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Io-Fiordipisello

di Nicoletta Corneli

“AVEVO QUALCOSA DA DIRVI DI IMPORTANTE…”
E sulla scia di questa criptica e provocante frase, la sonnolenta vita della provincia maceratese, in un mercoledì sera, viene scossa da un’innovativa e stimolante rappresentazione teatrale messa in scena al Lauro Rossi dalla Compagnia Accademia degli Artefatti, per la regia di Fabrizio Arcuri e con la rocambolesca interpretazione di un Fiordipisello occhialuto e ipercinetico.
Il palco si presenta come un post Hollywood party, con tanto di bicchieri svuotati, palloncini colorati, coriandoli e testa equina buttata lì nell’angolo e sullo sfondo un video che inizia a spiegare, alla maniera dei film muti, la scena che si andrà a vivere.
Infatti il protagonista Fiordipisello, folletto poco considerato nella compagine shakespeariana che, in “Sogno di una notte di mezza estate” viene glorificato in una sola semplice battuta, inizia qui, nella sua notte, a benedire in modo scomposto il pubblico divertito e trasforma la platea in palco creando e dirigendo lui stesso, i protagonisti dell’opera di Shakespeare, qui ridotti a comparse.
Sceglie Titania e Oberon e forma le altre famose coppie delle nozze nel bosco, coinvolgendo il pubblico che partecipa ben felice di entrare nei sogni un po’ anarchici di Fiordipisello.
Ogni tanto il tempo entra in scena attraverso la semplice domanda “che ore sono?” che il folletto rivolge al direttore delle luci e dei suoni che con la sua cuffia e postazione fa parte della scapestrata scenografia.
E Fiordipisello salta, balla grida e sogna…
Il tema del sogno è l’unico filo semi logico percettibile in questa originale visione del lavoro di Tim Crouch, infatti nei sogni tutto è possibile, perché non vi sono regole né schemi, e lo stesso Fiordipisello ci fa capire che anche l’incubo peggiore e ricorrente, ossia quello di rimanere nudi e impotenti davanti a tutti, alla fine non è importante, poiché si tratta solo di un sogno.
Si respira totale libertà nel mondo onirico in cui siamo catapultati, e la gioia di vivere trasmessa dal folletto confusionario e un po’ schizoide pur lasciando attoniti e perplessi ci fa riflettere sul senso della vita, e sulle implicazioni di cosa siamo, cosa vorremmo essere o cosa siamo costretti ad essere.
Come ogni epilogo che si rispetti lo spettacolo si chiude con il sogno della morte, che cancella tutti gli altri sogni e ci fa riaprire gli occhi che erano stati “avvelenati” dai fiori magici.

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