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di Camilla Domenella

Les feuilles
Qu’on foule,
Un train
Qui roule,
La vie
S’écoule.
(“Automne malade”, G. Apollinaire)

All’autunno malato dell’età è arrivato Antoine. Settantacinque anni di vita, trascorsa a guardare sempre avanti, per necessità. Ora Antoine si ferma, e ripercorre la sua esistenza: si guarda indietro per scoprire chi ha affianco.

Questo, Antoine, è il protagonista del nuovo libro di Emmanuelle De Villepin, la scrittrice francese che ormai da anni vive in Italia e che in Italiano ha pubblicato tutti i suoi libri.
“La vita che scorre”, questo il titolo dell’opera, è stato presentato giovedì, presso l’Aula Magna dell’Università di Macerata, alla presenza del preside Francesco Adornato. L’appuntamento d’eccezione era organizzato dal fotoreporter Guido Picchio e dalla redazione di Cronache Maceratesi, che hanno invitato il giornalista e scrittore Adriano Sofri a commentare l’opera di De Villepin.
Sofri e De Villepin, in un affiatamento amicale oltre che professionale, hanno ordito una trama instancabile di riflessioni e approfondimenti, intrecciando gli spessi fili di cui il libro è intessuto.
L’anziano protagonista Antoine, voce narrante dell’opera, individua in tre avvenimenti le tappe fondamentali della sua vita.
E’ il 10 giugno del 1944, quando lui, bambino, sfugge al massacro nazista del suo villaggio Oradour-sur-Glane. Aveva detto una bugia a sua madre, per andarsene a giocare col suo amico. La madre, rimasta al villaggio, muore, uccisa. Antoine, adottato da una famiglia nobile, non riuscirà però a cancellare il senso di colpa, ingiustificato, che lo attanaglia: l’ultima volta che ha visto sua madre, è stata la volta in cui lui le ha disobbedito. Il senso di colpa, come sottolinea Sofri, è qualcosa che prescinde dalla colpa. Essere colpevoli di qualcosa, come erano stati colpevoli i nazisti che massacrarono gli abitanti di Oradour-sur-Glane, è ben diverso dal sentirsi colpevoli pur essendo innocenti.
Il 23 novembre 1974, muore improvvisamente la moglie, e Antoine si ritrova vedovo, e solo. Con addosso soltanto la sensazione di essere un sopravvissuto, Antoine dovrà reagire alla notizia di una malattia degenerativa che ha colpito sua figlia Elisa, alla quale si consacrerà, in un attaccamento tenerissimo ma mai pietistico.
Elisa diviene qui la protagonista del libro. E’ lei la persona forte, è lei che sfida il mondo, palesandone le più gravi e più profonde incapacità mentali e culturali attraverso le sue oggettive incapacità fisiche.
Elisa esiste davvero. E’ una ragazza che De Villepin ha conosciuto e che ha ammirato per la forza inesauribile che dimostra, per l’ambizione sana che coltiva, per l’attaccamento alla vita che non è un arrampicarsi sugli specchi, ma un sincero amore dell’esistenza.
Intanto Antoine invecchia, senza coltivare speranze, occupato soltanto dall’abnegazione verso la figlia. Un vuoto riempito, è diventato.
Ma nell’ottobre del 1998, ormai anziano, Antoine riscopre l’amore, l’affetto famigliare, il senso di una vita.

Le tre date che separano la vita del protagonista sono scandite dai versi di Apollinaire: “Le foglie calpestate – Les feuilles qu’on foule”, “un treno che corre – Un train qui roule”, “la vita che scorre – La vie s’écoule”. E come Apollinaire scriveva per confessare di amare quell'”Autunno malato”, così il protagonista Antoine scopre di aver amato la sua vita malata.

Peculiare è il fatto che l’autrice abbia scelto di narrare in prima persona maschile, inventando un protagonista uomo e anziano. Come la stessa De Villepin ammette, questa distanza che lei frappone tra sé e il suo personaggio, le permette, paradossalmente, di inserire più agevolmente se stessa nell’opera. Non mancano difatti riferimenti autobiografici. In primis, il più evidente, è la vicenda del personaggio di Elisa, ispirato dall’incontro con Lisa Noja, che la Villepin ha conosciuto grazie alla realizzazione di Together to, centro milanese di riabilitazione per bambini affetti da gravi deficit neurologici.

Sofri, dal canto suo, fa notare l’abilità letteraria di De Villepin: non deve essere facile, per una donna, immedesimarsi in un uomo sì tanto da renderlo verosimile. Il giornalista confessa: “io non riuscirei a scrivere un romanzo dal punto di vista femminile”, rivelando qui una debolezza (fors’anche culturale) che non gli fa onore. Sembra lasciar intendere che le donne siano troppo complicate o troppo semplici, in ogni caso troppo diverse per farsi largo all’interno di una mente maschile. Una concezione, questa, un po’ riduttiva e “facilona” nel suo polarizzarsi ad un estremo della diversità.

Questa, comunque, è stata la conferenza di presentazione del libro: puramente letteraria, dai toni quasi informali. Stupisce e, sinceramente, addolora la polemica che è saltata fuori ieri, spuntata come un fungo al quale però manchi il terreno.
Su diversi giornali è stata riportata la notizia – se così può esser definita – della protesta di Azione Universitaria, associazione studentesca di destra.
Alcuni esponenti di Azione Universitaria hanno dichiarato “inaccettabile” la presenza di Sofri in un’aula di Università, ritenendola “una vergogna”.
La conferenza-presentazione è stata anche definita “una riunione politica” non adeguata ad uno spazio che “dovrebbe essere solo degli studenti”.
Quella di giovedì non è stata una riunione politica, ma un evento puramente culturale, la cui attenzione era volta esclusivamente all’autrice De Villepin e al suo libro. Inoltre, la presentazione non era stata organizzata dall’Università di Macerata, la quale ha semplicemente offerto un suo spazio.
Università significa “universalità”, che è esistere ed essere presenti e partecipi al di là dei confini, che, nella cultura, ci insegnano, sono inesistenti. E’ “universalità” del sapere, qualsiasi esso sia, e che in quanto tale è ben diverso da “unilateralità” di pensiero.
Una Università viva è un’Università che non si piega al politically correct, ma che, al contrario, apre tranquillamente le porte anche a chi ha sbagliato e pagato per i propri errori.
Solo la cultura, in questa polemica, ci ha rimesso. E’ finita calpestata come le foglie d’autunno di Apollinaire.
Intanto il treno corre… Lasciamo che la vita scorra.

(In foto, da sinistra: il preside Adornato, Adriano Sofri, Alessandra Pierini di Cronache Maceratesi, e infine l’autrice Emmanuelle De Villepin)