che i componenti del gruppo si dedichino a progetti individuali. Ed ora, dato che il desiderio artistico di suonare insieme non si è mai sopìto,  nasce “Ciò che non deve accadere accade”: un progetto che vede Maroccolo, Magnelli, Zamboni, Canali e la Baraldi riuniti sul palco in un tour che ha permesso ai fan di riabbracciare vecchie emozioni.  Di quel rock che ha segnato idee ed ha ispirato gli animi ce ne parla Francesco Magnelli, disponibile e gentilissimo come sempre, in vista del concerto del gruppo al Teatro Leopardi di  San Ginesio il 16 e 17 febbraio.

Quando e come nasce la voglia di far rivivere i CSI con il progetto “Quel che non deve accadere accade”?
Fondamentalmente questo progetto nasce dalla voglia di far rivivere una parte del gruppo che aveva voglia di tornare a suonare i brani dei Csi. Abbiamo ripreso un discorso lasciato in sospeso, in buona sostanza.

Dopo anni qual’è la sensazione di cantare e suonare di nuovo assieme?
E’ bello sentire che abbiamo lo stesso feeling di anni fa. Abbiamo fatto delle prove prima di partire con questo progetto, ci siamo riuniti, abbiamo suonato assieme ed è andata bene. Del resto la storia dei Csi non è finita per dei motivi artistici, tutt’altro, c’era ancora molta voglia di lavorare con gli altri del gruppo.

Come vi ha accolto il pubblico in questo tour?
Il pubblico è stato straordinario in queste tappe di “Ciò che non deve accadere accade”: si dimostra caldo, la gente ci vuole ancora bene, è affezionata ai Csi, alla nostra musica. Di certo Giovanni Lindo Ferretti e Ginevra Di Marco erano delle figure fondamentali per il gruppo, si sente molto la loro mancanza sul palco ma cerchiamo comunque di offrire al pubblico il nostro meglio. Sono venuti in 1.100 ad Oristano per ascoltarci e per la data di San Ginesio, posso dirlo in anteprima, ci aspettiamo la stessa ottima accoglienza dato che i biglietti son già esauriti da giorni!
Da quì sino alla fine dell’estate puntiamo solo a migliorare durante le tappe di questo tour.

Come nasce la collaborazione con Angela Baraldi?
Diciamo che la presenza di Angela in questo progetto si è andata affermando in modo naturale visto che suonava assieme a Massimo Zamboni nella produzione live “30 anni di Ortodossia” e con Giorgio Canali, con il quale ha collaborato per il suo disco Rojo e nel progetto “Giorgio Canali&Angela Baraldi play Joy Division”. Siamo contenti che faccia parte di questa storia, ci piace il fatto che sia una voce femminile a sostituire quella di Ferretti, anche perchè lei non si limita ad imitarlo ma interpreta col suo stile le canzoni dei Csi.

Vi siete mai chiesti cosa pensa Ferretti di questo vostro viaggio?
Citando lui stesso io direi: “chi c’è c’è e chi non c’è non c’è”. E lui non c’è in questa parte di storia.
Questa non deve esser vista come la reunion dei Csi, perchè non lo è altrimenti ci sarebbero stati tutti. Noi siamo quattro ex Csi che hanno organizzato e portato avanti uno spettacolo che si chiama “Ciò che non deve accadere accade”. Difatti, non era previsto che ci ritrovassimo a suonare ancora assieme ed, invece, eccoci qua.

Pensate di poter ancora trasmettere il messaggio che voi stessi eravate nelgli anni Novanata?
Non ci siamo mai preoccupati di essere portatori di un qualche particolare messaggio e non lo facciamo neanche ora. L’esigenza che ci ha sempre spinto a suonare e comporre musica è e sarà quella artistica, scrivere, esprimerci e, dunque, anche trasmettere qualcosa di sostanzialmente importante.

C’è qualche artista che ascoltate e che vi piace in particolar modo oggi?
Ognuno di noi ha i suoi gusti musicali e di conseguenza ognuno di noi vede la produzione musicale contemporanea a modo suo. Ci sono, comunque, molti artisti in gamba oggi in giro come Brunori, Dente, il Teatro degli Orrori, gli Zen Circus. In qualche modo, anche loro sono dei punti di riferimento per la musica indie, un po’ forse come lo eravamo noi negli anni Novanta. Quello che ci interessa è di riconquistare il pubblico che ci seguiva e di provare ad affascinare e coinvolgere anche quel pubblico più giovane che ci sta scoprendo ora per la prima volta.

(in foto Angela Baraldi)

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