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384.mm - G

di Lucia Cattani

Si entra nel cuore delle problematiche che dominano il periodo storico che tutti stiamo vivendo, con il sesto ciclo di “Incontri con la Storia e la Filosofia”. A sollevare interrogativi ed a stimolare una riflessione amara ma inevitabile sul significato di democrazia, politica, intellettualismo è la Professoressa dell’Università di Urbino Bruna Piatti Morganti, che nella Biblioteca Mozzi Borgetti ha presentato il suo libro dal titolo già di per sé illuminante: “Dialoghi Interrotti”. Attraverso questa sua trattazione la Piatti Morganti, approfondendo il rapporto tra Norberto Bobbio e il “secolo breve”, ad un decennio dalla scomparsa del filosofo torinese, attualizza i suoi pensieri e le sue illuminazioni, estende le metafore bobbiane per analizzare i nostri giorni, sempre alla luce di quel famoso motto di Bobbio che si fonda sulla Militanza della Ragione. Avendo vissuto sulla sua pelle lo sgretolamento della grandezza europea, quella scomparsa dell’eurocentrismo avvenuto con i due conflitti mondiali, Norberto Bobbio, da positivista, vuole instaurare quello che da sempre è il gesto più razionale e democratico: un atteggiamento dialogico tra le parti, per quanto inconciliabili possano in apparenza presentarsi. L’Europa ha cessato di essere sede di civiltà da quando non c’è più un vero dialogo: gli intellettuali non sono stati in grado di porre rimedio a questo sfacelo, al contrario hanno fatto in modo che il baratro si amplificasse, cementati in atteggiamenti dannosi e mossi da intenti egoistici.

Bobbio delinea, dopo aver preso parte alla Resistenza, dopo aver visto instaurarsi e poi crollare i totalitarismi in Europa, un quadro preoccupante, in cui in realtà si suppone di aver raggiunto uno stato di libertà, quando invece i fatti son ben diversi: “come cambiano le forme di libertà cambiano le forme di schiavitù”. Come dar torto a questo pensiero? Se riflettiamo al modo in cui siamo subdolamente soggiogati all’universo virtuale dei social network, ai canoni estetici portati all’inverosimile che portano così tante persone all’infelicità, alla prigionia delle proprie incertezze, alla mancanza di qualcosa a cui appigliarsi. Non serve parlare di politica per capire quanto questa libertà tanto agognata, per cui i nostri padri hanno dato la vita e sacrificato le loro comodità ci si stia rivoltando contro. Che siamo forse schiavi della libertà? Bobbio certo non è arrivato a questo concetto, ma la riflessione è spontanea e difficile da non affrontare. Il dialogo si è estinto nella società dei messaggi virtuali, degli schermi luminosi: gli ideali vengono estremizzati, amplificati senza alcuna coscienza, i giovani per avere un’idea politica non leggono che articoli di venti righe su webzine create non per altro che per raggiungere quote di visitatori che garantiscano qualche compenso remunerativo. Questo sistema non fa che accrescere spaccature che non esistono, incrementare odio, causare incomprensioni che con il dialogo frontale, fisico, vivo, non si creerebbero. Ognuno è libero di dire ciò che vuole, in una repubblica democratica, ma chi si batte per qualcosa di magari anche giusto ma scomodo, fuori moda, viene zittito dalla cecità delle masse. È importante più che mai meditare sull’esempio di Norberto Bobbio, è importante ancor più che qualcuno scriva un saggio su questa maestosa figura per ricordarcelo.

L’intellettuale chi è oggi? Se per Bobbio, nella seconda metà del Novecento, egli era sparito, nell’attualità è diventato fenomeno mediatico, sobillatore di menti deboli, o semplicemente un traditore, un disertore che allettato dalla fama si crogiola nelle facili dichiarazioni, nelle inutili lodi prive di alcun significato, di alcuna sincerità. Può essere considerato soubrette, asservito a qualche partito, o semplicemente una voce volutamente estranea a ciò che accade che muove critiche dalla sua posizione astratta non curandosi della ricerca storica. Comunque in nessun caso sembra aiutare la società ad uscire dall’ignoranza, dal caos, dalla difficoltà, dalla crisi, dalla perdita della coscienza di sé. Bobbio, da vero intellettuale, ha cercato di salvare ciò che dalle diverse anime ideologiche potesse ottenere attraverso dialogo vero, per giungere ad una convivenza civile: è questa la lezione preziosa del filosofo, attualissima. Egli sosteneva che non si possono rifiutare le correnti liberali, significherebbe negare la libertà stessa, ma nemmeno il socialismo di Marx, inteso non come materialismo grezzo, ma nel senso di leggere la storia dal punto di vista degli oppressi. Ben pochi sono riusciti ad immaginare una simile mediazione, tra parti opposte per antonomasia, ma è proprio questa la strada da seguire: trovare una sinergia tra i partiti invece di continuare intransigenti a portare avanti ideali e differenze che sembrano in realtà non esistere più da molto tempo. Ciò che è innegabilmente difficile da sostenere è il peso dell’autoreferenzialità: non è sempre il merito ad essere premiato, e così si creano situazioni di autoritarismo portato dal rancore nei confronti di una parte che non si è battuta con autenticità. Questo stato di egoismo sociale si concretizza nella frammentazione attuale, nel non essere parte di nulla se non dei nostri stessi bisogni individuali. Stessi meccanismi sembrano accomunare in questo modo, e lo sottolinea la Piatti Morganti, fascismo e berlusconismo. Ci vuole coraggio a tirarsi indietro di fronte ad una raccomandazione, proiettarsi invece verso un’equità comune: è sempre stata la storia degli italiani. Viviamo in un’Italia a brandelli e indebolita, oggi alla stregua di sempre. Privi di iniziativa, senza grandi rivoluzioni alle spalle, gli italiani cercano la tranquillità quotidiana: in questo modo si è giunti ad una politica che, a giudizio delle altre nazioni, non è più credibile. Bisognerebbe invece tornare sui propri passi: Norberto Bobbio ha spiegato questo concetto attraverso una bellissima metafora, quella del labirinto della Storia: chi vi entra sa che esiste una via di uscita ma spesso la via imboccata, quella all’apparenza più agevole, non è quella giusta. Si può incappare in un vicolo cieco, ed allora bisogna aver il coraggio di tornare al punto di partenza, ricominciare da zero, convertire il tragitto: così la storia dev’essere maestra, deve ricordarci le dinamiche sbagliate che hanno portato l’uomo sull’orlo del baratro. I totalitarismi sono un vicolo cieco, una nuova guerra totale in questo momento significherebbe la distruzione dell’umanità. Hiroshima e Nagasaki ci hanno mostrato il risultato ultimo della barbarie umana, e nel caso la strada della guerra fosse ripercorsa, sarebbe nuovamente quello il risultato: l’ennesima drammatica strada chiusa. Se finora è stato possibile fare marcia indietro, anche se forse non abbastanza, non è detto che in quel caso l’umanità abbia le forze necessarie per farlo ancora dopo un ennesimo orrore.

Questo significa che bisogna essere sempre pronti a rivalutare le proprie ragioni, qualora se ne comprendesse l’ inadeguatezza, la natura pericolosa. La strada da seguire è quella del ragionamento critico e soprattutto dell’onestà intellettuale: atteggiamento che dev’essere assunto da ciascuno di noi, poiché l’intellettuale è non solo il filosofo, ma anche l’operaio, qualora sia un cittadino attivo, presente e consapevole del dinamismo del potere. Il suo approccio dev’essere critico, ma in modo costruttivo: deve consistere nel guardare direttamente i problemi e far del proprio meglio per risolverli, secondo le proprie forze, soprattutto evitando di cadere in quel baratro di ignavia e disfattismo che sembra così confortevole.

Il Novecento è stato metafora della profonda limitatezza della nostra ragione, di un’umanità ancora soggiogata al principio homo homini lupus, capace di nefandezze, egoismo, negligenza, cecità. È ora di fare un grande passo indietro, di rispolverare ideali, di rimboccarsi le maniche. Forse non è troppo tardi, anche se per la Professoressa Piatti Morganti la situazione è irrimediabilmente drammatica. Ci vuole coraggio e speranza: coraggio di mettersi in gioco, speranza di non essere già nel baratro, impossibilitati a tornare sui nostri passi. Nonostante il lato oscuro dell’umanità visto dagli Irrazionalisti, nonostante il disincanto weberiano che non possiamo trascurare, possiamo fare del nostro meglio. Per un compito così complicato è importante il messaggio lasciato da Norberto Bobbio e ribadito dall’autrice: riaprire il dialogo, rinnovare la sinergia delle potenzialità umane che si trovano in ogni credo, in ogni partito, in ogni ideologia. Tramite lo scambio di idee si può giungere all’armonia che è scomparsa totalmente, finché forse torni anche un po’ di ottimismo nei nostri microcosmi individuali.

(Immagine: G. Sutherland – Strada dell’ East End (Londra) bombardata – 1941)