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di Lucia Cattani

 

La fascinazione dell’immaginario di Hernàn Chavar torna a Macerata, che accoglie nuovamente una delle più notevoli personalità artistiche che sono fiorite dall’Accademia di Belle Arti della città, in cui il disegnatore si è diplomato con il massimo dei voti. La vita di Chavar è atipica, oscillante tra realtà diverse, da Buenos Aires, alle Marche, a Roma, fino a Berlino: questo cosmopolitismo senza dubbio gli permette di attingere da diverse culture, diverse tradizioni e gli dona un bagaglio immaginifico di incredibile estensione da cui attingere per i suoi lavori. È il folklore, a sue stesse parole, a dominare la sua produzione artistica, a delineare quelle  figure enigmatiche, in bilico tra misticismo ed esoterismo.

L’ultima esposizione, dal nome “Holy Land”, ha sancito l’inaugurazione della nuova sede della fumetteria “Exit”, in corso della Repubblica, lo scorso 27 settembre: per un mese sarà possibile ammirare una piccola ma significativa selezione delle opere più recenti, di diverso tono tra loro eppure accomunate dal tema del sacro da cui la mostra prende il nome. Si tratta di distici e trittici misteriosi, che oscillano tra vivacità e inquietudine, immobilità e metamorfosi, in cui molti, tra critici e curiosi, hanno pensato di trovare significati impliciti o un qualche criptica metafora, qualche recondita chiave di lettura che spiegasse le processioni di figure dai colori sgargianti e senza volto, quelle madonne sospese nel nulla, composte apparentemente da veli e spazi vuoti (una di esse addirittura è ritratta con un cane tenuto tra le braccia al posto del tradizionale Bambino), personaggi medievali senza testa o senza volto, chiese di stile occidentale o bizantino sospese nel nulla, quasi come in una citazione tarkovskijana. L’artista chiarisce, invece, che nella sua produzione pittorica è l’immagine, con l’impatto visivo e la suggestione che ne consegue, ad essere protagonista: allo stesso modo dei rettangoli presenti nelle opere di Francis Bacon che hanno il semplice compito di richiamare l’attenzione dello spettatore sul soggetto dell’opera d’arte, per Chavar è la dimensione atemporale, priva di contesto e composta dallo sfondo immacolato in cui le figure restano sospese a conferire centralità e solennità alla figura. Nei suoi lavori l’ultima parola è lasciata a ciascuno spettatore, donando un ampio campo di possibilità interpretative che variano da soggetto a soggetto e che tuttavia non possono trascurare il tripudio folklorico delle mille realtà che l’artista ha collezionato nelle sue infinite esperienze. Chavar riesce a trasportare nel mondo dell’onirico, tra mostri spaventosi e inquietanti presenze che producono attrazione ed insieme una sorta di soggezione come di fronte a qualche apparizione mistica.  Nelle linee limpide e fluide, nei vivaci contrasti dei colori, nel mistero delle immagini confluiscono infatti archetipi carichi di spiritualità e misticismo, spaziando dall’immaginifico medievale fino al mito, a suggestioni di maschere africane e processioni di fantasmi impalpabili che sembrano derivare dall’universo fantastico di Hayao Miyazaki (soprattutto sembrano affini a La città incantata).

L’Europa è permeata di culti religiosi antichissimi, di leggende di santi e di demoni: Chavar semplicemente mostra ciò che ancora sopravvive, dopo aver superato secoli e guerre. Le figure misteriose, impossibili eppure così sentitamente vicine e familiari sono l’interpretazione dell’artista di quegli archetipi indefinibili eppur costantemente presenti nel nostro sentire: la nostra terra è svelata nella sua intimità, ne vengono rivelati gli orribili mostri delle leggende e delle fiabe, così come le figure ricorrenti di demoni spaventosi e santi, emblema del miracolo che si compie, di una dimensione “altra” rispetto a quella sensibile. Hernàn Chavar ci dona le chiavi per accedere all’impossibile, ci pone di fronte ad una visione metamorfica e ogni volta diversa del reale, ci suggerisce di andare oltre, partendo dalla suggestione delle linee e dei colori che non è mai definibile oggettivamente ma che ha bisogno della lettura spirituale dello spettatore e della sua fantasia, così poco usata nel quotidiano. L’esposizione di Chavar è senza dubbio una grande occasione per guardare il reale da una diversa prospettiva, per capire che c’è un mondo infinito di misteri e segreti intorno a noi che a volte ha bisogno della mano di un artista per essere svelato, suggestionato da un caleidoscopio di colori frenetici o semplicemente da linee scure sul bianco della carta che a volte intrecciano incubi kafkiani, altre volte danno vita ad apparizioni miracolose.

 

(immagine: opera di Hernàn Chavar)

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