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sogni uff

Di Mariateresa Amatulli

C’è qualcosa, qualcosa di flessuoso e latente che ancora accarezza suadentemente la consapevolezza di essere carne, umana, troppo umana, che ci riconsegna le immagini e le sensazioni di primordi tribali e istinti animaleschi. Ricordi inconsci trasversali in tempo e luogo all’intera specie che il vivere comune ha imparato a limitare, quando non a segregare, con il buonsenso e la civiltà.
Fin qui, tutto bene: fintantoché la diatriba fra homo homini lupus e homo animale sociale resta ancora diatriba, finché le libertà di ciascuno di noi si limitano reciprocamente per il benessere del Tutto, il confino dell’irrazionale sconfinato è qualcosa di ragionevole. I problemi si pongono quando interviene la negazione, quando la compenetrazione fra le due dimensioni diviene l’apartheid dell’inconscio per sconsiderato amor di correttezza: è allora che l’istinto, l’”Ombra”, emerge impattando con gli argini dell’Io, da dissacrato a dissacrante.
Conoscere se stessi è la delicatissima operazione di un’esistenza. Tocca scendere nel nostro personale girone, osservarne le dinamiche, ed evitare l’epurazione indiscriminata. Passiamo interi anni a strutturare un’immagine di noi destinata a capitolare, se priva di quel senso di profondità che solo il chiaroscuro può campeggiare.
Il gatto è questo: l’”Ombra addomesticata”, il compromesso con la dimensione ancestrale pronto a seguirci ovunque, memento della sua presenza. E’ l’invito fisico e vivente all’esplorazione del lato oscuro della luna.
“Sogni di carta”, il ciclo di illustrazioni di Mauro Falcioni esposto alla Bottega del Libro, ammicca a Jung . Lo si comprende notando, con sorpresa, che c’è un gatto Ombra che segue l’ometto stilizzato, ma morbido, nelle illustrazioni: barattoli Campbell’s soup che diventano Apollo 11 pronti ad atterrare su quella parte inesplorata della luna; morbide labbra da femme fatale che alitano innocentemente sui soffioni, e stelle da afferrare.
L’innocenza dell’illustrazione per l’infanzia lascia spazio all’ interpretazione “adulta”, junghiana, di quello che sembra semplicemente un onnipresente amico a quattro zampe: si possono alzare gli occhi dalle pagine sfogliate nella Bottega e meravigliarsi di questa costellazione colorata di stampe; oppure, questo 4 gennaio, si poteva salire, posarsi su una seggiola e ca(r)pire negli estratti scelti e letti dall’associazione LeggIo di Ancona le ragioni di questa scelta stilistica, di come sia stata calibrata sulla passione del giovane artista di Matelica per le teorie di una delle menti più grandi della psicoanalisi, e per le “Ipad drawings” del pittore britannico David Hockney.

Il ciclo “Sogni di Carta” e altri 3 lavori inediti sono in esposizione dall’8 dicembre sino ad oggi, oltre che alla Bottega del Libro, in una piccola nicchia alla Galleria Ferretti. Sbirciando dall’esterno, si ha un altro assaggio di viaggi al sapor di Swift e di feline compagnie, come quelle di “Quell’altro gatto che consolava lo spleen di Baudelaire” o “Quei gatti zuccherati di Colette”, ammiccanti come “I sonnacchiosi gattoni sui divanetti nei boudoir”, come li descriveva Flaiano. In poche parole, i gatti sempreverdi “amici psichici”, capaci di accompagnare lungo le vie dell’onirico di “Sogni di carta” e dell’impensato.

(In foto: “Sogni di carta” di Mauro Falcioni)

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