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use less

di Mariateresa Amatulli

Vi racconterò una leggera passeggiata coi lampioni a globo sospesi come fuochi fatui nella via dei dischi e delle librerie, di anacronistiche vaschette di gelato di dicembre, dai colori fragola e pastello, moussose come i colbacchi di qualche signora di charme e cadenza mageradese, dei bambini gongolanti affacciati dai passeggini procedenti su rotaie immaginarie, della fumetteria che scompare in prospettiva, solo per adescarti coi pupattoli dei tuoi film preferiti al passo seguente e accalappiarti l’occhio, perché un occhio, toh, ce l’ha, ed è un mezzo Sauron al negativo “Empty”, vuoto, dilatato, messo come una muta accusa all’incuriosa cecità del tuo passare ma senza ispirare sensi di colpa, invitando solo ad un’entrata a senso e sensazione che parrebbe un controsenso, in un luogo che si chiama “Exit”.
Sono ignorante, e delle foto sventagliate sulla parete di fronte colgo solo la buccia delle impressioni più bitorzolute, senza la scartavetratura di un bagaglio tecnico alle spalle: il fotografo, Alessandro Ruggieri, potrebbe parlarmi di diaframma, e per la sua ascoltatrice sarebbe solo quello contratto della modella in basso a destra. Ci sono corpi, parti di corpi, volti, e, guardando, la sensazione di irrealtà di un’alba entrata di soppiatto dopo una notte insonne: un racconto di luci e poca lucidità, dell’impressione di ondivago e sfocato dei giorni di nebbia fitta, o delle palpebre ancora impiastricciate di sogni.
Ottundimento da Stendhal passato, oltre ad imboccare l’exit, mi sposto proprio lì accanto, al DAM, che per l’occasione, passatemela, (ma a quest’ora tocca fare umorismo facile), mi è capitato di ribattezzare DAMS. Colpa delle arti al completo: musica, libri, belle genti , birra, della frizzantezza e calorosità di un posto ormai più casa della camera che affitti, e di un’intera parete coperta di immagini.
È d’urto, un mosaico gigantografico di messaggi e impressionismi. Ci sono ancora visi ma non sorrisi, e stavolta il mio piccolo dizionarietto di storpiature tecniche suggerisce il lemma “fuoco, messa a “, quando inevitabilmente mi soffermo sul rosso ardente della piega inferiore di un labbro. Angolatura consigliata? Il tavolino un po’ più a sinistra e un po’ più sullo sfondo, per poter apprezzare anche il bizzarro effetto cornice che creano le pareti accese dipinte di cerchi concentrici. Soprattutto nel giallo, e nel radicale stacco con la luce innaturale che squarta il buio e la carcassa in un mattatoio nella foto che con più spontaneità di tutte ammicca al titolo della mostra, “Use less useless words” . “Usate meno parole inutili”, o forse sarebbe più calzante tradurlo con un infinito generico, l’indeterminatezza fatta buio pronta a fagocitare un intero dizionario sospeso per il cordino come quell’animale snudato fino ai tendini, le zampe per aria, penzolante con la bocca ancora spalancata. Spalancata è anche la porta sullo sfondo, e t’immagini lo scintillio della mannaia appena sotto un sorriso semifolle. “Porky, sono a casa”.
Per onor di cronaca: non sono vegetariana, e la sagra della braciola è uno dei miei eventi preferiti. A proposito di eventi, la mostra di Alessandro Ruggieri resterà all’interno del Dam e della fumetteria Exit di Corso della Repubblica a Macerata fino al 19 gennaio. La fumetteria è aperta tutti i giorni (tranne il lunedì mattina e la domenica) dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 16:30 alle 19:45.

(alcune delle foto in mostra alla Exit Fumetti)

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