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di Giulia Boschi

Tra i tanti artisti presentatisi per le audizioni live della XXV edizione del Musicultura Festival, presso il teatro della Società Filarmonico Drammatica di Macerata, gli spettatori più attenti e assidui avranno potuto riconoscere tra gli audizionati dello scorso venerdì 7 febbraio un volto non nuovo a questo evento e alla città stessa di Macerata.

Si sta parlando del cantautore Simone Cicconi, già tra gli 8 vincitori della passata edizione di Musicultura, approdato all’Arena Sferisterio di Macerata con il brano “Privè”.
Presentatosi sul palco della Filarmonica con tre nuovi pezzi: “Facciamo l’amore”, “Il mio momento”, in cui la band di Cicconi è stata affiancata dal terzetto di fiati della Mabo Band, e “Più forte”, il cantante ha inoltre cercato di coinvolgere il pubblico presente in sala, in un flash mob appositamente preparato sulle note del secondo brano.
A un anno di distanza dalla sua prima audizione per Musicultura e dalla prima intervista a L’Adamo, abbiamo voluto tornare ad incontrarlo per chiedergli come abbia trascorso il periodo post-festival e che cosa è cambiato rispetto allo scorso giugno.

Come mai hai deciso di partecipare nuovamente a Musicultura, dopo un solo anno dal tuo esordio? L’anno scorso mi trovavo in una situazione diversa, perché avevo solo tre pezzi, quest’anno ho un disco intero, che uscirà presto, perciò ho un’offerta più ampia da proporre. I brani presentati per la passata edizione erano molto ironici e sulla stessa linea, questa volta invece io e la mia band abbiamo proposto tre canzoni molto diverse tra loro e, soprattutto, differenti dai pezzi presentati lo scorso anno. Se non avessi avuto qualcosa di diverso non mi sarei ripresentato, invece quest’anno ho puntato a: emozionare con la prima canzone, divertire con la seconda e commuovere con la terza.

Vorresti darci una tua opinione sulla cultura musicale nel maceratese? Potrei risponderti da due punti di vista. Il primo è quello di una persona che frequenta e suona nei locali, lì la situazione è abbastanza disastrosa. Io ho delle cover band con cui suono durante varie serate e in quelle occasioni non suono mai pezzi miei, perché non riesco a farli. Nei locali si suona se si fanno cover, meglio ancora se sono tributi, e un tributo ai Beatles, come quello che faccio io, è un genere musicale completamente diverso dal mio. Quest’anno però ho deciso che comincerò a girare anche con la Simone Cicconi’s band e infatti stiamo preparando una scaletta, in cui però ci saranno comunque anche delle cover. Il secondo punto di vista è invece quello della musica colta. A Macerata ci sono la stagione lirica e Musicultura, e in questi contesti il pubblico è molto più attento e partecipe, vuole essere emozionato da un qualcosa che non ha mai sentito, dalla novità. La situazione dunque è molto polarizzata, c’è una grande qualità da una parte e una tragedia dall’altra.

Qual è la tua opinione sulla passata esperienza a Musicultura e cosa ti aspetti di diverso quest’anno? È stata un’emozione fortissima, già il giorno dopo la fine del festival ne sentivo la mancanza, infatti la decisione di riprovarci è venuta subito. È stata una serie di emozioni fortissime, tra cui la possibilità di suonare in giro anche con gli altri finalisti. È un’esperienza che ti da dipendenza, ma finisce rapidamente, come un palloncino che scoppia. Da un giorno all’altro ti ritrovi a casa tua a chiederti: “E ora?”. Pertanto ho continuato a lavorare e scrivere canzoni, una delle quali, Il mio momento, che è tra i brani che porto quest’anno, è stata composta proprio dopo essermi iscritto a Musicultura la prima volta.

Tu hai lavorato anche fuori dall’Italia, come è stata questa esperienza e che cosa hai notato di diverso rispetto al nostro panorama musicale? Per lavoro io compongo colonne sonore per videogiochi e, in questo ambito, chiunque lavori in Italia ha cominciato all’estero. Quando ho iniziato io nessuna delle persone che ho conosciuto, che faceva il mio stesso lavoro, aveva cominciato in Italia, perché non esisteva questo tipo di industria a livello professionistico, quindi era necessario andare all’estero. È stata un’esperienza molto positiva. Per quanto riguarda le differenze a livello di panorama musicale non penso che ci sia più apertura in altri paesi rispetto che in Italia, almeno in Europa. Io sono stato in Francia, ma penso che già in America, in cui c’è sicuramente più mercato, i musicisti si possano permettere di sperimentare perché, anche se con la tua musica raggiungi un pubblico di nicchia, già solo quella ti permette di sopravvivere.

Vuoi dirci qual è stata la soddisfazione più grande della tua carriera? Potrei dirti tante cose: suonare nell’Arena della mia città, scrivere colonne sonore per la Disney, però la soddisfazione più grande l’ho avuta una sera in cui ero in Germania e, parlando del mio lavoro con il tassista che mi riportava in albergo, lui curioso mi ha chiesto se avessi un cd da fargli ascoltare. Io ne avevo uno con me e quando lui ha cominciato ad ascoltarlo dal lettore cd del taxi, sembrava quasi commuoversi, anche se le tracce erano tutte colonne sonore per videogiochi. Quando poi siamo arrivati in albergo, il tassista ha tirato fuori il cd dal lettore e mi ha chiesto di autografarglielo. È stato molto bello perché con il mio lavoro cerco sempre di trasmettere delle emozioni. In quella occasione ho avuto una prova tangibile di come una persona si emozioni con il lavoro che faccio e non mi capita spesso perché, lavorando in studio, non verifico la reazione che le persone hanno quando vengono a contatto con la mia musica. Quella volta invece è stata una grossissima soddisfazione.

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