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Red Bridge

di Simone Palucci

“Siamo appena adolescenti, e abbiamo la volontà di sempre, cioè quella di offrire nuove opportunità ai clienti, non solo commerciali, ma opportunità anche sociali e di divertimento”. Le parole del direttore del Val di Chienti di Macerata Gianluca Tittarelli, in presenza dell’ospite d’onore Rocco Siffredi invitato a festeggiare i quindici anni del centro commerciale, non potevano essere più azzeccate. Il tempio del consumismo, in tempo di crisi, deve inventarsi qualcosa per i propri clienti. Clienti. Non più persone, individui, esseri pensanti. E’ la sottile linea rossa di questi anni, la verità insita in ognuno di noi, da quando abbiamo smesso di essere donne o uomini, trasformandoci in consumatori. La grande paura del comunismo, che avrebbe appiattito gli individui, le idee e le ricchezze, si è realizzata attraverso il capitalismo liberista. La gente è povera, ma deve consumare comunque, lavora dalla mattina alla sera, facendo straordinari non pagati, per portare a casa uno stipendio da fame, senza avere quasi più diritti, lavorando tutti i giorni. E poi le domeniche consacrate al dio mercato, con i tempi del consumo aperti, perché altrimenti la gente non sa dove andare, indottrinata fino al midollo spinale. Lo so, è una scena infausta, ma in fin dei conti è più o meno l’apocalisse di una quotidianità che ci circonda. Centinaia o migliaia di individui che accorrono per vedere Rocco Siffredi, un’offerta oltre che commerciale di divertimento, ingredienti che vengono considerati sociali, magari con l’aggiunta di un concorso che mette in palio un’autovettura, in questo caso una Range Rover Evoque vinta da Roberta Bravi di Colbuccaro di Corridonia, tanto per dare qualche informazione in più. E l’offerta culturale? Difficile trovarne le tracce, considerato che non è e non sarà mai nel dna di questa impostazione socio-economica.
Però c’è un’altra notizia recente, che ha catturato la mia attenzione, che riguarda uno degli spazi commerciali, e non solo, del centro storico di Macerata, l’ex Upim. Una riqualificazione che accende qualche lumicino per un posto che dovrebbe tornare a funzionare e che, nel frattempo, ha dato spazio alla cultura, a mostre, rassegne, tra le tante Sex Upim, inserita nel cartellone del Festival dell’ospitalità dello scorso anno, e che da sabato, alle 17.30, fino al 15 dicembre accoglierà E-Motion art di Letizia Ciccarelli, una variegata galleria di dipinti e non solo, piuttosto una fusione, una sinergia profonda di arti che coinvolgerà anche altri artisti in un percorso intrigante. Un viaggio vero e proprio, perché Letizia Ciccarelli racconterà le sue opere, cicerone di se stessa nell’odissea di dipinti che la circonderanno, con l’ausilio di suoni, musiche, luci, oggetti di design e molte altre performance nella performance. Ovviamente si salperà sulle onde dei quadri grazie alla collaborazione dell’eroe della Piazza Rossa Luca Agnani, del writer Gore, dello scultore e pittore Daniele Alessi, delle creazioni sonore di Giuliano Salvatelli, delle fotografie di Marco Gentili e delle musiche di Filippo Gallo.
L’ex Upim è un ambiente enorme, che vorrebbe essere ricollocato alla sua funzione primaria, e da un lato è un bene, dopotutto affaccia in Galleria del commercio, quindi ha in un qualche modo il destino segnato. C’è da ammettere anche che l’idea della riapertura di negozi, anche se più che altro al momento si parla di una palestra e di un ristorante, è positiva. Una spinta propulsiva per il centro storico, con la speranza che si tratti di negozi intesi come piccole botteghe specializzate, con l’idea che si possa tornare ad una dimensione più intima, umana del commercio, in antitesi con i grandi colossi, ricchi di offerte fasulle, vuoti di umanità. Una vera e propria cultura del commercio, rispettosa della gente, dell’altro, del concorrente. Annuso l’aria e forse mangio un po’ troppo pane ed utopia, però non sarebbe male una cultura del commercio. In realtà proprio Letizia Ciccarelli, con la sua E-Motion art lo sta facendo, infatti la mostra multimediale vedrà presenti Due A con luci ed illuminazioni, Kitchen art con un aperitivo di inaugurazione, e dell’azienda vitivinicola Rio Maggio perché, in fin dei conti, dove c’è cultura il buon vino non guasta mai. Insomma, due esempi diversi di commercio, una speranza per il futuro, e la possibilità per la cultura di contaminare tutti i settori sociali che ci circondano. Chissà, magari potremmo dire davvero “e ora qualcosa di completamente diverso”.

(Nella foto l’opera Red Bridge di Letizia Ciccarelli)