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di Lucia Cattani

Per la sedicesima volta, anno dopo anno, si ripete un avvenimento capace di unire e arricchire il territorio di Macerata e non solo. Lo scorso 15 dicembre si è svolta nell’affascinante Sala Castiglioni della Biblioteca Mozzi Borgetti – non potrebbe esistere luogo più consono- la finale della XVI edizione di Poesia di Strada a cura di Licenze Poetiche. Dei molti partecipanti sparsi in tutta Italia ma anche, nel corso degli anni, provenienti dall’estero, i dieci poeti finalisti sono raccolti nella sala illuminata e tappezzata di libri antichi, come vero fulcro della cultura cittadina. L’emozione dei partecipanti e degli accompagnatori è palpabile; si aggiunge anche l’interessante iniziativa di affidare a dieci artisti il compito di creare una sorta di interazione tra arte visiva e poetica realizzando un’opera per ciascuna poesia, che miri ad esprimere ciò che la lirica racconta.

A presenziare l’evento ci sono figure di spicco del panorama culturale maceratese come i membri dell’Associazione Licenze Poetiche nonché giurati del premio Alessandro Seri, Renata Morresi, Marco Di Pasquale (ma della giuria fanno parte anche Maria Grazia Calandrone e Enrico De Lea); a introdurre, anche il sindaco di Macerata Romano Carancini che ha elogiato un’iniziativa che si è resa capace di porre Macerata in una posizione privilegiata per quanto riguarda l’arte poetica, anche grazie al supporto di una casa editrice come Vydia Editore. Così Nadia Agustoni di Bergamo, Mariasole Ariot di Trento, Caterina Bigazzi di Firenze, Antonio Bux di Foggia, Roberta Durante di Treviso, Lorenzo Mari di Bologna, Simona Menicocci di Roma, Davide Nota di Ascoli Piceno, Fancesca Perlini di Pesaro e Pasquale Vitagliano di Bari  sono i finalisti, in realtà già vincitori per essere stati scelti tra moltissimi partecipanti. Renata Morresi li presenta uno ad uno, con una chiarezza che lascia intravedere i diversi stili, il diverso sentire di dieci poeti diversissimi tra loro. Pochi versi riescono ad affascinare, incuriosire, invogliare il pubblico estraneo ad addentrarsi in quegli universi privati e al tempo stesso comuni e accessibili. Giunto il momento della premiazione, i poeti sono chiamati a leggere alla platea le proprie tre opere presentate al concorso, attraverso la loro stessa voce, ed è meravigliosa l’atmosfera che si crea, nell’equilibrio tra metafore enigmatiche, colori sottili, pensieri e tanta passione, che sia rivolta alla vita, o alla natura, o alla carne, o alla stessa parola e alla musica che è in grado di comporre. Questi dieci poeti hanno avuto il dono grande di suscitare sentimenti, di accendere gli animi con il solo mezzo di parole scritte, che in mancanza della loro potrebbero essere pronunciate da altre, infinite voci.

Poi è il momento di nominare i vincitori: viene chiamato Lorenzo Mari a mostrarci la sua grande capacità espressiva fatta di parole concrete, e ironia sottesa. Il secondo posto sul podio se lo aggiudica Simona Menicocci, laureanda in lettere, che ha già alle spalle testi pubblicati su Poetarum Silva , Pi Greco. Trimestrale di conversazioni poetiche e Nazione indiana: il suo stile è particolarissimo, fa molto uso di spazi e pause, parole usate come onomatopee, di non facile comprensione immediata che però incantano e fanno emergere immagini sconosciute, improvvise, inaspettate. La vincitrice del concorso è Nadia Agustoni, una personalità che sembra discostarsi dagli altri due premiati: la poetessa vive e lavora a Bergamo, in quel particolare ambiente che è la fabbrica. Senza dubbio riesce a coniugare queste due immagini dicotomiche in maniera incredibile: nonostante il duro, faticoso contesto la poesia fiorisce e incarna un’altra vita: Agustoni è anche attiva collaboratrice di varie riviste e blog letterari, e redattrice di Lpels, La poesia e lo spirito. Così i suoi versi dissonanti si librano raccogliendo la durezza della vita in fabbrica e la libertà della parola, la fascinazione della riflessione e del pensiero.

È di grande valore una simile iniziativa che riesce ad inglobare le differenze, a rendere pubblico e poeti una cosa sola, uniti sotto la parola e la sua energia incanalabile in qualsiasi modo. A volte è lei che ci salva dagli incubi quotidiani, dalla psicosi collettiva, ma non sempre è ascoltata, nella frenesia di una società meccanizzata. C’è quindi sempre bisogno di eventi come Poesia di Strada, che siano in grado di creare uno spazio libero dall’alienazione quotidiana, tra le varie e multiformi disperazioni, e che sia in grado di dare un conforto collettivo e un’idea di unione attraverso quelle parole che dicono qualcosa di ciascuno di noi, che ci rendono simili, pur nella differenza e nelle distanze.

 

(in foto: il Sindaco di Macerata Romano Carancini premia la vincitrice Nadia Agustoni)

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