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schiaccianoci

di Ilaria Piampiani

C’era una volta, in una notte stellata, una di quelle notti in cui il vento soffia forte, quasi ruggendo, sul viso dei pochi passanti, fendente come una lama di ghiaccio, inquieto come il mare d’inverno, una giovane donna, accovacciata nel suo scialle avvolgente, che cammina a passo svelto, diretta a teatro, sotto le luci ormai familiari di un Natale appena trascorso, tra i mille pensieri che affollano la sua mente.

Con l’ombra del nuovo anno che bussa ormai rumorosamente alla porta, la giovane donna prende posto nella pienissima platea, indifferente al chiacchiericcio di dame troppo truccate e appesantite da inutili e avvizzite pellicce che si scambiano convenevoli e auguri dalla dubbia sincerità. Con piacere accanto a lei capita una bambina, sguardo sognante nel suo vestitino della festa, che pone le mille domande alla sua mamma, spinta dall’incalzante curiosità che purtroppo si perde col passare degli anni.
“Mamma, ma quando arriva lo Schiaccianoci?… Ma dopo, se ho paura?”. Rassicurandola la mamma le accarezza dolcemente i capelli e la stringe in un caldo abbraccio.

Con un sorriso i fragorosi pensieri della giovane donna scompaiono all’aprirsi del sipario, e da quell’attimo in poi non c’è più molta differenza tra lei e la bimba accanto: entrambe sbarrano gli occhi sgranati, entrambe desiderano solo lasciarsi stupire, abbassando qualsiasi barriera razionale!

Quasi fosse un sogno nel sogno, sulle prime note di uno dei più conclamati capolavori della musica classica firmato da Chaikosvkij, il pesante tessuto rosso lascia spazio alla candida meraviglia di una favola che prende vita prepotentemente sul palcoscenico. Gli anni sfumano fino alla Vigilia di un Natale di fine del 1800; tutto sembra essere pronto nel salone delle feste, al centro del quale di erige un imponente albero, maestoso nella sua luce e nei suoi addobbi. Tutt’intorno corrono i bambini elettrizzati per l’arrivo di quella notte magica e ammaliati dagli affascinanti prodigi dello zio Drosselmeyer, capace di dar vita a bambole e soldatini in un batter d’occhio. Lo zio, però, cela di proposito il giocattolo più speciale, uno schiaccianoci, destinato alla piccola Clara, l’unica in grado di coglierne la vera bellezza. Le danze giungono al termine, i fanciulli, esausti ma ancora elettrizzati per la vivace serata, si dirigono a letto, e Clara si accascia stretta al suo nuovo amico di pezza sulla poltrona, cullata dal tepore di un sonno che appesantisce le palpebre.
La dimensione del sogno prende il sopravvento e il capolavoro di E.T.A. Hoffmann entra nel vivo delle sue suggestioni più misteriose e nascoste, in quel crocevia aggrovigliato di inquietudine e fiabesca leggiadria.L’inconscio si erige quale nuova realtà e gli occhi di Clara si riempiono di stupore e meraviglia dinanzi alla prodigiosa trasformazione del pupazzo in un principe coraggioso che senza indugio affronta e sconfigge il crudele Re dei Topi.
La paura viene spazzata via dal soffio candido e innevato della Fata Confetto, leggiadra sulle punte, accompagnata da altrettanti svolazzanti fiocchi di neve in etereo tulle bianco, danzanti sulle note che ricordano il suono di un prezioso carillon ritrovato in soffitta.

Il primo atto giunge alla fine. Le luci si riaccendono in sala; la giovane donna e la bimba al suo fianco si scambiano un fugace sorriso, segno di timida intesa tra due anime fanciullesche e inquiete, desiderose di rientrare immediatamente in quel mondo incantato, affamate di nuovi colori e creature tutte da immaginare. L’attesa non si fa troppo lunga e la scena si apre su di un regno fatto da dolciumi di tutti i tipi, dalle spumose meringhe alle vivaci caramelle, tra panna e cioccolato, multicolori macarones e zuccherosi murshmallow. La festa inizia tra danzatrici del ventre, simpatici orientali, cosacchi russi, per concludersi con la danza dei fiori, dai costumi che ricordano lo splendore settecentesco di una perduta Versailles. Il principe e una Clara divenuta ormai fanciulla ormai inseparabili e uniti da un legame irresistibile, si lasciano ammirare dai bizzarri abitanti del castello magico e dagli spettatori stessi, rapiti dall’incalzare della musica e dall’eleganza delle linee e del movimento che diviene un tutt’uno con i corpi e le velate vesti.

L’incanto si spezza e il sogno svanisce di colpo. Clara si risveglia nella sua infanzia, una fanciullezza che sta giungendo al termine per lasciare posto a nuove emozioni tutte da scoprire. Stretto in braccio c’è il suo schiaccianoci, riflesso di un amore futuro e atteso, di un’avventura ignota, che suscita timore e desiderio al tempo stesso. Le bambole parlanti rimangono immobili sotto l’albero di natale, così come i coraggiosi soldatini; meringhe e macarones si dissolvono intorno a lei, così come il calore di quel principe apparso in un sonno forse troppo profondo. Dalla finestra s’intravedono morbidi fiocchi di neve che scendono schiarendo una notte dai rumori attutiti e quieti; il malizioso suono del carillon riporta alla mente di Clara il ricordo della candida Fata Confetto. Con malinconia e un pizzico di speranza, la fanciulla riabbraccia il suo schiaccianoci, giurando a se stessa di intravedere nei suoi occhi un guizzo di vita che un giorno, non troppo lontano, riconoscerà nello sguardo di un giovane Hans.

Il sipario si chiude e si ridestano dal fatato sogno anche la giovane donna e la bambina: un applauso scrosciante le riporta alla realtà. Ora i personaggi svaniscono e il palcoscenico lascia spazio ai magnifici interpreti del Saint Petersburg State Ballet, per la prima volta in assoluto in Italia. Con le romantiche suggestioni de Lo Schiaccianoci Civitanova Marche saluta l’anno, lasciando agli spettatori sensibili quella magia e quel ritorno all’infanzia che rende il costo del biglietto un investimento riuscito.

La bambina ancora emozionata e con gli occhi densi di fantasia si volge nuovamente alla mamma chiedendo uno schiaccianoci per il prossimo Natale, così da poter, chissà, vivere anche lei una notte straordinaria come quella di Clara. Dal canto suo la giovane donna s’incammina verso l’uscita del teatro, affrontando il vento borbottante e il vuoto delle strade. Con un po’ d’ immaginazione le luci diventano fiocchi di neve, le macchine grandi meringhe e i palazzi castelli di dolciumi. Giunta a casa, dinanzi il suo albero di natale, si ferma alla ricerca del suo schiaccianoci, appeso tra angioletti e candeline, regalatole molte vigilie fa da un caro zio che le aveva raccontato la meravigliosa favola di un pupazzo tramutatosi in principe in una notte d’inverno.

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