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fondatori

di Gianni Lorenzetti

“E’ stata una bella storia da raccontare”. Pierfrancesco Giannangeli va subito al cuore di un roveto di sentimenti, il nocciolo pulsante del libro Compagnia della Rancia 1983-2013, un racconto di emozioni del quale è curatore. Un volume quadrato nel formato, che però racchiude a tutto tondo trent’anni di esperienze e spettacoli, di profumi, luci, sensazioni, volti e voci. Centosessanta pagine di testi e foto, molte foto. “Esatto – prosegue Giannangeli – moltissime foto perché la foto fissa un momento, fa emergere i ricordi, è uno strumento fondamentale. Inoltre rendono il libro, oltre che storico, anche artistico, perché sono foto realizzate, negli anni, da fotografi di scena, cosa che poi ci ha spinto a pensare alla forma catalogo e ci ha condotto a rivolgerci, per la pubblicazione, al MMMAC, Museo Materiali Minimi per l’Arte Contemporanea di Salerno. Ed è stata una soddisfazione la pubblicazione, perché il MMMAC ha accettato dopo che il testo è stato vagliato dal suo comitato scientifico, che conta nomi importanti, ad esempio Renato Barilli. Devo anche fare dei ringraziamenti però, perché tutto questo non sarebbe stato possibile senza elementi interni alla Compagnia della Rancia che hanno fatto lavoro di ricerca e d’archivio, persone preziose quali Sara Maccari, Stefania Sciamanna e Anna Ciottilli”. Così è nato il libro del trentennale della Compagnia, un libro curato da Giannangeli, ma che raccoglie diverse firme, quali Sandro Avanzo, Alberto Bentoglio, Stefano D’Orazio, Maurizio Porro, Pierluigi Ronchetti, Pino Strabioli, Licia Tofani, Franco Travaglio e, ovviamente, lo stesso Pierfrancesco Giannangeli.

Come è nata l’idea del libro per festeggiare il trentennale?

“Come ha detto Saverio, volevano festeggiare i dieci anni, ma avevano da fare, poi volevano festeggiare i quindici anni, ma avevano ancora altre cose da fare, così è stato anche per i venti. Alla fine hanno festeggiato i trenta. Scherzi a parte, i trenta, che finalmente sono riusciti a festeggiare, sono stati celebrati con una mostra che ha riscosso un successo incredibile, allestita dallo scenografo della Compagnia, Gabriele Mareschi, e il mio coinvolgimento per la consulenza scientifica. Ecco, da quella mostra in realtà è nata l’idea del libro, una logica conseguenza. La mostra ha avuto una partecipazione incredibile, moltissimi visitatori di tutte le età e di tutte le zone, addetti ai lavori, ma anche famiglie. Persino molti stranieri, accorsi per vedere il Castello della Rancia, si sono soffermati sulla mostra e, alla fine, hanno sentito il bisogno di scrivere le emozioni che hanno provato”.

Qual è la logica che segue il libro? Come si struttura?

“Il libro, oltre alla mia introduzione, si apre con una foto bellissima che ritrae dei giovanissimi Saverio Marconi, Michele Renzullo e Tommaso Paolucci, affiancata da un saluto di Michele e Saverio. Poi la logica seguita da me e da Sara Maccari è stata quella del non fermarsi solo alle ricostruzioni storiche, bensì cercare di tracciare anche il clima delle emozioni, quindi gli interventi scritti sono stati curati da storici, da critici, ma anche da artisti, seguendo il criterio della nascita, degli snodi fondamentali percorsi dalla Compagnia della Rancia, fino al ritorno, nelle ultime stagioni, alla prosa”.

Il libro contiene anche una accurata cronologia, con tutte le produzioni dei trent’anni della Compagnia della Rancia, i cast dei vari spettacoli e le variazioni che i cast hanno registrato nel tempo e tutte le locandine degli spettacoli. Una storia, una carrellata di performance che graficamente potrebbero essere rappresentate da un cerchio, con il ritorno alla prosa degli esordi.

“Il cerchio forse è sempre stato chiuso, sin da quando è nata la Compagnia della Rancia con l’intrecciarsi dell’arte e della passione, con la creazione artistica che è sempre stata fusa con l’amicizia. Però è vero, il 23 dicembre del 1983 fu presentato il primo spettacolo, Arlecchino innamorato, nel quale Saverio Marconi aveva deciso di investire tre milioni di lire appena incassate da una sua apparizione cinematografica. Uno spettacolo per ragazzi ha segnato l’esordio della Compagnia, che ora si trova a fare un altro spettacolo per ragazzi, anche se in realtà è per tutte le età, l’Ubu roi, tratto dall’originale di Alfred Jarry del 1896, che ha per protagonisti dei pupi fatti con materiali riciclati mossi da due attori, Ada Borgiani e Marcelo Cosentino, su un tappeto di voci registrate. Un’idea geniale. Comunque il ritorno alla prosa c’era già stato con Rain man e poi con Variazioni enigmatiche, quest’ultimo ha segnato anche il ritorno in scena di Saverio Marconi, spinto dal desiderio e dal bisogno, dopo tanti anni di regia, di ricominciare a confrontarsi con un pubblico da un palcoscenico”.

Insomma, un libro mosso da emozioni, da anni intensi di spettacoli che, giurano dalla Compagnia della Rancia, non sono altro che l’inizio, perché il futuro è tutto da mettere in scena.

(Nella foto, la storica immagine che ritrae Saverio Marconi, Michele Renzullo e Tommaso Paolucci)

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