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di Lucia Cattani

Dopo il calore delle feste natalizie e le senza dubbio innumerevoli occasioni di godere di qualche buon concerto di musica classica, torna Appassionata ancora una volta a sorprendere il pubblico con le sue proposte di grande valore artistico. Forse questo concerto, al teatro Lauro Rossi la sera del 23 gennaio, è emblematico per descrivere la “passione”, la gioia nel voler una musica scevra da falsità e retorica ma solo piena di coinvolgimento e quel languore che proviene dalla vera arte, come possiamo leggere nello stesso nome dell’organizzazione.

Il concerto è stato toccante. Raramente si può dire di aver assistito all’esecuzione di un così difficile repertorio, tra Camille SaintSaëns a Liszt e Čajkovskij, avvenuta in modo così straordinariamente virtuoso e chiaro, preciso e allo stesso modo di commovente sensibilità. Gli artisti sono i Maestri Dejan Bogdanović, violinista e il pianista Gabriele Maria Vianello Mirabello, entrambi anticipati da un curriculum notevole e dall’ammirazione internazionale giustamente guadagnata. Bogdanović , figlio d’arte essendo suo nonno un famoso scultore belgradese, grande amico di Picasso, è conosciuto come “il genio del colore” proprio per la rarissima capacità di poter donare alle sue esecuzioni un tocco emotivo che renda ogni pezzo personale e non anonimo, asettico come spesso accade anche ai più alti livelli. Dejan Bogdanović si trova ad essere Professore Onorario per i Dottorandi nell’università di Novi Saad. Il Maestro Mirabello, da parte sua, ha alle spalle una brillante carriera iniziata da giovanissimo ed è tuttora impegnato in attività cameristiche oltre ad aver ottenuto la cattedra di Pianoforte generale al conservatorio di Venezia.

Sono le note della Sonata in re minore Op. 75 di Camille SaintSaëns che rompono un silenzio non comune. Pianista ed organista dalle doti prodigiose e dalla precocità mozartiana, Camille SaintSaëns fu compositore poliedrico e prolifico, con un senso infallibile della forma ed uno sterminato potere di assimilazione. SaintSaëns provò tutti i generi musicali e, in tutti, seppe muoversi con uguale sicurezza, con uguale naturalezza, con uguale piacere. L’eleganza delle forma e della linea melodica, la bellezza delle armonie e dei suoni furono per lui più importanti della partecipazione emotiva e dell’avventura affidata all’elaborazione tecnica; per questo motivo fu aspramente criticato ed accusato di superficialità ed eccessiva facilità. Tuttavia, per queste sue qualità, alle quali si deve aggiungere un’invenzione melodica di immediata presa ed emotività, la maggior parte delle sue opere gli sono sopravvissute e sono regolarmente eseguite. La flessibilità con la quale la sua musica si organizza, la mancanza di qualsiasi compiacimento per l’effimero e l’incerto, la fede in una realtà oggettiva, distinta dalla nostra coscienza individuale, il gusto pittorico che non arriva mai, per altro, ad ammettere una solidificazione, quasi una materializzazione dei sentimenti sono elementi caratteristici di questo artista; ad essi sin deve aggiungere l’uso del contrappunto aperto, pieno di ingegnosità e di risorse, ma cristallino alla maniera di Mozart, una continua mobilità ritmica, un’armonia ricca sempre legata alla sponda tonale, una tematica assai spesso breve, parca di accenti, anche se piena di possibili articolazioni, quel certo ritegno, quell’assenza di espansione, di abbandono e di delirio, che non è freddezza, ma fondamentale convincimento che la logica della musica stia meno in noi che non nella natura della musica stessa. Attraverso questa composizione di apertura il Maestro Bogdanović si mostra in perfetta sinergia con Mirabello e trasforma completamente la freddezza del lavoro di SaintSaëns presentandoci invece quell’eleganza della forma, quelle armonie meravigliose unite ad una notevole partecipazione emotiva, quasi viscerale, che rende il violinista protagonista della scena anche se in perfetto accordo con il piano, dimostrando un’espressività non forzata, così rara da incantare. L’Ottocento si mostra in tutta la sua baldanzosa grazia. Non è un dialogo ma una singola voce: la voce dei fiumi e delle campagne, delle improvvise piogge e degli amori fugaci, dei turbamenti della corte reale che si mescola con la campagna e che vive. Il tema principale sembra quello accorato di un’anima in procinto di lottare contro qualcosa di oscuro e terribile. Prima della partenza l’attenzione scivola sui propri ricordi vaghi e alle piccole cose che potrebbero per sempre andare. Il coraggio per un attimo sembra cedere, mentre la notte incombe e il suono dolce e pungente del violino guida verso una spirale di disperazione e spaesamento tra le ombre e l’incertezza del destino. Ogni sfumatura di suono, ogni colore è perfettamente calibrato dai due strumenti che riescono a rendere con identica leggerezza ogni più piccolo crescendo o diminuendo. Le variazioni puntualmente si adombrano di malinconia ma il finale è prorompente, abbagliante e pieno di forza.

La seconda parte del concerto si apre con il Gran Duo Concertante di Franz Liszt dalla cui introduzione del pianoforte si giunge al tema pieno di vigore e potenza. Ci troviamo di fronte ad un alternarsi di molti toni e colori, così come di sentimenti: si passa velocemente dalla malinconia, dall’incertezza ad una calma baldanza evidenziata dal violino che assume tono quasi di recitativo. Si passa dall’instabilità all’equilibrio molto velocemente: si giunge ad un’atmosfera pacifica e rilassata nella quale i due strumenti sembrano dialogare e risplendere in un crescendo di passione e armonia improvvisamente di nuovo adombrata e poi ancora schiarita e fresca come una mattina di primavera. Il tono è giocoso e rilassato, proprio come quello ottimista della Fin de siécle. Liszt, da genio, artista dal riconosciuto valore qual era si permette si giocare con note e variazioni, con le molteplici voci che hanno dominato i secoli precedenti creando un risultato affascinante e sbalorditivo. Il finale giunge dirompente e spettacolare dopo una piccola parentesi drammatica.

A seguire il brio libero e giocoso di Liszt giungono le note della Meditazione Op.42 n.1 di Pëtr Il’ič Čajkovskij, una composizione che sembra avvolta da un’aria sacrale: il violinista accantona lo spartito e si presenta al pubblico nella sua semplicità commovente, accompagnato solo dallo strumento, con il quale sembra essere un’unica creatura. Il pubblico è estasiato e non emette fiato di fronte ad un’interpretazione struggente e così intima e personale da riuscire a coinvolgere e suscitare commozione nella platea incantata. Probabilmente questo brano deve aver significato molto per il violinista, dal momento che una simile interpretazione non può che essere dettata da una profonda empatia dell’esecutore verso il brano. Si tratta senza dubbio del momento più toccante dell’intera serata: Bogdanović si mette a nudo, lo fa con umiltà e fermezza, mentre Mirabello corona il tutto con un’esecuzione impeccabile che esalta le sfumature del violino.

In coda troviamo ancora una composizione di Camille SaintSaëns rielaborata dal compositore Eugène Ysaÿe: Capriccio sullo studio in forma di valzer, una chiusura in limpidezza e chiarezza sia nella brillante parte del pianista che del violinista. Si tratta di un brano dall’aria fuggevole e vezzosa tipica della Francia della seconda metà dell’800. Si tratta di un brano piuttosto famoso e molto apprezzato proprio per la leggerezza spensierata e gioiosa che appare evidente nei veloci e improvvisi slanci che ci rimandano a quei salotti francesi ed ad un ottimismo incredibile, inebriato di libertà in ogni sua accezione: ritorna quasi una sorta di baldanza illuministica che in qualche modo non è stata soppiantata dal Romanticismo e al tempo stesso viene richiamato il mondo degli atelier e dei bistrot, dei vicoli parigini e delle danzatrici notturne, profeta della belle époque.

Finito il concerto, i Maestri hanno offerto ad un pubblico ammirato e caloroso ben tre bis, operando la scelta tra Čajkovskij e Strauss. Questo primo concerto dell’anno dell’Appassionata non può che essere visto come un lusinghiero augurio per quanto riguarda la prossima stagione e gli eventi artistici della città di Macerata, perché si è trattato davvero di un’occasione splendida di trovarsi di fronte a due veri, grandi artisti che riescono, attraverso tasti, corde, falangi, a suscitare un’emozione reale, come solo un’arte autentica, fatta di passioni e non di secondi fini è capace di creare.

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