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di Nicoletta Corneli

Al Teatro Don Bosco di Macerata, il 10 ottobre si sono incontrati due artisti e due amici che dopo ben quattro anni di gestazione silente hanno finalmente dato vita al loro primo disco scritto a quattro mani e in due lingue, presentandolo in anteprima ad un pubblico attento ed emozionato tanto quanto loro.
Marco Parente, elemento di spicco della scena indie italiana, e Ryland Bouchard, cantautore folk americano, sono prima di tutto due anime gemelle da un punto di vista artistico, ed il loro rapporto d’amore professionale nasce casualmente dopo che il primo aveva assistito ad un concerto del secondo.
Da lì il colpo di fulmine ed i due artisti si incontrano per registrare dei pezzi insieme con una energia e una facilità di armonia fuori da ogni logica.
Correva l’anno 2009, e dopo quattro giorni di lavoro in sala registrazione, i pezzi vengono “congelati”.
A questo punto, come tutti gli uomini di giudizio sanno, i colpi di fulmine non reggono alla distanza, Ryland torna in patria, a Portland, mentre Marco rimane in Italia.
Ma una sinergia così speciale ed una sintonia così naturale non temono ostacoli di sorta, quindi, pur non parlando l’uno la lingua dell’altro si ritrovano dopo 4 anni a desiderare di rimetter mano ai pezzi scritti e registrati e a terminare il progetto di collaborazione che si avvale, per autofinanziarsi, della modalità musicraiser, raccogliendo contributi dagli utenti attraverso la piattaforma di crowdfounding.
Si rivedono e nell’arco di due settimane riaprono le tracce e scrivono altri due pezzi, come se si fossero lasciati il giorno prima, ma le grandi storie sono così, incredibili da immaginare e fuori da ogni previsione razionale.
Pierluigi Fontana, discografico di Parente mi informa che il disco dovrà uscire tra gennaio e febbraio del prossimo anno, mentre in primavera inizierà il tour in Europa.
Il concerto si apre con la presentazione di alcuni brani da solista di Bouchard, e alcuni di Parente tanto per dare l’idea alla platea degli elementi base che hanno generato questa fusione artistica, poi la reazione chimica esplode quando i due musicisti iniziano a suonare insieme.
Il primo pezzo dal titolo provvisorio, si tratta pur sempre di un work in progress, “Foresta di specchi”, rappresenta l’incontro tra i due muscisti, la cosa emozionante, è sin da subito vedere come la dicotomia linguistica viene superata dalla musica che fa da un ponte fra i due artisti.
Seguono pezzi melodici e sonorità fresche, grazie anche all’uso dello xilofono di Parente, ed il concerto sembra quasi un ritrovo tra amici, grazie all’atmosfera molto familiare ed intima che si è creata in modo molto naturale.
A fine concerto avvicino i due artisti per chiedere loro se la collaborazione appena realizzata segue dei temi o piuttosto se ci sono delle suggestioni, e Parente, che è il primo a rispondere, mi spiega che non ci sono temi precostituiti, poichè non è la parte testuale tanto la cosa importante quanto la musica.
“Quando scrivo mi lascio inspirare dalla musica di Ryland, che rappresenta qualcosa di puro, tanto che ho toccato spesso in questo album temi bucolici.Il lavoro è stato sul suono della parola che suggestionava il significato, ma non c’è stato un punto di partenza.”
Ryland aggiunge che Marco spiega le immagini con le parole e lui scrive la musica.
Alla domanda sul tipo di feedback che è stato raccolto dagli artisti in questa serata, Marco evidenzia come fossero entrambi emozionati e come essendo stata una suonata essenziale, questa esperienza ha permesso loro di ripercorrere le tappe iniziali della genesi del lavoro, mentre Ryland in due battute “good feedback, very happy” mi fa capire ch la serata gli ha trasmesso belle sensazioni.
In un mondo frenetico e dominato da logiche commerciali, la storia di queste due anime che, senza conoscersi e senza comunicare, danno vita, grazie ad una forte alchimia, ad un progetto “folle e anticonvenzionale” e’ la prova che esistono ancora artisti che seguono il loro cuore e non cedono alle logiche blockbusteristiche dello showbiz.

(Nella foto Marco Parente)