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21-Bruegel-Danza-di-contadini

di Simone Palucci

“Abitare i monumenti” ha detto Stefania Monteverde, assessore alla cultura del Comune di Macerata, lo scorso agosto parlando di Villa Ficana, borgo ottocentesco sito nel quartiere di Santa Croce a Macerata, con quarantotto abitazioni di terra cruda, esemplari rari, non a caso legate al vincolo per la tutela monumentale. Abitare nel senso di vivere, assaporare, annusare, ripristinarne e conservarne quotidianamente la memoria. Abitare come coltivare quello che fu un borgo rurale, abitare come indossare, aderire ad una realtà contadina, rielaborare in chiave moderna, mantenendo intatta l’anima del luogo. Il borgo colonico maceratese ha cominciato a seminare di nuovo, messi di cultura, chicchi di sapere, poesia, arti, tradizioni, ospitalità. Le case di terra prenderanno vita come Golem appassionati, nove di esse infatti ospiteranno una rete di quattro associazioni che a loro volta collaborano con altre diciassette. A Licenze poetiche, Les Friches, Gruca onlus e Arci, vincitrici di un concorso di idee, è stato affidato il compito di valorizzare il borgo usandolo, appunto abitandolo. Così nascerà una foresteria, la Biblioteca della poesia, si creeranno spazi polifunzionali, laboratori manuali e moltissime altre attività, alcuni eventi già hanno visto la luce nel borgo, come la tre giorni Ficana terra di mezzo, che ha trasformato il piccolo villaggio di hobbit saggi e culturali, in una fucina di appuntamenti che si sono intersecati, grazie all’Elettra di Sofocle per la regia di David Quintili, anche con il Festival dell’ospitalità ancora in corso. Insomma, una progettualità attiva, densa di risorse umane, con grandi idee, in uno spazio affascinante, col retrogusto storico anche se, forse, un po’ angusto. Non è di oggi infatti l’interminabile discussione sugli spazi, le richieste del mondo dell’associazionismo per ottenere una parte del conteso ex mattatoio che, a quanto pare, invece andrà all’Accademia di belle arti. Insomma, un po’ come, pur avendo una reggia, ospitare il futuro in uno sgabuzzino d’epoca ottocentesca, bello ma un po’ stretto. In ogni caso Villa Ficana sarà la casa, la terra ricca di nutrimento e minerali, intrisa di idee, sarà il capanno degli attrezzi, dove alloggiano l’aratro e la falce, sarà il contatto con tutto ciò che c’è di più antico al mondo, la terra e la voglia di sapere. Da borgo rurale che era, Villa Ficana, con i suoi agricoltori, quattro amici con i semi e un aratro in spalla, nel secolo breve subì un mutamento radicale. Sole che batte sui palazzi in costruzione, da campagna a città il passo è breve, fino ad arrivare ad oggi, ad un borgo sovrastato da palazzoni, cemento e asfalto. Proprio nel novecento Villa Ficana fu inglobata dalla città e abbandonata a se stessa. L’errore umano risiede sempre nella semplicità di sottovalutare il passato. Il pensiero comune era “è roba vecchia, ruderi, case fatiscenti prive di valore, non interessano a nessuno”. Il passo verso l’abbandono, lo spopolamento, tranne per chi, non potendo farne a meno, ci abitava. Far cadere a pezzi un monumento è un attimo, dal momento che i proprietari delle abitazioni non se ne interessavano, lasciavano andare in rovina le case di terra, mentre chi ci abitava, per rattoppare i segni del tempo, modificava con materiali di ogni genere l’anima delle case, contaminandone negativamente l’essenza, lo spirito di terra. La noncuranza, figlioccia oziosa dell’ignoranza, dilagava. Fino a quando tutto non è cambiato, è sopraggiunto il vincolo, ci si è accorti che in mano si aveva un patrimonio da salvare. E lo si è salvato. Si è anche deciso cosa farne, affidarlo ad alcune associazioni per tre anni, per poi indire un nuovo concorso di idee e stimolare nuovamente la materia grigia della città. E dire “della città” non è un’esagerazione, perché nel momento che le case di terra sono state affidate a quattro associazioni in rete con altre diciassette, significa che lo spazio di Villa Ficana sarà usato da un totale di ventuno associazioni, una quantità tale di gente da far pensare che se non tutta, una buona parte di Macerata userà il borgo come scenografia della cultura. Sì, esatto, la cultura, perché non solo organi istituzionali quali l’Accademia di belle arti e l’Università producono cultura, bensì anche le associazioni, e lo fanno con la fantasia, con le idee, creando connessioni. Le Università saranno anche autostrade di sapere, ma le associazioni battono crocicchi e svincoli, strade minori, creando quella rete di viabilità del pensiero che arriva capillarmente ovunque, anche nei sentieri e le stradine di Villa Ficana, in quella campagna culturale ripristinata, dove i nuovi contadini hanno già iniziato a gettare i semi del futuro.

(Nella foto Danza di contadini di Pieter Bruegel)