Tag

, , , , , , , , , , , ,

564529_317737515030888_1376618864_n

di Lucia Cattani

Una sorprendente sinergia di materiali, tecniche, colori, emozioni ha trasfigurato quello che era uno squallido locale in disuso nel cuore di Macerata, l’ex Upim. Sabato scorso le porte si sono spalancate  alla variegata folla che ha letteralmente inondato l’atelier con sguardi colpiti, esclamazioni stupite, animi concitati di fronte ad una moltitudine di espressioni artistiche. Una volta entrati nella mostra, in effetti, tanti sono i particolari curiosi e sorprendenti che è difficile scegliere l’ordine di opere da seguire: l’effetto è spettacolare, di forte impatto visivo. Ogni opera sembra in qualche modo dialogare con le esposizioni vicine, pur davanti a lavori dei più disparati stili. Protagonista è senza dubbio  Letizia Ciccarelli, diplomata come “maestra d’Arte” proprio qui a Macerata e poi specializzata nell’attività di vetrinista, in particolare per quanto riguarda gli allestimenti alla moda. In effetti sembra non esserci differenza tra la vetrina visibile al di fuori e le decine di altre vetrine “aperte” poste all’interno. Non sono però abiti, gioielli, profumi, merci di vario genere ad essere sotto i riflettori: è l’arte a 360 gradi.

L’e-motion art di Letizia Ciccarelli è frutto di sperimentazioni e singolari strumenti: l’impatto dei dipinti è quasi pollockiano, ma i colori sono in rilievo e conferiscono ad ogni opera una tridimensionalità, una forza eversiva che sembra voler fuggire dal quadro e muoversi. Ogni quadro sembra essere una voce singolare, sembra voler esprimere qualcosa ogni volta diverso ma ben distinto, nitido e al tempo stesso coerente allo stile dell’artista. Dalla stessa denominazione dell’esposizione si evince la forte volontà di Letizia Ciccarelli di cercare l’emozione attraverso il colore, attraverso quell’astrattismo che talvolta diventa materico, confluendo in soffuse architetture, accennati ponti, incorporee strade, come città invisibili appartenenti più al mondo degli archetipi piuttosto che a qualcosa di tangibile, nonostante i titoli concreti di luoghi, di situazioni. Senza dubbio l’artista riesce a colpire con il dinamismo quasi futurista, l’atmosfera a volte sospesa, a volte pensierosa, a volte in preda ad una sfrenata vitalità; si tratta della sua arte, e quelle impresse nella tela sono le sue pulsioni, qualcosa di fortemente sentito, da cui si evince una forte partecipazione emotiva al proprio lavoro. Lo testimoniano le foto che da tempo pubblicizzano la mostra, che la ritraggono in simbiosi con le sue opere, incurante delle macchie di colore, con un sorriso raggiante.

Le opere di Letizia Ciccarelli sono ben disposte in quello che è l’altro suo mondo: quello dei vetrinisti. Varie e curiose ambientazioni esaltano i colori, le linee, gli schizzi dei quadri, nonché varie opere di altri artisti che unendosi alla Ciccarelli riescono a creare davvero un’atmosfera surreale: allestimento, pittura, scultura, luce, fotografia si fondono. Ci sono i graffiti del writer Gore (Carlo Cicarè), le sculture tenebrose e inquietanti di Daniele Alessi, le creazioni sonore unite alle illuminazioni di Giuliano Salvatelli, in arte Ugo Piazza, e Due A, abbiamo infine delle foto molto suggestive di Marco Gentili, anch’esse in bilico nella finzione di un movimento che non esiste. Il percorso è variegato, non sembra avere un tema ben preciso che quello della fantasia, della pluralità di elementi che caratterizzano il nostro immaginario collettivo.  Varie scene compongono il microcosmo contenuto nell’ex Upim, in modo che sia impossibile non trovare qualcosa che colpisca personalmente ogni visitatore: all’entrata una scultura di un gigantesco, mostruoso cane nero sembra fare la guardia (altri non è che il Male in persona, terza ed unica parte di un’ipotetica trinità, com’è descritto nella didascalia); poi possiamo scegliere se immergerci nell’aria vintage di un salotto in stile anni 60, con tanto di giornali aperti, o se lanciarci verso quello che sembra un frammento d’Africa, un piccolo spazio verde cinto da un alto canneto e con una donna africana vestita in colori sgargianti. C’è anche la contemporaneità, persino il futuro nelle luci fluorescenti e mobili, accompagnate da incomprensibili suoni; oppure quella che sembra essere un’ordinaria esposizione fotografica. E-motion art gioca proprio con questo contrasto tra reale e finzione, e il fascino di quest’idea è accresciuto dalla presenza, sparsi nella sala, di manichini che si nascondono quasi tra la folla, sembrano specchiarsi insieme a noi, come se tutti fossimo parte della stessa, immensa vetrina.

Per un po’ condividiamo la quotidianità immobile dei manichini, noi che nella vita forse troppo spesso tendiamo ad assomigliargli realmente –ricoperti di vesti inconsapevolmente  già scelte per noi, a volte di parole pilotate, insinuate dalla grande bestia, il grande Male che silenzioso, non sempre avvertito, attende all’entrata, da qualche parte. Il commercio sembra fondersi con l’arte a volte, ma in questo caso non può soggiogarla: c’è troppa fantasia, troppa energia vitale, troppa emozione perché ci sia la stasi. Allora ecco il movimento continuo e vivace delle opere di Letizia Ciccarelli, che è riuscita a dar vita alle vetrine, come in una fiaba di giocattoli antropomorfizzati. Insieme agli altri artisti, con intraprendenza e immaginazione, è stata capace di creare un piccolo universo nel cuore di Macerata dove sarà possibile sorprendersi e divertirsi fino al prossimo 15 dicembre.

(Foto: Lucia Cattani)