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gospel

di Giulia Boschi
Il Natale è ormai alle porte. Ovunque si sentono scambi di auguri, tutti sono elettrizzati all’idea delle grandi leccornie natalizie che li aspettano e se qualcuno corre ancora in giro per negozi in cerca degli ultimi regali, chi li ha già fatti tutti da un pezzo, passeggia allegro e tranquillo fischiettando canzoncine natalizie.

Nella frenesia dei festeggiamenti, i riflettori del Teatro Lauro Rossi di Macerata si sono accesi, lo scorso 19 dicembre, su Walt Whitman & The Soul Children of Chicago (SCC), che, da Chicago appunto, hanno portato la magia del gospel sul palco del teatro maceratese.

Il concerto, offerto come ogni anno dalla Banca della Provincia di Macerata, era completamente gratuito e visibile, oltre che in teatro, anche nell’auditorium San Paolo e in Piazza delle Libertà, grazie a due maxischermi installati per l’occasione.

Tra i brani proposti, intramontabili classici della musica gospel, come “Joy to the world”, “Joyful, Joyful”, “Santa Claus is coming to town” e, ovviamente, “Oh happy day”, magistralmente interpretati dai giovani coristi di Chicago, guidato dallo spumeggiante Walt Whitman.

Tra un’esibizione e l’altra, il pubblico maceratese ha avuto modo di conoscere la storia del coro The Soul Children of Chicago, la cui data di nascita risale al 1981.

Nato con lo scopo di utilizzare la musica come spinta educatrice per i ragazzi afroamericani a rischio, il coro da vita a un ambiente in cui si favoriscono l’autodisciplina e l’istruzione e in cui i ragazzi possano imparare a credere in se stessi e dare libero sfogo alla loro creatività e al loro talento.

Sette sono gli album finora prodotti dal coro, tutti sotto la direzione di Walt Whitman, e numerose le collaborazioni con artisti del calibro di Celine Dion, Stevie Wonder, Whitney Houston e Mariah Carey.

I The Soul Children of Chicago si sono inoltre esibiti al concerto di apertura dei Campionati del Mondo in Sud Africa e per i presidenti Bill Clinton, George Bush Sr e Ronald Reagan.

Come gli amanti del genere sapranno, il fascino del gospel non risiede però solo nelle abilità canore del coro, l’anima dell’esibizione è composta infatti, anche dalle coreografie in cui i coristi e il direttore stesso si esibiscono, per accompagnare i brani proposti.

E così è stato anche per l’esibizione dei SCC, che per tutta la durata del concerto hanno spesso invitato il pubblico maceratese a non rimanere seduto composto ad ascoltarli, ma ad alzarsi in piedi per cantare e ballare come loro, a volte scendendo addirittura in platea, per coinvolgere direttamente gli ascoltatori.

Davanti a una simile proposta, la risposta del pubblico è stata inizialmente timida, lo stesso Whitman ha scherzosamente riconosciuto che noi italiani siamo più abituati all’eleganza della musica classica che all’atmosfera trascinante del gospel.

Con il trascorrere del tempo e delle canzoni però, i maceratesi hanno finito con il cadere vittima degli energetici ritmi blues e alla fine non c’era una solo spettatore, in platea o nei palchetti, che fosse rimasto seduto.

A chiusura del concerto, dopo il bis che, a gran richiesta, non si è fatto attendere, i coristi si sono poi disposti lungo tutto il percorso di uscita del teatro, per salutare un ultimo volta il pubblico, augurare a tutti buone feste e cogliere l’occasione per vendere il loro ultimo album, il cui ricavato andrà in beneficenza a un casa accoglienza per bambini in Spagna, con cui i componenti dei The Soul Children of Chicago passeranno questo Natale.