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Luca-Agnani comune

di Gianni Lorenzetti

La spessa coltre di fumo che avvolgeva lo Scacco matto, circolo scacchistico maceratese solo nel nome, ormai chiuso da quasi quattro anni, accompagnò il mio primo sguardo su Luca Agnani, il casettaro. Lo Scacco matto, da molti considerato un malfamato locale al pari dei peggiori bar di Caracas, è stato per noi diciotto-ventenni una sorta di scuola di vita, un futuro d’arte imbottigliato sul fondo di una birra Moretti, da stappare più avanti, una tirata profonda di sigaretta, la psicologia dell’altro attraverso una partita di tressette. Luca aveva iniziato a lavorare in tipografia, mestiere antico, l’inchiostro del mondo a tracciare i pensieri degli altri. Poi l’ambiente probabilmente troppo stretto, la voglia di viaggiare, Barcellona nel cuore. Proprio in Spagna, cambiando birra in cerveza, Luca si è avvicinato al web design, alla grafica che poi ha trasformato la sua vita, il suo modo di vedere le cose, così di seguito sono arrivate le animazioni, i siti e l’architectural mapping. Palazzi che, grazie a proiezioni e animazioni, mutano, sbiadiscono e si riempiono di colori, sono liquefatti e in movimento. Insomma, nell’epoca moderna, con la sua frenesia, la sua voglia di progresso e di cambiamento, nulla è più statico, nemmeno i monumenti e gli edifici storici, questa è l’architectural mapping . Proprio Luca, il casettaro dello Scacco matto, con i suoi occhi chiari e bonari, i suoi capelli biondi, ha conquistato Mosca tre giorni fa quando, dando vita alla facciata del Museo di arte contemporanea della capitale russa, si è aggiudicato il terzo posto al Circle of light, il Festival internazionale delle luci. Allo Scacco matto eravamo tutti figli di Marì, magari qualcuno anche nipote. Marì era la titolare del circolo, esperta giocatrice di carte, confidente e proprietaria della lunga lista del segnami la birra che poi la pagherò. Sogni, speranze, chiacchiere e risate. Tra un bicchier di vino ed un caffè si sognava di cambiare il domani. Luca a Barcellona ha segnato una svolta, ha stappato quella bottiglia sul cui fondo era incagliato il suo futuro d’arte, l’ha sprigionato tracciando la sua strada maestra, la via di fuga dalle brutture del pianeta. Il terzo posto al Festival internazionale delle luci è solo l’apice di un percorso intrigante che il designer maceratese ha intrapreso ormai da tempo. Le colonne del Museo di arte contemporanea di Mosca che si muovono come gambe, che avanzano quasi minacciose a passo militare hanno alle spalle altri traguardi. Prima di Mosca Luca ha ridisegnato la facciata dell’arena Sferisterio e smontato quella del palazzo comunale di Macerata, poi il duomo di Catania, Sant’Agata, la Mole Vanvitelliana di Ancona in apertura del concerto di Yann Tiersen, oppure il Santuario di San Michele per la consegna della targa dell’Unescu. Inoltre molti anche i festival come l’Lpm di Roma, il Kernel Festival di Milano, il Dancity di Foligno, il Robot di Bologna, l’Acusmatiq di Ancona e il Barrakuda Festival in Croazia. Una carrellata di eventi e festival, di palazzi mutaforma, di luci e colori, di ombre e sogni, di immaginazione concretizzata su di una piazza. Luca è anche un esperto di animazioni, notevole è il suo lavoro sui quadri di Van Gogh, intitolato Van Gogh shadow, che riesce a dare vita alle tele dell’artista, facendone muovere i personaggi, i fili d’erba al vento, in un carosello di luci e ombre e di contrasti accompagnati da una base musicale. La musica è importante nelle opere di Luca, non a caso anche i palazzi dell’architectural mapping ballano a ritmo di musica, si muovono e si contorcono a tempo. Ora Luca, con la sua risata travolgente, il suo spirito vivace e il suo buttarsi a capofitto nelle cose, è a spasso per l’Italia e per l’Europa, facendo magie, resuscitando l’anima dei palazzi, strappando sorrisi agli adulti e illuminando i sogni dei bambini. Già, l’arte è tale proprio perché va inventata, e Luca lo fa quotidianamente, probabilmente lo faceva anche all’epoca dello Scacco matto, prima di imboccare i sentieri internazionali che l’hanno fatto diventare un casettaro nel mondo.

(Nella foto un momento dell’architectural mapping di Luca Agnani sul palazzo comunale di Macerata)