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di Alessandro Seri

A tarda, tardissima ora, alcuni canali del digitale terrestre mandano inaspettatamente concerti e documentari rocchettari impensabili fino a qualche anno fa. Così capita di restare svegli a godersi un concerto degli Iron Maiden o il racconto in prima persona dell’epopea musicale di Ian Gillan, lo storico vocalist dei Deep Purple. Sembra quasi una dura reminiscenza, una specie di urlo nella notte a voler affermare che il rock non è morto. Mi mancava questa sensazione, questo brivido cupo e lo cercavo anche in qualche disperata cover band locale finchè per caso, belle le cose che accadono per caso, mi hanno fatto notare la nascita e l’evoluzione di una band che, tra il serio e il faceto utilizza tutti gli stereotipi di una certa musica che qualcuno considera obsoleta ma che ancora mi fa sorridere e scuotere, appena appena, per non dare nell’occhio, le gambe. Sono e si chiamano con ironico parossismo gli “Amore”.

Per ora mi è capitato di ascoltare, e soprattutto vedere, la loro musica in rete con quel fare voyer che accomuna una larga fetta di rocchettari quarantenni incapaci di fare davvero i conti con il tramonto, le trasformazioni e la vecchiaia dei loro punti di riferimento musicali. Volendo cominciare dalla fine si può scrivere qualcosa sul pezzo che gli Amore hanno pubblicato per natale sul sito del gruppo. Una elegia natalizia che farebbe impallidire Dickens ma che risveglia attraverso molteplici allusioni il babbo natale che è in noi, in Billy Bob Thornton e nel Grinch. Musica e parole ci ricordando che a natale sono tutti più buoni e… tutte più buone. Peccato che le feste sono quasi finite.

Scorrendo a ritroso è possibile godersi i video di “Lei è la star” e “Cuore e batticuore” girati tra ferrari, piscine e ristoranti con farcitura di sexy donnine in costume che sguazzano intorno ai musicisti bardati in perfetto stile glamour, facendo tornare l’orecchio e qualche emozione alle giacche con alamari un po’ più mitiche di Joe Perry. Il frontman indossa gli stessi occhiali del tenente kojak ma canta come si deve cantare e soltanto qualche benpensante non coglie l’ironia e il divertimento di chi per campare indossa un cilindro alla Slash, stivali texani e sorseggia thé al limone travasato dentro una bottiglia di Jack Daniel’s.

Notevoli davvero per divertimento e progetto gli Amore sono Peppe the Singerman, Don e Joe alle chitarre, Andy Star al basso e Padre Dik alla batteria. Mentre me li guardo su internet mi soffermo sulle note bio sotto le loro foto dove Andy ci dice che non ama ma desidera, dove Padre Dik predica che l’amore sia con noi ma soprattutto con lui, dove Don è il boss dal lussurioso grilletto facile e Joe ha un codice immorale simpaticamente blasfemo quando ci invita a lasciare che le fanciulle vadano a lui. Ma su tutti spicca il microfono in mano di Peppe che nel trailer di un video afferra manciate di spaghetti al sugo mentre se la gode in piscina. Sembra vero, sembra quasi l’apoteosi americana e forse in realtà lo è. In fondo ci si dimentica sempre che i grandi rocker d’oltreoceano hanno nomi italiani e che Steven Tyler in realtà si chiama Stefano Tallarico, che Bon Jovi si chiama Giovanni Bongiovanni, e che la buonanima di Ronnie James Dio si appellava per cognome Padovano.

In fondo il rock che più ci ricordiamo, quello su cui i quarantenni e cinquantenni di oggi hanno mosso la testa facendo sventolare i capelli lunghi e cotonati, pogando ai concerti, urlando in macchina a squarciagola le canzoni dei Guns n’ Roses o prima dei Kiss era spesso basico e se qualcuno cantava Love gun o Sweet child o’mine facendo l’equazione in italiano avrebbe cantato Pistola dell’amore o Dolce bambina mia. Tale e quale agli Amore, perchè in fondo, togliendo gli orpelli e l’accento anglosassone, il Sunset boulevard somiglia tantissimo al lungomare di Civitanova o alla provinciale 78 che va da Sforzacosta a Sarnano lungo la quale appunto stasera alle ventidue e trenta gli Amore suoneranno nel locale della mia provincialissima e assai poco quieta adolescenza: il Mirage di Passo San Ginesio. Se il rock è morto, viva il rock.

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