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043[amolenuvolette.it]1919 fernand léger la ville the city

di Giuliana Guazzaroni e Mirco Compagno

Il numero sempre crescente di raffinati strumenti di tipo mobile offre a chi li usa (e ne sa usare) un’interazione immediata, in grado di avviare processi complessi derivanti da situazioni reali. Reinvenzioni metodologiche della realtà, attraverso tecnologie d’avanguardia, fra pochi anni entreranno nelle pratiche quotidiane e non richiederanno più minuziose spiegazioni. Con l’espressione tecnologie d’avanguardia ci si riferisce alla realtà aumentata, ai sensori, alle crescenti possibilità offerte dagli smartphone e, tuttavia, ancora poco recepite.

Infatti, a fronte di una sempre maggiore distribuzione di telefoni e tablet di ultima generazione, gli usi più comuni di queste tecnologie non sfruttano completamente le possibilità di frontiera che offrono. Tuttavia, esperienze positive di «mixed reality», applicate alla promozione e allo sviluppo di eventi e luoghi legati all’arte e alla cultura, emergono ogni giorno. Reinvenzioni metodologiche della realtà, volte al rilancio culturale locale possono rappresentare esperienze in grado di offrire un richiamo più vasto e un legame proattivo con luoghi ed eventi, finalizzati ad agire nel promuovere lo sviluppo di movimenti artistici dell’era quantistica correlati culturalmente tramite forme di AR-marketing territoriale alle strategie di crescita dell’innovazione d’impresa e di espansione internazionale di sistemi di eco-economia nel mercato globale. Un utilizzo sistematico e metodologicamente corretto delle svariate forme di realtà aumentata è quanto di più auspicabile si possa sviluppare nella costruzione di smart cities. All’interno della città, in un futuro ormai prossimo, reti di cittadini consapevoli saranno in grado di fruire diversi piani di realtà per soddisfare esigenze multiformi e appropriate a comunità multiculturali e a situazioni di plurilinguismo. Sarà come ricreare di volta in volta un’offerta artistica complessa che vive e si trasforma attraverso le interazioni, anche emozionali, delle persone che la vivono. In questo contesto, sono state costruite performance di AR al fine di evolversi in oggetti comunicativi nuovi che agiscono sull’opera artistica reinterpretando l’opera stessa e portandola a uno stato di continua mutazione. Ne è un esempio reale la performance AR in Galleria Galeotti, Macerata dove si è conclusa il 29 settembre scorso la collettiva “Muri e divisioni”, organizzata per il Macerata Opera Festival 2013. “Muri e divisioni” ha celebrato il bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi con un’esperienza per coinvolgere il pubblico attraverso il gioco performativo, la realtà aumentata e le molteplici mutazioni dell’opera artistica attraverso l’esposizione di quadri, fotografie, installazioni di artisti da tutta Italia corredati dalla magia delle animazioni in realtà aumentata fruibili attraverso smartphone e tablet. Il percorso musicale verdiano, attraverso l’augmented reality, ha rappresentato un’esperienza dell’arte giocosa e dinamica, portando il visitatore/spettatore a uscire da suo guscio, spingendolo all’interazione multimediale. Le sale espositive si sono animate, riempite di musica lirica (on demand) e i performer del Byod girando di quadro in quadro si sono soffermati ad ascoltare o a cogliere i movimenti che timidamente emergevano dalle tele. In definitiva, con la Realtà Aumentata le opere d’arte, non soltanto vengono amplificate attraverso il suono, ma prendono vita, si muovono, si animano, attraverso la musica e il movimento creando una performance che sovrappone elementi reali a sintetici contaminando e mutando l’opera d’arte originale (articolo originariamente pubblicato in Juliet Cloud Magazine).

(Fernand Léger, La ville, 1919, Philadelphia Museum of Art)

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