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di Elisa des Dorides

La società di massa, quella sviluppatasi a partire dalla fine dell’Ottocento, si è gonfiata sempre di più nella sua massa. La cultura che le appartiene ha assunto le sembianze di un enorme gomitolo di lana stropicciata che pare aver assorbito secoli e secoli di intemperie. Il sociologo tedesco Adorno, sulla cultura di massa e dei figli da essa partoriti, diceva: “La Musica destinata al consumo sembra che sia direttamente complementare all’ammutolirsi dell’uomo, all’estinguersi del linguaggio inteso come espressione, all’incapacità di comunicazione”. La critica di Theodor andava a minare le basi della cultura capitalista che non permetteva punti di contatto tra società e forme di espressione culturali: nulla di spontaneo vi è, infatti, nei prodotti di un universo devoto al consenso e, dunque, alle aspettative dei consumatori. Tutto ciò porta inevitabilmente ad un appiattimento di idee e alla sterilità della fantasia attraverso la quale renderle manifeste.
Nell’epoca in cui prende vita e consapevolezza il concetto di ‘cultura di massa’ prendevano piede i mass media con il loro magico scintillio esasperatore di significati come consumo, conformismo e distribuzione su larga scala. Hanno fatto la differenza, questi mezzi di comunicazione, in positivo e in negativo, non si starà qui a ribadirne i pro e i contro. Quello su cui c’è da riflettere riguarda la sottile ambiguità dell’offerta culturale che si riceve. Creatività e originalità hanno perso il loro valore iniziatico: entrambe rischiano di sbiadire la loro prospettiva di viaggio, di spinta irrefrenabile verso il vortice che ognuno di noi custodisce in sé. Si prenda l’oggetto ‘musica’, figlio naturale dell’espressione umana. Tv, radio, web: viene offerta davvero una sufficiente vastità di sonorità che soddisfi la nostra sete? Standardizzazione, questa è la parola chiave. Appiattimento della ricerca curiosa e sgomitante, ecco  le conseguenze.
La frammentata, seppur ampia, realtà delle etichette indipendenti testimonia questo malessere del vivere in un gomitolo che ha preso fuoco da un bel pezzo. E l’arte, per far sì che sfoggi le sue trame più belle, ha bisogno di respirare. Uscendo dai vicoli ciechi patinati delle major, si scorge la musica indipendente: oltre i salotti orchestrati di Sanremo che prendono in prestito gli ‘artisti’ dalla fattoria degli animali chiamata XFactor. Emi, Sony, Warner e Universal producono il 90% del mercato discografico mondiale, per questo si chiamano major dal bottino più succoso. Hanno i canali di comunicazione più ‘intensivi’ come, ad esempio, la televisione, e le radio che in heavy rotation fanno assaporare le mode sonore del momento. E, alla fine, anche se un pezzo non piace granchè finirà per restare in testa, come quando ci si mette tutta la notte le cuffie con le registrazioni di inglese per imparare la lingua. Una leggenda? Ancora non si è capito.
Definire le etichette indipendenti è alquanto impossibile. Di certo si può dire che il loro lavoro di promozione degli artisti parte dal concetto di libertà della composizione, delle scelte in generale che spettano al musicista quando registra, e poi distribuisce, il suo lavoro. Lavorare con il desiderio di produrre qualcosa con passione per trovare una forma di espressione artistica prima ancora che un riscontro in termini economici. Questo fanno le etichette indipendenti. La creatività si distacca dalla filosofia delle corporation, allinenadosi con la propria ispirazione e il proprio istinto. Da tutto ciò prende vita un luogo/laboratorio autonomo e partecipato. E’ una strada sterrata in cui si scoprono realtà locali costiutuite di voglia di divertirsi, in cui l’idea stilistica ed estetica prevale su ogni logica d’interesse. Ed il mondo digitale è la fitta rete in cui bisogna navigare per conoscere queste realtà che non temono la sperimentazione sonora. Anche nella società di massa ci sono delle sfumature e, allora, anche la cultura musicale non è solo cultura massiva e indifferente ad uno sguardo obliquo. Il rifiuto del consenso e della celebrità ha iniziato il suo percorso nei primi decenni del dopoguerra: nuove espressioni musicali che si distaccano dal pubblico, dal mondo attorno a testimoniare lo smantellamento del sistema di sudditanza artista-pubblico. Si ritorna alla natura nuda del suono, abbracciando la possibilità di manipolarlo per costruire un nuovo linguaggio che non si basa su principi consolidati. Nuovi modi di percepire la musica si espandono a macchia d’olio prosegue con l’indagine elettronica e informatica che hanno diffuso nuovi generi sonori e incoraggiato lo studio sulla fisica del suono e relativa percezione.
Tornando al sottobosco,  le Marche ospitano un’importante realtà di etichette indipendenti: Onlyfuckinglabels#3, la rassegna delle etichette indipendenti torna anche quest’anno. Presso il centro sociale di Macerata sfileranno ben tredici band con l’attitudine a rumorismi, sperimentalismi e tribalismi sonori vari, così come ci sarà posto per le proposte più minimali e silenziose. Le band saranno accompagnate dalle loro etichette con banchetti dove poter acquistare dischi, vinili e quant’altro. Le etichette che saranno presenti provengono da diverse parti d’Italia e sono: Onlyfuckingnoise, No=Fi, Sangue Dischi, Brigadisco, Ecletic Polpo, Il Verso del Cinghiale, Deambula, Canalese Noise, Villa Inferno, Hysm?, V4V, Bloody Sound Factory, Narvalo Suoni, Urgence Disk Records (CH), Irma. Un evento reso possibile dal supporto di due realtà fondamentali del territorio maceratese sia per capacità di far svilluppare nuove idee, sia per la promozione e organizzazione di attività culturali e sociali d’avanguardia: il Csa Sisma e l’Adam Accademia Delle Arti Di Macerata. A testimoniare l’importanza di questo evento c’è Cristiano Coini (Onlyfuckingnoise) che ha risposto ad alcune fondamentali domande per capire meglio questa realtà ‘indipendente’ che brulica nel sottostrato musicale italiano.

 Secondo quale criterio avete scelto la line up di quest’anno?

Non c’è una scelta vera e propria: noi contattiamo e invitiamo le etichette, che a loro volta portano un progetto da presentare. Se proprio si vuole individuare un criterio che ci poniamo direi che è quello della “novità”, in questi tre anni la maggior parte delle band viste all’ Onlyfuckinlables non avevano mai suonato nel territorio maceratese, o addirittura nelle Marche, sia perché parliamo di progetti nuovi di zecca sia per il semplice fatto che non hanno trovato l’occasione e lo “spazio” giusto. Faccio alcuni nomi anche per il semplice gusto di costruire una memoria storica del festival: Cannibal movie, M.i.l.f, Junkfood, Maknho, Be invisible now!, Topsy the great… e quest’anno avremo Alberto Boccardi, Mai mai mai, e Sneers per esempio! Tutte novità, tra cui anche due band che fanno parte della famiglia Onlyfuckingnoise records (in quanto come etichetta abbiamo co-prodotto i loro dischi), parliamo di Meteor e Io monade stanca.

Perché scegliere come location del festival delle etichette indipendenti il centro sociale di Macerata il Sisma?

Il Sisma è il luogo naturale per questo tipo di evento, non ci sarebbe ‘spazio’ mentale e fisico migliore, soprattutto perché non è uno di quei eventi istituzionali dove dobbiamo compilare richieste, chiedere l’affitto di uno spazio al comune (o chi che sia) o andarcene in un luogo asettico come un centro fiere. Il Csa Sisma è un punto di riferimento per tutto il territorio maceratese da 15 anni ormai, e sposa perfettamente la linea etica del festival, che poi è quella dell’indipendenza e dello star fuori dalle logiche del mercato, che si tratti di letteratura, vini, o vinili. Anzi, ormai sembra che siamo costretti ad utilizzare il termine ‘indipendenza’ per parlare di certe realtà e si corre il rischio di generalizzare un po’ troppo parte del nostro sistema culturale, per questo preferirei parlare semplicemente di realtà ‘autonome’, come disse qualche tempo fa un simbolo in Italia per ‘produzioni autonome’, Gianluca Arcopinto, che si occupa appena di un settore più in là del nostro, il cinema.

Parlateci del rapporto con Adam Accademia e di quanto sia questa che il Sisma contribuiscano affinchè, nel territorio maceratese, si possano portare avanti iniziative del genere.

L’ Adam ci ha supportato sin dal giorno dopo che è nata l’idea, è una realtà nuova della provincia che in pochissimo tempo ha fatto veramente molto e ha dimostrato un’ attenzione peculiare alle avanguardie e non ha paura a mettersi in gioco ogni volta che si crea qualcosa di nuovo. La provincia di Macerata è sicuramente virtuosa dal punto di vista culturale ma questo non vuol dire che le proposte siano sempre all’altezza, basandosi solo sul fatto di numeri, biglietti emessi e sponsorizzazioni eccellenti. Se esiste il festival è merito di tre realtà che sanno lavorare insieme: Csa Sisma, Adam Accademia e Onlyfuckingnoise records. Non è una cosa scontata, oggettivamente ormai è difficile avere un rapporto di collaborazione con le nostre istituzioni territoriali, o ancor peggio, relazionarsi con altre associazioni simili (di promozione culturale e sociale) perché perdono “il fuoco” sull’obbiettivo comune e si perdono in cose che non hanno niente a che fare con questo mondo, come la competizione. Appunto per questo, il merito dell’Adam è quello di unire queste realtà perché non esiste competizione nella cultura, e lo fa grazie all’incontro e lo scambio di idee di persone che vogliono fare qualcosa di puro e reale, e non semplicemente un evento facebook per alimentare il loro narcisismo.
Mi è d’obbligo a questo punto citare Jodorowsky che con una semplice frase che rappresenta quello che ho detto:”Amo collaborare e non competere…”

Cosa significa essere un’etichetta indipendente oggi? Qual e’ la sfida?

Adesso si parla della piattaforma Musicraiser, come di una salvezza produttiva per molti generi, proprio perché fa conto esclusivamente sulla passione degli ascoltatori. Si parla di oltre 200 dischi prodotti con questo sistema. Che dire? Ben venga. Vorrei solo sottolineare che questa è una ‘sifda’ che c’è sempre stata e non è assolutamente una cosa nuova, a parte per il fatto che utilizza esclusivamente il web. Dietro ogni piccola etichetta c’è sempre stato un appassionato e degli ascoltatori accaniti al seguito che fanno dei sacrifici non solo economici ma anche di tempo. Pensare che un disco viene alla luce grazie a 10 etichette, vuol dire che c’è una partecipazione di almeno 20 persone dietro, più tutti quelli seguono le uscite di quelle 10 etichette che potenzialmente potrebbero comprare il disco; non possiamo parlare proprio di musicraiser ma comunque di una produzione dal basso che alimenta da anni il circuito underground nazionale. L’etichetta oggi deve occuparsi a stretto contatto con l’artista della produzione fisica del supporto ed essere cassa di risonanza per una band; è il mestiere del produttore perdere soldi ma allo stesso tempo ha anche un alto compito intellettuale, ovvero spazzare via gli aborti che nascono giorno per giorno.


Ascoltateli esplodere nella notte per i boschi alla ricerca del suono vero, come poeti estinti.

 

http://www.onlyfuckingnoise.it/

http://www.csasisma.org/

(in foto “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”, murale realizzato al Sisma da Nicola Alessandrini, artista membro di Adam Accademia)