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di Lucia Cattani

Nel cuore della città, nella Galleria Mirionima di Piazza della Libertà, dal 17 gennaio ha avuto inizio una lodevole iniziativa del CIF, ovvero l’organizzazione di beneficenza chiamata Centro Italiano Femminile Comunale S. Giuliano di Macerata. Senza dubbio si tratta di iniziare questo nuovo anno con l’altruismo e la voglia di donare che non sembra facile trovare in una quotidianità oscurata dalla crisi: il CIF si è già distinto per il grande impegno nel risolvere problemi che riguardano famiglie disagiate e in particolare la figura femminile che in molte circostanze è la più fragile e soggetta agli abusi fisici ma anche psicologici che purtroppo molto spesso si vengono a creare. Servono fondi, certamente, perché una così importante iniziativa possa dare i suoi frutti, ma anche tanto impegno, tanta fatica dei volontari.

In questo modo molte famiglie non abbienti con figli a carico ha trovato un’assistenza e un aiuto concreto che si è concretizzato non soltanto materialmente ma anche – aspetto senz’altro di ancor maggiore importanza- attraverso attenzioni e vicinanza, in modo che resti qualcosa in più rispetto a qualche esigua somma di denaro. Dicasi la stessa cosa per quanto riguarda l’assistenza agli anziani e ai disabili, o addirittura il grande impegno all’estero, con la scolarizzazione di bambine meritevoli provenienti da paesi poveri o con il sostegno agli studi per due seminaristi. In questo caso l’associazione ha ricevuto una grande occasione, offerta dal Professore ed artista Silvio Craia, che ha donato al CIF be 58 opere realizzate da autori riconosciuti in campo internazionale in modo che siano vendute ad un’asta che avrà luogo il 26 gennaio, i cui proventi naturalmente andranno all’associazione.

Le opere esposte sono senza dubbio interessanti: sono comprese tra di esse alcune tele del professor Craia, ma anche di artisti come Ricci, Carletti, Gobbi, Morganti ed innumerevoli altri, dai linguaggi oscillanti tra figurativo, astratto ed informale. Ciò che colpisce il visitatore è senza dubbio la pluralità di stili, di voci concentrate nei piccoli spazi della galleria. Che siano un tripudio di colori o monocromatiche le opere vogliono comunicare. Una tela di Festino sembra perfetta per l’occasione: una madre con il figlio tra le braccia tra le scure tinte di una povertà portata con dignità e perseveranza; a pochi passi possiamo osservare i colori vorticosi che sembrano aleggiare in un equilibrio di ovali, senza dubbio da molti già preso in considerazione come possibile acquisto; poco distante cambia ancora la scena, con un Surico che ha molto di futurista. Se non per partecipare all’asta, vale senz’altro la pena trascorrere un po’ di tempo immersi tra questo quasi centinaio di opere così diverse tra loro e proprio per questo belle da osservare, nei contrasti. Ogni dipinto ha il nobile compito di essere  d’aiuto ad un’associazione così importante, a tante persone in difficoltà, a tante diverse famiglie ed è bello pensarli tra poco separati, a far bella figura in qualche salotto arredato con gusto di una famiglia generosa e amante dell’arte, che al di là del significato artistico acquistino un pregio morale che va oltre il valore monetario.

È bello vedere l’arte coinvolta, anche in questo modo pratico, nel miglioramento delle piccole realtà, questa sua ambivalente capacità che è concretizzabile grazie alla generosità e all’impegno di brave persone – tutto ciò ci ricorda che da qualche parte, grazie al cielo, ancora ce ne sono.

(Immagine: opere esposte, in attesa dell’asta)

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