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di Alessandro Seri

Un bene c’è ed ha valore assai importante, il bene di cui parlo sono i libri, quelli già scritti, già stampati, quelli che vengono letti e mai dimenticati. L’oggetto libro ha un valore enorme, molto di più di quello reale o di mercato. L’oggetto libro racchiude in se più di una vita e la vita è di valore inestimabile. Il caso vuole che nella provincia di Macerata l’oggetto libro ha una sua importanza. Esiste di certo una tradizione che si è andata alimentando nel corso dei secoli e che forse si è accentuata negli ultimi decenni, quella dei luoghi per i libri e per chi li legge: le biblioteche. L’apoteosi, il picco estremo e forse più conosciuto, quello da cui è giusto partire in questo viaggio tra le biblioteche del maceratese è sicuramente Casa Leopardi a Recanati con la nota biblioteca voluta da Monaldo, padre di Giacomo, che consta oggi di circa 20.000 volumi sistemati e visibili in larga parte nel percorso che il visitatore può fare visitando le stanze che furono del poeta, immaginando lo studio matto e disperato, soffermandosi sugli scaffali colmi e bellissimi. Il fondo iniziale è stato con il tempo allargato cospicue sezioni dedicate all’opera di Giacomo, siano essi saggi o traduzioni.

L’opera di Monaldo, continuata negli anni dai figli Giacomo, Paolina e Pierfrancesco, ha quindi un valore altissimo se si considera che può vantare anche incunaboli e manoscritti risalenti ai primi del 1200. Un vero gioiello, metà turistica in primo luogo, ma anche luogo di approfondimento e ricerca sull’opera leopardiana e pure sulla storia del territorio. Entrarvi quasi stordisce, si finisce per camminare tra i libri mentre le guide tentanto di raccontare la storia del luogo e difficilmente li si ascolta.

Risalendo il fiume Potenza, raccontato mirabilmente in versi dal priore Giovanni Ciampoli nel 1663 in un libro stampato a Venezia si arriva a Macerata che resta il fulcro culturale della provincia. Qui è possibile perdersi in innumerevoli biblioteche, molte relative ai vari dipartimenti dell’Università, ma forse le più affascinanti come luoghi sono la Biblioteca Statale sita al primo piano dell’ex palazzo di giustizia in via Garibaldi e la Biblioteca Comunale Mozzi Borgetti sita in un’altrettanto affascinante palazzo storico in Piazza Vittorio Veneto. Se la Biblioteca Statale ha una storia recente ma piena di eventi rilevanti, la Mozzi Borgetti è una vera e propria istituzione con i suoi 350.000 volumi e con i suoi duecento e passa anni di storia. Nel suo fondo circa 300 incunaboli, quattromila pubblicazioni del ‘600 e oltre 10.000 manoscritti, il tutto ubicato in spazi poco conosciuti ma di altissimo valore artistico come la Sala degli Specchi, la Sala Castiglioni o la moderna ma commovente Sala della Specula da dove è possibile godere, consultando libri, di un panorama mozzafiato che va dal mare Adriatico ai monti Sibillini e dove è possibile osservare dall’alto la facciata monumentale della chiesa di San Giovanni.

Continuando il viaggio direi che tappa importantissima è la biblioteca Filelfica di Tolentino, sita a Palazzo Fidi. Un’altro tesoro di inestimabile valore che seppur istituita nella prima metà del secolo XIX custodisce libri eccezionali tra cui incunaboli e cinquecentine. La particolarità della Filelfica è che nasce per volere del canonico professor Giuseppe Bonelli, amico di Monaldo Leopari, con l’intento di dare prestigio e materiale di studio alla città e alle diverse ed originali Accademie presenti, come quella degli Incolti, degli Oziosi o dei Concordi. Giusto per ribadire l’importanza che le Accademie di produzione e ricerca culturale avevano nei secoli scorsi in terra maceratese.

Scendendo verso la costa è giusto scrivere della Biblioteca Zavatti di Civitanova Marche, anch’essa istituita in un recente passato (4 maggio 1969) come Biblioteca Comunale presso Palazzo Sforza ma poi trasferita ed ampliata nel 1998 presso la ex casa del Balilla, edificio di epoca fascista ma di indubbia originalità architettonica con la sua forma simile ad un sommergibile. Con il trasferimento la biblioteca giustamente cambia nome e viene intitolata a colui che la volle, cioè il professor Silvio Zavatti, esploratore polare nato a Forlì ma innamorato delle Marche fino a scegliere di viverci. Zavatti, attraverso il suo entusiasmo riuscì a dare impulso all’impresa partendo dal suo preziosissimo fondo personale ovviamente incentrato sul suo lavoro di esplorazione polare.

Ognuno di questi luoghi meriterebbe un approfondimento assai maggiore, sia dal punto di vista storico che da quello del patrimonio librario ed è altrettanto giusto ricordare che si è in questo articolo taciuto per questioni di spazio rispetto ad altrettante importantissime biblioteche ubicate in provincia di Macerata. Queste righe, da prendere come riassunto, possono assumere la forma di una promessa di approfondimento ulteriore e di ulteriore ricerca sulle biblioteche del maceratese, ricordando a tutti che il sistema Opac, Catalogo del Polo Maceratese raccoglie 60 biblioteche consultabili online e che la passione per i libri non ha soste. Per chiudere voglio accennare alla nascita il 13 luglio scorso della Biblioteca di Urbisaglia, voluta con commovente e incredibile slancio dall’associazione SocialMente che andrebbe presa come esempio da ogni cittadino che ha a cuore il patrimonio storico, umano e culturale della sua terra.

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