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di Camilla Domenella

Le porte cigolano sui cardini dorati. Il parquet scricchiola sotto i passi frenetici e ansiosi di chi lo calpesta. Un via vai irrequieto di gente, che si muove da un capo all’altro della sala d’ingresso, a zig zag, per linee oblique, con traiettorie ricurve, su rette infinite.
La sfilata di autorità sembra una versione moderna del ballo del Gattopardo. I giri di valzer sono quelli dei giornalisti intorno al sindaco, dei cameramen col direttore artistico, dei fotografi con gli assessori. Tutto ruota su un perno invisibile che pure rende tanto veloce il suo proprio moto.

Così venerdì sera si è inaugurata la venticinquesima edizione di Musicultura, il festival della Canzone Popolare e d’Autore che coinvolge giovani artisti emergenti del panorama musicale italiano. A questi, Musicultura è capace di affiancare i grandi nomi della musica e dell’arte, creando un festival di qualità, con passione, al di là dei sensazionalismi, fuori dagli schemi corrotti del mercato discografico e dello showbiz.

Venerdì, a fare da padrino ai primi audizionati è stato Fabio Concato. Il cantautore milanese ha raccontato se stesso e la sua musica in una conferenza-intervista presso la Civica Enoteca Maceratese. “Io mi aspettavo una libreria… secondo me l’enoteca è meglio”, ha esordito ironicamente Concato, sottolineando così il rapporto informale, quasi confidenziale, che ha con Musicultura e col suo pubblico. Alla fine della serata, esibendosi – dulcis in fundo – sul palco del teatro della Società Filarmonico Drammatica, sarà calorosamente accolto e applaudito da un pubblico numeroso e affezionato.
Concato, figlio d’arte – il padre è il chitarrista e autore jazz Gigi Concato- si dice “fortunato” per lo svolgersi della sua carriera. Con modestia e semplicità racconta i suoi primi approcci con la musica, col jazz in particolare, da bambino. “Scoprivo tutto molto naturalmente. Mi ritengo fortunato perché a me il jazz piaceva. Ed è strano che a un bambino piaccia il jazz”. Questa ispirazione paterna, unita al piacere dell’ascolto, lo ha portato a sviluppare una musica leggera particolare, leggera appunto solo nella definizione di genere, perché invece è ricca di suoni esotici, intriganti, melodici ma non banali.
Un altro colpo di fortuna, fu “esser chiamato a casa da un discografico, al quale erano capitati sottomano alcuni miei pezzi”. E, si sa, cose del genere non succedono spesso, anzi, quasi mai. Da allora la carriera di Concato è decollata. Tantissime le collaborazioni importanti: Eugenio Finardi, Lucio Dalla, Josè Feliciano sono solo tre dei nomi che compaiono accanto a quello del cantautore milanese.
Eppure anche in questo Concato resta modesto. Non sono le collaborazioni a fare grande un cantante. “Le collaborazioni si ottengono facilmente: pagando”. Queste “non sono garanzia di un buon prodotto”. Oggi, periodo in cui la musica viene consumata come fosse non un’arte ma un surrogato industriale, sembra valere di più il nome stampato sulla copertina di un disco, che il disco stesso. Il valore è giudicato sul metro dell’apparenza, della fama, della notorietà di un personaggio. Personaggio appunto, che non è più artista, genio, talento. Concato, con buon senso e sincerità, fa notare che per comprare un disco “c’è bisogno di una giustificazione: non può essere una cosa gratis dal punto di vista artistico”. Come a dire: la musica è arte, il suo metro di giudizio è se stessa e la sua giustificazione è in sè. Sembra metafisica, ma è pratica. Ed è quello che Musicultura sta facendo.

Quest’anno in cui il festival nostrano compie un quarto di secolo, sono tante le collaborazioni attivate. Marche Tourism Network fa da partner nella comunicazione, l’Università di Macerata ha indetto un premio di tesi di laurea, legato proprio all’esperienza della musica e della cultura. Gli studenti di UniMc e UniCam sono di nuovo impegnati nella giuria e nella redazione Sciuscià. L’emittente televisiva èTv Macerata offre la diretta dell’intero Festival.
Oggi, giorno in cui si chiude il primo weekend di audizioni, si rinnova anche l’attesa e il fermento per il prossimo. Per sapere, per vedere, per ascoltare, per conoscere. Per sentir cigolare di nuovo le porte che ad ogni spettatore si aprono, per sentir scricchiolare di nuovo il parquet sotto i piedi nervosi degli artisti pronti a salire sul palco.

(foto di Massimo Zanconi)

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