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rosetta

di Simone Palucci

“Il teatro ti abitua a trovare la mediazione più giusta per relazionarti, ogni volta, con qualcuno di diverso”. Rosetta Martellini è infatti sempre se stessa, cioè sempre diversa, in lei si possono scorgere gli occhi seri di Joyce Lussu, la passione amorosa di Sibilla Aleramo, oppure lo scrutare intenso di Paolina Leopardi, il respiro di Dolores Prato, oppure l’odore di paura dei condannati a morte, nei campi di sterminio. E molto altro, persone e personaggi che affiorano, raccontano, incantano in una nuova vita legata ad un palcoscenico. Conoscere e far conoscere, mordere la vita parlando al futuro con racconti del passato. Sono abiti ed anime, che da attrice navigata Rosetta Martellini indossa scoprendone i piaceri, subendone i dolori. Ma non solo attrice, anche spacciatrice di cultura, dispensatrice di opportunità, nodo nevralgico spugnoso pronto a ricevere proposte dal territorio che si trasforma in laboratorio, non a caso, infatti, dallo scorso gennaio è stata nominata Presidente dei Teatri di Civitanova.

Lei ha avuto molti maestri teatrali, molti padri che l’hanno aiutata a tracciare la sua rotta artistica, tra questi spiccano i nomi di Giampiero Solari e Giles Smith del Royal National Theatre. Quale è stato il loro contributo?

“Sono stati grandi maestri, Giampiero Solari era il direttore dello Stabile delle Marche e decise di investire in una giovane compagnia marchigiana. In pratica noi venivamo pagati per fare dei laboratori, ad esempio con Valerio Binaschi. La grandezza di Solari è data dal fatto che ti chiede cento, ma ti dona cinquecento, non molla mai, pretende molto, ma poi è altrettanto generoso. Con Giles è stato fantastico, un tuffo in un’altra cultura, ad esempio abbiamo fatto Harold Pinter, e la cosa affascinante è che, nonostante recitassimo in italiano, ti faceva cogliere il senso e il ritmo originario di quel testo, si riusciva a percepire il senso delle parole, la loro origine, la radice, e questo è impagabile. Il bello sta nel fatto che il teatro ogni volta apre una porta, scopri un mondo diverso che rimane in te. Di esperienze con registi importanti ne ho avute molte, poi è ovvio che ci sono anche quelle andate non proprio bene, ad esempio quella con Cherif. Lui è un tipo decisamente particolare, un regista che aveva diverse pretese, andava in escandescenze, ti chiudeva in teatro. Però capita, come ho già detto il teatro ti abitua a trovare la mediazione più giusta per relazionarti, ogni volta, con qualcuno di diverso”.

In Sono stata amore indossa gli abiti di Sibilla Aleramo, in Capelli al vento quelli di Joyce Lussu, in Raccontare la vita interpreta Dolores Prato, infine in Tuttaditutti fa emergere la figura di Paolina Leopardi. Quanto l’arte è femminile?

“A parte il fatto che nella lingua italiana la parola arte è femminile, direi non molto di più, nel senso che l’arte è superiore al genere. Poi è ovvio che, essendo una donna,solitamente interpreto ruoli femminili, però devo dire che il mio rapporto con queste persone, non personaggi perché sono state persone in carne ed ossa, sta nello scoprire, della loro vita, ciò che poi è scaturito in arte, che ha generato arte. E’ u po’ come se in ognuno di noi fosse presente qualcosa che, prima o poi, possa diventare arte, ovviamente intesa come comunicazione. La mia vicinanza verso i personaggi femminili iniziò, oltre che per il fatto che sono donna, per curiosità, infatti nel 1995-’96, amando molto Giacomo Leopardi, mi chiesi se in qualche modo poteva esistere un Leopardi al femminile, ed esisteva, era Paolina, che fu anche un grande punto di riferimento per il fratello, oltre che essere una bravissima traduttrice. Solo che all’epoca le donne che facevano arte non erano viste di buon grado, venivano soffocate in tal senso”.

L’estate civitanovese ha lasciato un po’ il segno, questo grande fermento proseguirà?

“Sono contenta si sia colto il segno del grande fermento civitanovese, a tutti gli effetti era il nostro obiettivo. Purtroppo inizialmente si è parlato molto del Futura festival che sostituiva Popsophia, con le iniziative siamo riusciti a superare questo ostacolo, anche i giornali non si sono più soffermati a parlare di questo. Fondamentalmente noi da marzo-aprile abbiamo lavorato per allungare la programmazione iniziando da maggio con Cecchetti in jazz, facendo ritornare il jazz a Civitanova, quando ormai non si faceva dagli anni ottanta. Il fattore Popsophia sembrava il punto fermo, invece alla fine è passata la nostra linea, l’idea del fermento, tante offerte, dal jazz, al rock, al teatro dei ragazzi, il Futura festival, il Rive festival, letture della Commedia di Dante, il ventennale di Civitanova danza che con il suo campus, tra l’altro, ha contato 255 iscrizioni da tutta Italia e addirittura dall’estero, fino ad arrivare agli ultimi appuntamenti con Erri De Luca e GianMaria Testa ed ora parte del Festival dell’ospitalità”.

Quindi si può parlare di Civitanova come fucina di cultura?

“Sicuramente, anche perché tutto quello che è stato fatto, e quello che si andrà a fare, è stato in gran parte deciso e condiviso con la città attraverso le scuole, le associazioni e gli artisti locali. La città è un cantiere aperto, ora ci si mette al lavoro per il prossimo anno. E’ vero che noi, quest’anno siamo arrivati un po’ in ritardo, ma c’è stato il coinvolgimento di tutte queste realtà, dagli artisti e dalle associazioni sono giunte proposte poi realizzate, ad esempio Giulio Vesprini, un artista, ha realizzato tre murales, ognuno con un altro artista, oppure si è venuto a costituire il collettivo Biz, un insieme di artisti teatrali e musicali che hanno poi realizzato uno spettacolo. Poi ci sono i luoghi da valorizzare, ad esempio il Biz ha lavorato nella Pescheria vecchia, un luogo forse un po’ piccolo, ma affascinante, mentre attraverso teatro dei ragazzi abbiamo scoperto, a Fontespina, un anfiteatro in un giardino pubblico, costruito 15 anni fa e mai usato, che quest’anno per la prima volta ha ospitato una rappresentazione. E il luogo ce l’hanno indicato i ragazzi e i genitori, dicendoci che esisteva, che nessuno ne aveva fatto mai nulla”.

Insomma, cultura a tutto tondo, linfa per luoghi e persone.

“Certo, Civitanova sta facendo davvero un investimento importante a livello culturale, andando a diversificare, ad articolare, senza concentrarsi su una cosa sola. Devo ammettere che abbiamo avuto molte critiche per le difficoltà del momento, sociali, lavorative, e quindi secondo alcuni i primi tagli devono essere quelli alla cultura, ma abbiamo deciso di agire in contrapposizione a questo, perché la cultura non è il problema, ma la soluzione, crei lavoro, formazione, educazione e ricaduta economica. Basta pensare al campus di Civitanova danza, i 255 iscritti hanno portato sei o settecento persone tra parenti e amici, che per una settimana hanno dormito in alberghi, mangiato in ristoranti, frequentato bar, insomma, una ricaduta economica notevole sul territorio, e questo effetto viene dato da tutte le iniziative in cartellone”.

Andrea Mei ormai cura stabilmente le musiche dei suoi spettacoli, come è nata questa collaborazione?

“Sì, ormai con Andrea siamo in completa sinergia. Tutto in realtà avvenne per caso, perché quando uscì dalla Gang lavorò con Paolo Rossi e con Giampiero Solari, e fu proprio Solari a farci incontrare. Lo spettacolo su Joyce Lussu fu la prima occasione di lavoro insieme, poi non ci siamo più fermati”.

(Nella foto Rosetta Martellini nei panni di Sibilla Aleramo in Sono stata amore)

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