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di Camilla Domenella

Bisogna sempre tentare di farsi accettare?

Se lo chiedeva Morgan, nel 1994. E forse se lo chiede ancora. Il fatto, però, è che è stato il tempo a rispondergli: non serve tentare, ciò che conta è soltanto farsi accettare.
E Marco Castoldi, o meglio, Morgan, ci è riuscito. Si è fatto accettare, imponendosi sulla scena, più televisiva che strettamente musicale, come IL Personaggio, originale, innovativo, indispensabile e insostituibile.

Era il 1994 quando uscì il primo singolo Iodio, con i Bluvertigo, gruppo da lui fondato insieme al suo eterno collaboratore ed alter ego Andrea “Andy” Fumagalli. Quello degli anni ’90 era un Marco Castoldi già troppo concettuale per coinvolgere un pubblico che solo cinque anni dopo avrebbe osannato i Lùnapop.
Morgan inseguiva il successo, forte della sua conoscenza musicale, della sua competenza tecnica, della sua creatività cinica, irriverente, a tratti scandalosa. Uno che a dodici anni suonava già chitarra e pianoforte; che a quattordici aveva imparato da solo a suonare il basso elettrico, con posizioni capovolte perché mancino; che appare (appare, eh!) degno discendente di Depeche Mode, Duran Duran, David Bowie, non poteva accontentarsi di un terzo posto al Festival di Sanremo e di qualche apprezzamento della critica.
Ma, si sa, il peccato di tracotanza è sempre punito e la nemesi giunge inevitabile e puntuale. I Bluvertigo, e Morgan, cadono nel dimenticatoio. Della sua musica sembra non ricordarsi nessuno, neppure gli stessi componenti del gruppo, che intraprendono strade di sperimentazione individuale.

Morgan insiste. Scrive, compone, collabora. Si fidanza con Asia Argento.
Tra il 2003 e il 2007, fa uscire tre album da solista: Canzoni dell’appartamento, Non al denaro, non all’amore né al cielo, remake del disco omonimo di Fabrizio De Andrè, e Da A ad A. Intanto, instaura collaborazioni con Battiato, Bennato, Antonella Ruggiero, Patty Pravo.
Insomma, Morgan fa tutte quelle cose che fanno i musicisti bravi per riuscire, piano piano, ad affermarsi. Sebbene non tutti i musicisti bravi si fidanzino con Asia Argento.

Il successo vero, però, non gli arriva con la musica. Ma nel 2008 con X-Factor, talent show al quale partecipa in veste di giudice, al fianco di Mara Maionchi e Simona Ventura.
E da qui in poi, lo sapete, è cronaca. Chi ormai non conosce Morgan? Chi non ha perso almeno un quarto d’ora della sua vita a disquisire sulle ingerenze di Morgan, sulle parole di Morgan, sulle capacità di Morgan, o anche solo sui capelli e le giacche di Morgan?
Morgan è diventato Personaggio. Personaggio seguito, acclamato, adorato, amato. E non è, credete, che vi sia riuscito ritagliandosi uno spazio suo in mezzo a chissà quale concorrenza. Morgan è il personaggio che colma il vuoto di una televisione nulla e nullificante, di una musica italiana altrettanto deludente, di una società che ha bisogno di protagonisti per non sentirsi protagonista essa stessa. Abbiamo continuamente bisogno di distrarci per non agire, di assistere avidamente alle azioni altrui, di spostare l’attenzione nostra sul sensazionalismo provocato da altri. E Morgan ha recepito, più o meno consapevolmente (non è questo il punto), questo (dis)interesse sociale. Marco Castoldi non ha fatto altro che prendersi la libertà di accentuare se stesso, divenendo Morgan. Qui, invero, sta la sua eccellente bravura. E non c’è gossip che tenga, nè storie di droga, nè relazioni con 22enni, che possano confutare questa tesi. Morgan c’ha visto lungo. A noi non resta che andare a vederlo domani, a Macerata in piazza Vittorio Veneto alle 22,30, ospite dell’Overtime Festival.

(foto da: laprovinciadicomo.it)

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