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Torre di Montefalcone

di Daniela Simoni
Direttrice del Centro Studi Osvaldo Licini*

Osvaldo Licini,
“La torre di Montefalcone”, 1922 ca.
olio su tela
24,5×31 cm.
Collezione privata

Il dipinto fa parte di una serie di paesaggi dell’antico borgo montano vicino ai Sibillini, dove Licini negli anni Venti soggiornava spesso presso l’amico Felice Catalini (Felicì) a cui è appartenuta quest’opera. In una testimonianza pubblicata in “Osvaldo Licini. Errante, Erotico, Eretico” Felice, originario di Grottazzolina, racconta di aver conosciuto Licini a Fermo nel 1922 quando era professore di disegno nella scuola tecnica e di aver frequentato con il fratello Ermenegildo (Checco, amico fraterno di Osvaldo), Osvaldo, Gino Nibbi, Mancini, Ferroni il bar Alimento dove discutevano di letteratura, arte e meno di politica. Alla fine del 1922 Felice lasciò Fermo per tornare a fare il segretario comunale a Monte Falcone Appennino, dove qualche mese più tardi lo raggiunse Osvaldo intrattenendosi a lungo. Qui Catalini ricorda che Osvaldo dipinse a cavalletto, “sempre paesaggi-paesi- campagne-montagne”; poi prosegue: “Di lavori di Osvaldo non posseggo altro che una parte del paese di Montefalcone, che egli, partendo, aveva gettato, non so perché, nella spazzatura. Io la raccolsi e gelosamente la conservai.” Il dipinto in questione è proprio questo: senza firma e data, che invece appaiono nelle altre versioni della stessa serie, rappresenta la torre medievale del paese. Le altre vedute di Montefalcone (alcune pubblicate nella monografie di Marchiori del 1968) sono più complesse, comprendono una larga porzione dell’incasato, ma presentano sul piano compositivo delle analogie con il dipinto in questione: articolate su tre piani prospettici in profondità, sono delimitate da delle quinte arboree. Il segno definisce con carica vitalistica i profili geometri della torre, la sinuosità del monte, il fusto snello dell’albero; la pennellata è corposa, di matrice espressionista, memore delle esperienze parigine.
Il dipinto si lega bene ad una serie di disegni con vedute di Monte Falcone conservati al Centro Studi Licini come l’epistolario con le lettere di Licini inviate ai fratelli Catalini dal 1922 al 1958, anno della sua morte.
Questo dipinto è riconoscibile in una fotografia pubblicata in D. Pupilli, Il Professor Catalini. Vicenda umana e passione democratica di un “piccolo maestro”, 1995, p. 84, in cui è ritratta una parete con sei opere tra dipinti e disegni di Licini appartenuti alla famiglia Catalini, esposti in una piccola mostra a Grottazzolina il 29 settembre 1969. È stato esposto nella mostra di Monte Vidon Corrado sugli anni Venti nel 1992, senza però essere incluso nel catalogo: in questa occasione, per la prima volta viene pubblicato e studiato.

marina
Osvaldo Licini,
“Marina”, 1921 ca.
olio su tela
16×11 cm.
Collezione privata

Le Marine sono un tema dominante nella fase figurativa di Licini: nella prima metà degli anni Venti l’artista ne dipinge a Porto San Giorgio e durante i soggiorni in Costa Azzurra. Questo quadretto costituisce un unicum per la presenza dell’esile palmetta leggermente curvata a destra; già in quest’opera giovanile l’artista dimostra la sua straordinaria capacità di evocare con tratti essenziali un poetico microcosmo in pochi centimetri di tela. Giocato sui toni freddi dell’azzurro, il dipinto presenta in nuce alcuni caratteri dell’arte successiva di Licini:: il riflesso bianco della luce sul mare è lo stesso che intride i profili sinuosi dei monti sotto le Amalassunte degli anni Quaranta, simile è il senso dello spazio e la dimensione solitaria.
Il dipinto è appartenuto ad uno dei più cari amici marchigiani di Licini, il poeta Acruto Vitali di Porto San Giorgio, con cui ha intrattenuto una intensa corrispondenza documentata dalla fine degli anni Venti al 1945.
Esposto al Premio Marche 1961, al Premio Scipione a Macerata nel 1964 e nella mostra degli anni Venti nel 1992 a Monte Vidon Corrado, il quadretto non è riprodotto in nessuno dei cataloghi di queste mostre, quindi è pubblicato per la prima volta in questa occasione.

panoramica_camera - Copia

Sabato 14 dicembre sarà inaugurata a Monte Vidon Corrado, dopo un accurato restauro, la casa di Osvaldo Licini, gigante del panorama artistico internazionale e vero genius loci per la provincia marchigiana e per il suo paese natale. Per l’occasione L’Adamo ospita in anteprima le immagini inedite di due opere di Licini appartenenti a collezioni private e quindi normalmente non fruibili al pubblico, assieme alle note di commento della Direttrice del Centro Studi Osvaldo Licini, Daniela Simoni. Qui sopra, una fotografia della camera da letto in stile costruttivista visitabile da domani assieme al resto della casa; al suo interno si conservano gli oggetti, gli abiti, le tracce del vissuto intenso e poliedrico dell’artista, le vedute e gli scorci dei suoi cieli e le uniche pitture murarie da lui eseguite.
Il pomeriggio inaugurale si aprirà al Teatro Comunale alle 16 con gli interventi introduttivi della Direttrice Daniela Simoni, di Mattia Patti, ricercatore presso l’Università di Pisa, dell’architetto Manuela Vitali e di Francesco Scarabicchi, che leggerà il poemetto “L’astro del monte-stanze per Osvaldo Licini”. Alle 17,30 inizieranno le visite alla casa museo. Sarà esposta la collezione permanente del Centro Studi Osvaldo Licini con i disegni dell’artista e altre opere pittoriche provenienti da collezioni private, come quelle che vi abbiamo anticipato.
(n.d.r.)

* Si ringraziano la Direttrice Daniela Simoni per i contributi e l’Assessore al Comune di Monte Vidon Corrado Vania Calamita per la collaborazione

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